L’ultimo saluto a Emma Bonino ha avuto il volto delle istituzioni, ma soprattutto quello delle persone che per due giorni hanno attraversato il Campidoglio per renderle omaggio. Donne, giovani, amici, compagni di partito e semplici cittadini hanno accompagnato ieri i funerali di Stato in forma laica della leader radicale, morta l’11 settembre a Roma. Nella sala della Protomoteca c’erano il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Premier Giorgia Meloni e le più alte cariche dello Stato. Fuori, un maxi schermo ha consentito di seguire la cerimonia anche dalla piazza. Sui libri delle condoglianze è tornato più volte un messaggio semplice: “Grazie Emma”. La bara, avvolta nella bandiera europea, ha raccontato una parte essenziale della storia politica di Bonino. Davanti al feretro hanno preso la parola Carla Taibi, sua storica assistente, Filomena Gallo dell’Associazione Luca Coscioni, Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova, Romano Prodi ed Enrico Letta.
Taibi ha scelto il ricordo personale: “Emma è stata ispirazione per molte ragazze, io ero una di quelle, è stata maestra, a modo suo amica, ma soprattutto un esempio”. Poi il carattere: tenace, testarda, esigente con gli altri perché lo era prima di tutto con sé stessa.
Nel suo intervento hanno trovato spazio le battaglie che hanno attraversato la vita di Bonino: la libertà delle donne, i diritti umani, la lotta alla fame, i matrimoni forzati, i migranti, lo Stato di diritto, la democrazia e la libertà di scelta fino alla fine della vita. Su tutte, Taibi ha indicato quella per gli Stati Uniti d’Europa: “Emma ha vinto perché oggi nessuno può dire che non abbia cambiato l’Italia e il mondo”.
“Gli Stati Uniti d’Europa erano il suo obiettivo”
Anche Riccardo Magi ha riportato al centro l’Europa. Per Bonino gli Stati Uniti d’Europa rappresentavano “il nostro destino comune da costruire, l’obiettivo politico prioritario e più urgente”. Il Segretario di +Europa ha ricordato una donna poco incline alla retorica, capace di contestare le istituzioni e persino di disobbedire alle leggi che considerava ingiuste, ma con uno scopo preciso: cambiarle per estendere diritti e libertà. Romano Prodi ha parlato della “tenacia nella difesa dei diritti” e della tutela dei più deboli come “stella polare”. Ha ricordato anche il legame che Bonino vedeva tra il destino italiano e quello europeo e la sua preoccupazione per un progetto comunitario frenato dai nazionalismi.
“Voleva provocare il cambiamento”
Enrico Letta ha restituito un altro tratto della sua esperienza politica: “Emma non voleva essere un’anima bella, voleva essere un’anima che provocava il cambiamento”. Per l’ex Premier, Bonino sapeva stare dentro le istituzioni senza restarne prigioniera e cercava di trasformare le battaglie ideali in risultati concreti. Nel suo saluto ha ricordato anche la posizione assunta sull’Ucraina e la difesa di Kiev di fronte all’aggressione russa. Benedetto Della Vedova ha ripercorso invece alcuni passaggi della militanza radicale: l’arresto per aborto, il bavaglio in televisione con Marco Pannella, gli scioperi della fame, le campagne referendarie e gli anni da Commissaria europea. Una politica, ha sottolineato, vissuta senza paura dello scontro o dell’impopolarità.
La battaglia per la Corte penale internazionale
Filomena Gallo ha infine richiamato l’impegno di Bonino per la democrazia liberale, il federalismo europeo e la Corte penale internazionale, alla cui nascita contribuì. Il suo statuto fu celebrato proprio in Campidoglio 28 anni fa: “La Corte va difesa, Emma quella Corte l’ha voluta e vi ha dedicato anni di attività”, ha detto Gallo. Un’ultima battaglia evocata nello stesso luogo scelto per dirle addio.





