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Resti di un drone dopo l’esplosione in Bulgaria, vicino al confine con la Romania
Immagine generata da AI

Drone esplode in Bulgaria vicino al gasdotto, nessuna vittima. Allarme anche in Germania

Il velivolo è caduto a un chilometro da una stazione del Trans-Balkan. Droni avvistati anche sopra una base tedesca. Nuovi raid russi su Kiev, quattro morti. Zelensky: “Dateci gli intercettori che tenete nei depositi”
domenica, 9 Agosto 2026
2 minuti di lettura

La guerra dei droni torna a toccare il territorio della Nato. Un velivolo senza pilota è esploso ieri mattina in Bulgaria, vicino al confine con la Romania e a circa un chilometro da una stazione di compressione del gasdotto Trans-Balkan, infrastruttura che collega la Turchia all’Ucraina. Non ci sono state vittime né danni agli impianti, ma Sofia ha convocato d’urgenza il Consiglio di sicurezza nazionale e rafforzato la sorveglianza dello spazio aereo.

Secondo il premier bulgaro Rumen Radev, l’esplosione è avvenuta in un campo di girasoli vicino a Kardam, appena 100 metri all’interno del territorio bulgaro e a circa 200 metri da una stazione di compressione sul lato romeno. Il drone, che avrebbe trasportato una consistente quantità di esplosivo, non era stato individuato in precedenza dai sistemi di sorveglianza. “Il rumore è stato registrato dalla polizia di frontiera romena”, ha riferito Radev, poco prima che una pattuglia bulgara vedesse “una forte esplosione accompagnata da fumo nero”.

Bucarest ha però smentito che il velivolo sia arrivato attraverso il proprio spazio aereo: secondo il ministero della Difesa romeno, i radar non hanno rilevato traiettorie compatibili con un passaggio dalla Romania alla Bulgaria. Gli specialisti stanno esaminando i resti per stabilirne provenienza e caratteristiche. Sofia ha intanto ridistribuito sistemi per individuare bersagli a bassa quota e ha annunciato che porterà la questione in sede Nato.

Droni su una base tedesca

L’incidente bulgaro si aggiunge all’allarme in Germania. Due droni sono stati avvistati giovedì sera sopra la base della Bundeswehr di Mechernich, in Renania Settentrionale-Vestfalia, dove secondo i media tedeschi si trova anche un deposito sotterraneo destinato ad attrezzature militari e al supporto dei sistemi Patriot.

L’episodio arriva due giorni dopo il ritrovamento di un drone con esplosivo e detonatore nei pressi di una pista dell’aeroporto di Lipsia/Halle, importante hub logistico utilizzato anche dalla Nato e dagli Antonov ucraini. La procura federale tedesca ha aperto un’indagine. Berlino non ha attribuito ufficialmente gli episodi a Mosca, mentre l’ambasciata russa ha parlato di una “provocazione inventata” e di “isteria anti-russa”.

Raid su Kiev

Intanto la Russia ha condotto una nuova offensiva aerea sull’Ucraina. Nella regione di Kiev sono morte quattro persone. A Pukhivka un drone ha ucciso un bambino di tre anni e i suoi nonni; altre quattro persone, tra cui i genitori e il fratello quindicenne del piccolo, sono state ricoverate con ustioni e ferite da schegge. Un’altra vittima è stata registrata nella capitale durante un attacco con sei missili balistici. Secondo l’Aeronautica ucraina, Mosca ha lanciato nella notte 151 droni, 135 dei quali sarebbero stati abbattuti o neutralizzati, oltre ai sei missili balistici e ad altri ordigni guidati.

Il ministero della Difesa russo ha sostenuto di aver colpito a Kiev lo stabilimento Kiev-111, legato alla produzione di componenti missilistici, e un deposito di carburante. Da Belgrado, dove ha incontrato per la prima volta in visita ufficiale il presidente serbo Aleksandar Vucic, Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere più difese aeree agli alleati.

“Abbiamo assolutamente bisogno” di intercettori Patriot, SAMP/T, Nasams e Hawk, ha detto, chiedendo che vengano inviati in Ucraina “invece di restare inutilizzati negli arsenali a migliaia di chilometri dagli attacchi russi”. Zelensky ha annunciato un accordo con Washington per forniture mensili di missili Patriot, precisando però che “non sono sufficienti”. Trump aveva recentemente ricordato che anche le scorte statunitensi si sono ridotte a causa della guerra contro l’Iran.

Colpite due raffinerie russe

L’Ucraina continua parallelamente la campagna contro le infrastrutture energetiche russe. Lo Stato maggiore di Kiev ha rivendicato attacchi alle raffinerie di Ilsky, nel territorio di Krasnodar, e Syzran, nella regione di Samara, dove sono scoppiati incendi. Le forze ucraine sostengono inoltre di aver colpito, dall’inizio dell’operazione “Molochka” il 6 luglio, 218 navi della cosiddetta flotta ombra russa nel Mar Nero e nel Mar d’Azov. Il crescente rischio per la navigazione ha spinto, secondo Bloomberg, anche la Turchia a limitare il traffico commerciale diretto nel Mar Nero.

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