La Camera ha chiuso ieri una delle giornate parlamentari più tese della pausa estiva con un doppio voto destinato ad avere conseguenze sia sul piano politico sia su quello economico. Da una parte il via libera della maggioranza alla risoluzione che autorizza il Governo ad avviare la procedura europea per l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, dall’altra il no dell’Aula alla richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat dell’ex Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro con lʼimprenditoreromano Mauro Caroccia, in passato condannato in primo grado nellʼambito di unʼinchiesta antimafia sul clan camorristico Senese.
Due votazioni diverse per contenuti, ma accomunate da uno scontro acceso tra maggioranza e opposizioni che ha trasformato Montecitorio nel terreno di un confronto politico senza esclusione di colpi. Sul fronte economico il Governo ha incassato il sostegno della Camera alla richiesta di attivare la National Escape Clause prevista dall’Unione europea. La risoluzione della maggioranza è passata con 181 voti favorevoli, 126 contrari e 12 astensioni, consentendo all’Esecutivo di proseguire il percorso che porterà, dopo il via libera del Consiglio europeo, alla richiesta di uno scostamento di bilancio destinato a finanziare interventi per la sicurezza energetica e la difesa.

Nel corso delle comunicazioni il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha rivendicato la scelta italiana di estendere il concetto di sicurezza oltre il solo ambito militare: “L’Italia chiede il massimo per l’energia e lo 0,9% per la difesa”, ha spiegato, precisando che il piano prevede un incremento della spesa pari allo 0,6% del Pil per rafforzare il sistema energetico e garantire l’approvvigionamento nazionale e allo 0,9% del Pil per gli investimenti nel comparto della difesa. Una scelta che, secondo il titolare del Mef, nasce dal mutato scenario internazionale e dagli effetti economici provocati dai conflitti in corso. L’Italia, ha ricordato, è inoltre il primo Paese ad aver chiesto che tra le spese ammesse alla clausola rientrino anche quelle per la sicurezza energetica, considerata ormai parte integrante della sicurezza nazionale.
SAFE
La risoluzione approvata ha impegnato il Governo anche a valutare il ricorso agli strumenti finanziari europei del programma SAFE, privilegiando comunque investimenti in tecnologie destinate alla difesa e alla sicurezza nazionale. Lo scostamento di bilancio, ha precisato Giorgetti, tornerà comunque davanti al Parlamento tra settembre e ottobre dopo il definitivo passaggio nelle istituzioni europee e dovrà garantire la sostenibilità della finanza pubblica nel medio periodo. L’esito del voto ha avuto immediate ripercussioni anche sugli equilibri politici.

La risoluzione unitaria presentata da Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra non è arrivata al voto perché preclusa dall’approvazione del documento della maggioranza. Respinte anche le proposte di Azione, Italia viva, Più Europa e Futuro nazionale, tutte bocciate dopo il parere negativo espresso dal Governo. Nel Partito democratico sono emerse inoltre differenze di posizione: l’area riformista si è astenuta sulla proposta di Azione e ha sostenuto alcuni passaggi contenuti nelle risoluzioni di Italia Viva e Più Europa, prendendo le distanze dalla linea indicata dalla segreteria.
Caso Delmastro
Se il voto sulla clausola di salvaguardia ha acceso il confronto sulla politica economica, quello sul caso Delmastro ha fatto esplodere lo scontro istituzionale. Con 206 voti favorevoli e 133 contrari, l’Aula ha approvato la relazione della Giunta per le Autorizzazioni che ha negato alla Procura di Roma il sequestro delle conversazioni tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia. La votazione, richiesta a scrutinio segreto da Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, ha confermato la linea della maggioranza, ma ha innescato proteste dentro e fuori l’emiciclo.
Le opposizioni hanno trasformato l’Aula nel teatro della contestazione. I deputati di Avs si sono bendati gli occhi durante l’intervento di Elisabetta Piccolotti per denunciare quello che hanno definito un rifiuto della trasparenza, mentre i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno alzato i cellulari rilanciando la campagna ‘Fuori le chat’. Le proteste hanno coinvolto anche Palazzo Madama, dove la seduta è stata sospesa per alcuni minuti.

Nel dibattito sono intervenuti anche i leader delle principali forze politiche. Elly Schlein ha accusato la maggioranza di impedire alla magistratura di svolgere il proprio lavoro e di applicare “due pesi e due misure” sul terreno della legalità. Giuseppe Conte ha contestato il voto dell’Aula, ma durante l’intervento ha richiamato erroneamente l’articolo 78 della Costituzione anziché il 68, offrendo al capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami l’occasione per un duro contrattacco politico, culminato in un attacco personale all’ex Presidente del Consiglio e nella richiesta di rendere pubbliche altre conversazioni relative alle vicende delle mascherine.





