“La minaccia è reale, ma i tentativi di dividerci stanno affinando i nostri strumenti e rafforzando la nostra determinazione”. È il quadro tracciato a Copenaghen dall’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone al termine dei lavori che hanno riunito i 32 capi di Stato maggiore della Difesa della Nato. Con il Saceur e il Sact, gli impegni assunti al vertice di Ankara sono stati tradotti in priorità militari: forze immediatamente disponibili, capacità schierabili, piani eseguibili e un apparato industriale in grado di sostenere operazioni prolungate.
Sabotaggi, attacchi informatici, violazioni dello spazio aereo, droni non autorizzati e campagne di manipolazione sono stati ricondotti a una pressione coordinata della Russia contro la coesione dell’Alleanza.
“La guerra cognitiva mira a indebolire la fiducia, confondere l’opinione pubblica e incrinare la nostra unità”, ha spiegato Cavo Dragone. Per il presidente del Comitato militare, la verifica delle fonti e la resilienza sociale diventano così parte della difesa. Secondo la stima citata dall’Ammiraglio, Mosca investirebbe circa due miliardi di dollari l’anno in questo settore, mentre le reti alleate devono affrontare ogni giorno migliaia di attività ostili.
Difesa aerea, droni e infrastrutture
Dal vertice emerge anche una gerarchia più definita delle capacità che la Nato considera prioritarie. Al centro ci sono la difesa aerea e antimissile integrata, i droni e i sistemi di contrasto, il cyber, lo spazio, le operazioni multidominio, la mobilità strategica, la logistica e la protezione delle infrastrutture critiche. Sul fianco orientale questi strumenti confluiscono nelle attività di Eastern Sentry. Nell’Alto Nord, Arctic Sentry coordina sorveglianza, esercitazioni e presenza alleata e potrà assumere un carattere permanente.
Sul dossier artico Cavo Dragone ha accolto con favore l’intesa fra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia e ha indicato l’obiettivo militare: “Vogliamo mantenere l’area sotto controllo e non militarizzata”.
L’industria chiamata ad accelerare
Uno dei passaggi centrali della riunione ha riguardato la produzione bellica. Le lezioni tratte dall’Ucraina e dagli altri conflitti hanno mostrato consumi di munizioni, missili e droni incompatibili con i ritmi industriali del tempo di pace. “Gli Alleati sono pronti ad acquistare su larga scala, gli investimenti aumentano e la domanda è chiara; l’industria deve consegnare”, ha affermato Cavo Dragone.
Le risorse stanziate dovranno quindi trasformarsi in tempi rapidi in scorte, piattaforme e capacità sostenibili, con una riduzione dei tempi fra sperimentazione, acquisizione e impiego.
Kiev resta parte della deterrenza
Il sostegno all’Ucraina resta inserito nella strategia di deterrenza dell’Alleanza. “Sostenere l’Ucraina significa sostenere la sicurezza europea”, ha dichiarato il capo della Difesa danese Michael Hyldgaard, che ha chiesto un’attuazione “tempestiva, realistica ed efficace” delle decisioni assunte dagli Alleati. Sul possibile riassetto della presenza statunitense in Europa, dalla riunione non sono invece emerse decisioni definitive sulla consistenza delle forze.
Cavo Dragone ha precisato che ogni eventuale riallocazione sarà coordinata con gli Alleati. Nella sua lettura, non si tratterebbe di una ritirata ma di un riposizionamento, destinato comunque a richiedere ai Paesi europei maggiori responsabilità e la capacità di colmare gli spazi che dovessero aprirsi.
Dagli stanziamenti alle capacità
La riunione di Copenaghen lascia così alla Nato un’agenda centrata su prontezza, capacità industriale, resilienza e condivisione degli oneri. Il passaggio indicato da Cavo Dragone è quello dalle risorse disponibili agli strumenti effettivamente utilizzabili, con forze in grado di “muovere, sostenere e combattere con velocità e su vasta scala”.





