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Gli Houthi: “Non siamo in guerra con l’Italia”. Intanto in Medio Oriente, cresce la tensione: colpita una base saudita.

Gli Houthi: “Non siamo in guerra con l’Italia”. Intanto in Medio Oriente, cresce la tensione: colpita una base saudita.

domenica, 20 Settembre 2026
3 minuti di lettura

La tensione in Medio Oriente si allarga e coinvolge sempre più direttamente le aree in cui operano i militari italiani. L’attacco alla base aerea di Taif, in Arabia Saudita, ha riacceso il confronto tra Riad e gli Houthi yemeniti, mentre nuove esplosioni sono state segnalate nei pressi dell’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, dove un serbatoio di carburante della compagnia Aramco è andato a fuoco.

«La nostra è una resistenza armata legittima di fronte alla prolungata aggressione saudita. Non siamo in guerra con l’Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese. Ma ci chiediamo cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno della guerra di Riad contro di noi». Lo ha dichiarato all’Ansa Muhammad Mansur, funzionario del ministero dell’Informazione del governo Houthi a Sanaa, commentando l’attacco alla base di Taif, nel quale era stato colpito un velivolo militare italiano.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che «la base aerea di Taif è stata oggetto di attacchi», precisando tuttavia che «non vi sono militari italiani coinvolti». In relazione all’evoluzione del quadro regionale, i vertici della Difesa stanno valutando ulteriori opzioni operative per rafforzare la sicurezza dei contingenti italiani. Crosetto ha chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, e al comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, Giovanni Maria Iannucci, un’ulteriore valutazione, dopo quelle già effettuate.

Il ministro ha inoltre respinto le ricostruzioni relative a una presunta presenza militare italiana segreta. «L’Italia non è in guerra. Il Parlamento non è stato escluso da niente. Il Quirinale non è stato tenuto all’oscuro di nulla. La presenza militare italiana in Arabia Saudita non è mai stata “segreta”», ha affermato Crosetto in una nota, in risposta a un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano.

Esplosioni a Riad e disagi all’aeroporto

Nelle ore successive all’attacco sono state osservate fiamme e colonne di fumo nero in prossimità dell’aeroporto internazionale King Khalid. L’agenzia Afp, citando testimoni, ha riferito di esplosioni e incendi nella zona. Il sito FlightRadar24 ha segnalato «problemi gravi» nello scalo, con voli cancellati e ritardi. Un serbatoio di carburante di Aramco è stato distrutto dalle fiamme, mentre i vigili del fuoco operavano per contenere l’incendio.

L’esplosione della notte aveva già provocato un’allerta e segnalazioni di disagi ai sistemi di navigazione dell’aeroporto, secondo fonti iraniane. Si tratta del primo allarme aereo nella capitale saudita da quando sono ripresi i combattimenti con gli Houthi nel vicino Yemen.

Sul fronte marittimo, la fregata italiana Carlo Bergamini, impegnata nell’operazione europea Aspides, ha accompagnato il mercantile italiano Jolly Oro durante il transito dello stretto di Babel-Mandeb, in direzione nord. L’area rappresenta un passaggio strategico per il traffico commerciale internazionale e costituisce uno dei principali teatri dell’attività navale europea.

Scontri in Yemen e il costo delle operazioni statunitensi

Nel sud dello Yemen, gli scontri tra le forze governative sostenute dall’Arabia Saudita e i combattenti Houthi appoggiati dall’Iran hanno provocato 48 vittime nelle ultime ore. Secondo fonti militari governative, sono morti 17 soldati, mentre gli Houthi hanno riferito della morte di 31 combattenti nell’ultimo giorno.

Intanto, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato: «Stiamo parlando con gli Houthi, vogliono vedere se possiamo fare un accordo». Le sue parole indicano l’esistenza di un canale di contatto in una fase caratterizzata dall’intensificazione delle tensioni regionali.

La guerra contro l’Iran avrebbe intanto comportato per gli Stati Uniti costi pari a 45,1 miliardi di dollari, secondo una fonte del Pentagono citata dalla Cnn. La cifra supererebbe le stime precedenti del Congressional Budget Office, pari a circa 38 miliardi fino al primo agosto, e quella del dipartimento della Difesa, che aveva quantificato la spesa in 37,5 miliardi. Il dato non includerebbe i costi per la riparazione di basi ed edifici danneggiati, né quelli indiretti delle operazioni militari richiesti dai legislatori.

La posizione iraniana e il fronte libanese

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, citato da Al Jazeera, ha sostenuto che «la sicurezza sostenibile non può essere imposta dall’esterno della regione». Secondo il ministro, i Paesi mediorientali dovrebbero poter dialogare sul proprio futuro senza interferenze straniere. «La sicurezza sostenibile si raggiunge attraverso il dialogo e la creazione di fiducia tra i Paesi della regione, non attraverso una presenza militare straniera», ha aggiunto.

Parallelamente, l’esercito israeliano ha annunciato attacchi contro infrastrutture di Hezbollah nel Libano meridionale, in risposta all’esplosione di un ordigno nella cosiddetta Zona di Sicurezza.

Il quadro regionale resta dunque caratterizzato da una pluralità di fronti interconnessi, nei quali la protezione delle rotte commerciali, la presenza militare straniera e la competizione tra potenze regionali continuano a intrecciarsi, aumentando la complessità delle prospettive di stabilizzazione.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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