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Marcinelle, Mattarella: “Sicurezza e diritti, l’Europa protegga chi lavora”

Settant’anni dopo il Bois du Cazier il Presidente richiama anche una gestione umana dei flussi. Scontro sulle spalle voltate a La Russa: accuse alla Cgil, poi la FGTB belga ammette il gesto
domenica, 9 Agosto 2026
4 minuti di lettura

Era l’8 agosto 1956 quando il Bois du Cazier diventò il simbolo più doloroso dell’emigrazione italiana del dopoguerra. Nel pozzo numero uno della miniera morirono 262 persone di dodici nazionalità, 136 erano italiane. Uomini partiti per il Belgio in una stagione nella quale la manodopera del nostro Paese alimentava le miniere di carbone. Ieri, settant’anni dopo quella tragedia, Sergio Mattarella ha richiamato Italia ed Europa alla responsabilità di proteggere chi lavora e di affrontare le migrazioni nel rispetto delle persone.

Il Presidente della Repubblica ha legato quella pagina dell’emigrazione nazionale alle questioni ancora aperte della sicurezza, dello sfruttamento e della dignità dei migranti. La commemorazione si è però trasformata anche in un caso politico per le spalle voltate durante l’intervento del Presidente del Senato Ignazio La Russa: Fratelli d’Italia ha accusato la Cgil, Maurizio Landini ha parlato di “una bugia pura”, poi il sindacato belga FGTB Charleroi & Sud-Hainaut ha rivendicato la protesta: “Siamo stati noi”.

Identità collettiva del Paese

Mattarella ha ricordato chi settant’anni fa lasciò l’Italia per cercare un futuro altrove. “Le vittime di Marcinelle sono parte dell’identità collettiva del nostro Paese”, ha detto il Capo dello Stato, che ha attribuito a quel sacrificio un significato capace di oltrepassare i confini nazionali e di entrare nella storia dell’integrazione europea.

La Commissione, su iniziativa del Parlamento europeo e degli Stati membri, ha infatti proposto l’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro. Il Presidente della Repubblica ha quindi riportato quella memoria all’attualità. Ha indicato nella sicurezza un cardine della Costituzione e un principio fondante dell’Europa, insieme alla protezione dei lavoratori e al contrasto di ogni forma di sfruttamento. Poi ha rivolto lo sguardo alle migrazioni contemporanee: occorre agire, ha affermato, perché simili sciagure non si ripetano e perché “la gestione dei flussi migratori obbedisca a criteri di rispetto della dignità delle persone”.

Mattarella ha infine espresso il cordoglio della Repubblica alle famiglie delle 262 vittime e a quelle di tutti coloro che hanno perso la vita sul lavoro.
Anche Giorgia Meloni ha ricordato i 136 italiani emigrati in Belgio “in cerca di un futuro migliore” e morti nel buio della miniera. Il Presidente del Consiglio ha descritto Marcinelle come una vicenda appartenente alla memoria collettiva e come il simbolo del contributo offerto da decine di milioni di connazionali allo sviluppo di altre nazioni. Ha richiamato una storia costruita su “lavoro, sacrificio, rispetto delle regole, integrazione e dignità” e ha citato Mirko Tremaglia, che da Ministro per gli Italiani nel mondo propose l’istituzione della Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.

Tra dignità e sicurezza

Meloni ha insistito soprattutto sulla sicurezza. Il lavoro, ha detto, “deve sempre essere sinonimo di dignità, diritti e sicurezza” e in Europa non può esserci spazio per chi sfrutta le persone o calpesta le garanzie dei lavoratori. Il riconoscimento dell’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro, ha aggiunto, rafforza un impegno che parte dalla storia italiana e assume una dimensione comunitaria.

Elly Schlein ha riportato l’attenzione sulle condizioni nelle quali gli italiani emigravano nel dopoguerra. La Segretaria del Pd ha ricordato che allora lo scambio era “carbone in cambio di forza lavoro”, ma ha aggiunto che “le loro vite valevano molto di più di quel carbone”. Per Schlein, Marcinelle racconta il sacrificio di milioni di persone partite in cerca di un’occupazione e diventate parte della costruzione dell’Europa. Da quella storia, ha sostenuto, deriva una responsabilità precisa delle istituzioni: assicurare sicurezza, diritti e dignità. La leader dem ha quindi citato i tre morti al giorno sul lavoro registrati nel 2025 e ha avvertito che “molto resta ancora da fare”.

Il caso delle spalle voltate

È sulla cerimonia al Bois du Cazier che si è aperto lo scontro politico. Durante l’intervento di La Russa, impegnato nella lettura del messaggio di Mattarella, alcuni partecipanti hanno voltato le spalle. Un gesto ripetuto durante le parole della Vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna e attribuito inizialmente da esponenti di Fratelli d’Italia alla delegazione della Cgil. Carlo Fidanza, Capodelegazione di FdI al Parlamento europeo, ha accusato il sindacato italiano e ha chiesto alla Sinistra di dissociarsi.

La vicenda ha rapidamente innescato le reazioni del Centrodestra. Meloni ha definito quanto accaduto “un gesto grave e vergognoso” e ha accusato i rappresentanti della Cgil di avere trasformato una contestazione politica in “un gesto di disprezzo verso le Istituzioni dello Stato” proprio mentre l’Italia rendeva omaggio ai 262 morti. “Marcinelle non è il luogo per le divisioni politiche. È il luogo della memoria, del rispetto e della dignità del lavoro”, ha scritto il Premier. Una presa di posizione arrivata prima della replica di Landini, quando la responsabilità della protesta veniva ancora attribuita alla Cgil.

La smentita di Landini

Il Segretario generale della Cgil ha respinto le accuse e ha attaccato direttamente Fidanza. “Se un certo signor Fidanza, per far sapere che esiste, deve parlare male della Cgil, credo che abbia preso un colpo di sole”, ha replicato Landini, definendo la ricostruzione “una bugia pura”. Il leader sindacale ha negato che la Cgil avesse compiuto quel gesto e ha rivendicato il rispetto nei confronti del Capo dello Stato: “La Cgil, se non lo sa glielo dico, non si gira mai dall’altra parte in nessun momento, tantomeno nel rispetto del nostro Presidente della Repubblica”. Prima della sua smentita erano già intervenuti numerosi esponenti del Centrodestra.

Il Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon aveva chiesto “come minimo delle scuse”, mentre Nicola Procaccini aveva chiamato direttamente in causa Landini affinché chiarisse se fosse al corrente dell’iniziativa. Lucio Malan aveva parlato di un gesto di ostilità politica, Maurizio Gasparri lo aveva definito “inimmaginabile e davvero irresponsabile”, Galeazzo Bignami aveva contestato la mancata presentazione di scuse e Ruggero Razza aveva sostenuto che la protesta avesse offeso prima di tutto le famiglie delle vittime.

La FGTB rivendica la protesta

A chiarire la provenienza dell’iniziativa è stato successivamente il sindacato belga FGTB Charleroi & Sud-Hainaut, presente al Bois duCazier insieme alla delegazione della Cgil. Con un post su Facebookl’organizzazione ha rivendicato direttamente la scelta di voltare le spalle a La Russa e ne ha spiegato le motivazioni. “70 anni dopo la catastrofe dei Bois du Cazier, non dimentichiamo”, ha scritto la FGTB, che ha ricordato la presenza alla cerimonia insieme ai “compagni Cgil” e ha legato l’anniversario alle battaglie ancora aperte per la sicurezza e la salute sul lavoro, la dignità dei lavoratori e una politica migratoria definita “umana”.

Il sindacato belga ha quindi concentrato le critiche sul Presidente delSenato. Ha ricordato il ruolo di La Russa come cofondatore di Fratelli d’Italia e gli ha contestato dichiarazioni ritenute indulgenti nei confronti dell’eredità del fascismo di Mussolini. La sua presenza, secondo la FGTB, ha provocato indignazione a Charleroi, descritta dall’organizzazione come una città operaia e antifascista.

Da qui la decisione di protestare. “Abbiamo scelto di voltarci le spalle”, ha affermato la FGTB, che ha rivendicato esplicitamente il gesto compiuto durante la cerimonia. “70 anni dopo, la lotta per la sicurezza sul lavoro e l’antifascismo rimane più che mai rilevante”, ha concluso il sindacato.

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