L’ultimatum è partito da Madrid, la risposta è arrivata da Roma nel giro di poche ore. Il Governo spagnolo ha chiesto all’Italia di revocare entro domani i controlli introdotti alle frontiere nei confronti dei cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna, avvertendo che, in caso contrario, scatteranno “misure proporzionate”. Palazzo Chigi ha respinto la richiesta, ha escluso qualsiasi passo indietro e ha confermato che il provvedimento resterà in vigore almeno fino al 15 agosto, data nella quale le autorità spagnole prevedono un nuovo tentativo di ingresso di migranti nell’enclave di Ceuta.
La risposta di Palazzo Chigi
Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo ʼEl Paísʼ il Governo di Pedro Sánchez considera la decisione italiana “ingiusta”, contraria agli interessi dell’Unione europea e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola. Madrid ha quindi chiesto a Roma di eliminare i controlli entro domani, lasciando intendere che, in assenza di una revoca, adotterà contromisure.
L’esecutivo italiano ha replicato con una nota dai toni netti: “L’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale ed il controllo delle frontiere”, si è letto nel comunicato diffuso ieri da Palazzo Chigi. Il Governo ha ribadito che non intende modificare la decisione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen per i cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna almeno fino al 15 agosto e comunque finché non saranno esclusi rischi per la sicurezza e per il territorio italiano. Palazzo Chigi ha inoltre precisato che i cittadini spagnoli ed europei non sono interessati dal ripristino dei controlli ai confini aerei e marittimi e ha confermato la disponibilità a proseguire il confronto con Madrid quando verranno meno le condizioni che hanno portato all’adozione della misura.
Il nodo Schengen
Al centro della vicenda c’è il trattato di Schengen, l’accordo entrato in vigore nel 1995 che ha eliminato i controlli sistematici alle frontiere interne tra la maggior parte degli Stati europei, garantendo la libera circolazione delle persone. Lo stesso trattato prevede tuttavia la possibilità di ripristinare temporaneamente i controlli quando uno Stato ritiene che esistano gravi minacce all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale. Roma ha motivato la decisione con la crisi migratoria scoppiata a Ceuta e con il timore che nuovi flussi possano raggiungere il territorio italiano.
Piantedosi difende la linea del Governo
Sul fronte politico il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rivendicato l’azione dell’esecutivo. Intervenendo a Sorrento il titolare del Viminale ha sostenuto che la stabilità del Governo ha consentito di pianificare una strategia condivisa con i Paesi di origine e di transito dei migranti. Piantedosi ha ricordato che gli arrivi irregolari sono passati, secondo i dati forniti dal ministero, da 150mila nel primo anno del Governo Meloni a 16mila nel 2026 grazie agli accordi raggiunti con una ventina di Stati. Il Ministro ha inoltre richiamato il piano di rafforzamento delle Forze dell’Ordine, con oltre 46mila assunzioni effettuate in quasi quattro anni e altre 22 mila previste entro il 2027.
Le critiche delle opposizioni
Le opposizioni hanno attaccato la scelta dell’esecutivo. Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, ha definito il blocco di Schengen una decisione “estemporanea” e ha aggiunto che nessuno dei migranti arrivati a Ceuta è destinato a raggiungere l’Italia e ha accusato il Governo di utilizzare la vicenda per finalità di propaganda. Riccardo Magi, Segretario di Più Europa, ha parlato di un “boomerang” politico ed economico nei rapporti con Madrid e ha colto lʼoccasione per ricordare l’esposto presentato alla Commissione europea. Anche il Senatore di Italia vva Ivan Scalfarotto ha criticato l’escalation diplomatica: per lui la pressione migratoria su Ceuta dovrebbe essere affrontata attraverso strumenti comuni dell’Unione europea e con il coinvolgimento di Frontex, evitando uno scontro tra due Paesi alleati.
La maggioranza rilancia
Di segno opposto gli interventi della maggioranza. Simonetta Matone, Deputata della Lega, ha giudicato legittima la decisione italiana e ha collegato la richiesta spagnola al rischio di un nuovo assalto all’enclave marocchina. Maurizio Gasparri, Presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato, ha richiamato le notizie relative a possibili infiltrazioni jihadiste tra i migranti presenti a Ceuta e ha espresso apprezzamento per l’attività delle forze di polizia italiane. Anche Fratelli d’Italia ha difeso la linea del Governo: la Deputata Cristina Almici ha invitato Madrid a spiegare come sia stato possibile arrivare al collasso di Ceuta prima di contestare le misure adottate dall’Italia, ricordando che nell’enclave restano migliaia di migranti e oltre 1.300 minori presi in carico dal sistema di accoglienza spagnolo.
Le iniziative parlamentari
La vicenda è approdata anche in Parlamento. I capigruppo di Forza Italia alla Camera e al Senato, Enrico Costa e Stefania Craxi, hanno presentato un’interrogazione al Ministro dell’Interno chiedendo chiarimenti sul rischio di un nuovo ingresso irregolare di massa previsto per il 15 agosto attraverso la frontiera tra Marocco e Ceuta e sulla possibilità di infiltrazioni terroristiche tra i migranti. Un’analoga iniziativa è stata depositata anche al Parlamento europeo, dove la delegazione azzurra ha richiamato le verifiche avviate dalla magistratura spagnola sulla presenza di soggetti già segnalati per radicalizzazione jihadista.





