Ad agosto è accelerato il credito a famiglie e imprese. Il totale dei prestiti è aumentato del 3,4% su base annua, dopo il +3,3% di luglio, e ha consolidato il percorso positivo iniziato nel marzo 2025. È il dato centrale del «Rapporto mensile» dell’Abi di settembre: per le famiglie si è trattato in pratica del ventesimo mese consecutivo di incremento, per le imprese del quattordicesimo. A luglio, ultimo mese per il quale il rapporto offre il dettaglio dei due comparti, i finanziamenti alle aziende avevano segnato +4,1% e quelli ai nuclei familiari +2,6%. Il confronto con un anno prima rende più netto il cambio di passo: ad agosto 2025 i prestiti a famiglie e società non finanziarie avanzavano dell’1,6%, mentre il settore privato registrava +1,5%. Dodici mesi dopo le variazioni risultano più che raddoppiate. In valori assoluti, i finanziamenti a famiglie e società non finanziarie arrivano a 1.312 miliardi di euro, all’interno di 1.461 miliardi destinati al settore privato.
La spinta del credito convive però con una dinamica diversa sul fronte dei tassi. Per chi acquista un’abitazione il costo medio delle nuove operazioni risale al 3,56%, 0,16 punti percentuali in più rispetto a luglio, quando era al 3,40%. Il livello resta comunque sotto il 4,42% di dicembre 2023. Per le attività produttive il movimento va nella direzione opposta: il tasso medio sui nuovi finanziamenti scende al 3,66%, con una riduzione di 0,13 punti sul mese precedente e un divario ampio rispetto al 5,45% di fine 2023. Sul complesso dei prestiti già sottoscritti, invece, il valore arriva al 4,19%, due centesimi in più rispetto a luglio.
La raccolta conserva il segno positivo
Anche la raccolta bancaria mantiene una dinamica favorevole, in corso dall’inizio del 2024. Depositi della clientela residente e obbligazioni sono aumentate complessivamente del 2,3% su base annua, dopo il +2,8% di luglio. I primi hanno segnato +1,8%, mentre la componente a medio e lungo termine attraverso obbligazioni ha accelerato al 6%, dal +5,7% del mese precedente. Gli investimenti in titoli custoditi dalle banche, cioè la raccolta indiretta, hanno guadagnato invece 45 miliardi tra luglio 2025 e luglio 2026. In termini assoluti depositi e obbligazioni hanno raggiunto 2.152,6 miliardi di euro. I depositi della clientela residente valgono 1.869,6 miliardi, mentre le obbligazioni si attestano a 283 miliardi.
Sul fronte della remunerazione il tasso medio sui nuovi depositi a durata prestabilita è passato al 2,40%, dal 2,39% di luglio. Il rapporto dell’Associazione bancaria italiana ha sottolineato che il valore ha superato il 2,22% medio dell’area euro rilevato a luglio. Rispetto a giugno 2022, quando si fermava allo 0,29%, la differenza ammonta a 210 punti base. Il rendimento delle nuove emissioni di obbligazioni bancarie a tasso fisso è pari all’1,73%.
Restano fermi gli altri riferimenti della raccolta. Il tasso medio sul totale dei depositi, che comprende certificati, depositi a risparmio e conti correnti, è rimasto allo 0,69%. Sui conti correnti il rendimento è dello 0,32%, invariato rispetto a luglio e superiore allo 0,02% di giugno 2022. Il margine sulle nuove operazioni, calcolato come differenza tra i tassi sui nuovi prestiti e quelli sulla nuova raccolta per famiglie e società non finanziarie, ad agosto è di 211 punti base.
Crediti deteriorati in calo a 28 miliardi
Il rafforzamento dei prestiti si è accompagnato a una nuova riduzione dei crediti deteriorati netti. A luglio sono ammontati a 28 miliardi di euro, contro i 28,6 miliardi di marzo e i 29,1 miliardi di dicembre 2025. Dal massimo di 196,3 miliardi toccato nel 2015, la contrazione ha superato i 168 miliardi. È sceso anche il loro peso sul totale dei crediti: la quota è passata all’1,30%, dall’1,35% di marzo e dall’1,39% di fine 2025. Nel 2015 era al 9,8%.





