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Legge elettorale, la fiducia al centro delle nuove tensioni

Il Governo blinda i primi tre articoli, le opposizioni denunciano uno “schiaffo al Parlamento”. Malan apre all’election day di maggio, Meloni sul caso Ericsson: ritirati i 131 licenziamenti
martedì, 6 Ottobre 2026
2 minuti di lettura

La legge elettorale entra nella fase più delicata e il Governo ha scelto di blindarla. La fiducia verrà posta sui primi tre articoli, con le votazioni distribuite tra oggi e domani. Poi, giovedì, arriverà il passaggio finale, quello che potrebbe rivelarsi più insidioso per la maggioranza: le opposizioni hanno chiesto lo scrutinio segreto.

Chiaramente, e non potrebbe essere altrimenti, la decisione dell’esecutivo di porre la fiducia ha riacceso lo scontro alla Camera. Federico Fornaro, del Partito democratico, ha parlato di «un grave schiaffo al Parlamento» e ha ricordato che in Aula sono stati presentati appena 53 emendamenti. Per il Deputato dem non ci sarebbero né un’urgenza procedurale né un ostruzionismo tale da giustificare la fiducia. La sua lettura è un’altra: il Governo teme la propria maggioranza e soprattutto il voto segreto.

Anche Roberto Speranza ha scelto toni duri. Ha definito la fiducia «gravissima, intollerabile» e ha riportato il confronto al precedente dell’Italicum. Nel 2015, quando guidava il gruppo del Pd alla Camera, lasciò l’incarico dopo la scelta del Governo Renzi di porre la fiducia sulla legge elettorale e non votò il provvedimento. Per Speranza il principio non cambia: le regole del voto appartengono al Parlamento e non dovrebbero diventare materia su cui il Governo misura la propria sopravvivenza politica.

La maggioranza, invece, difende l’impianto della riforma. Roberto Rosso, Vice capogruppo vicario di Forza Italia al Senato, ha detto che il nuovo sistema restituirà agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti e garantirà maggiore stabilità. Il punto politico, nelle sue parole, è uno: fare in modo che «la sera del voto sia già chiaro chi ha vinto le elezioni».

Malan e l’ipotesi maggio

Sul fondo resta la questione della data del voto. Ed è qui che ieri Lucio Malan, Presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, ha introdotto un elemento destinato a pesare nel dibattito. A ‘Un giorno da pecora’, su Rai Radio1, è partito dalla scadenza naturale della legislatura: settembre resta una possibilità. Ma subito ha messo sul tavolo due obiezioni, i tempi ridotti per la campagna elettorale e la legge di Bilancio, troppo delicata per essere schiacciata a ridosso delle urne. Da qui l’ipotesi: «Potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio e potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali».

Poco più tardi, al Tg3, è arrivata però sempre da Malan la correzione di rotta: per Fratelli d’Italia la legislatura «va fino in fondo», fino all’autunno del 2027, «ferme restando le prerogative del Capo dello Stato». L’apertura resta dunque sul tavolo, ma dentro un perimetro istituzionale che Malan ha tenuto a ribadire.

Ericsson, stop ai 131 licenziamenti

Nel frattempo Palazzo Chigi ha incassato un risultato sul fronte industriale. Ericsson ha ritirato la procedura di licenziamento collettivo che riguardava 131 lavoratrici e lavoratori della sede di Genova. Secondo fonti della Presidenza del Consiglio la decisione è arrivata dopo un’interlocuzione diretta di Giorgia Meloni con i vertici dell’azienda e, in particolare, dopo una telefonata all’Amministratore delegato Andrea Missori.

La vertenza era nata all’interno di un piano di riorganizzazione aziendale e aveva acceso l’allarme per le ricadute occupazionali e per il futuro del presidio tecnologico e di ricerca genovese. Ora si apre una nuova fase di confronto sulle prospettive industriali del gruppo in Italia.

Il Governo ha fatto sapere che continuerà a seguire il dossier, con l’obiettivo di tutelare l’occupazione qualificata e il patrimonio tecnologico presente sul territorio.

La voce di Meloni diventa un marchio

Fuori dal Parlamento Meloni si è mossa anche su un terreno del tutto diverso. Il Presidente del Consiglio, come anticipato dal quotidiano ‘La Repubblica’, ha depositato presso l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale una domanda di registrazione del proprio timbro vocale. L’obiettivo è proteggere la voce da possibili contraffazioni realizzate con strumenti di Intelligenza Artificiale. L’audio depositato dura pochi secondi. La frase è essenziale, ripetuta due volte: «Io sono Giorgia Meloni».

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