La crisi mediorientale si allarga lungo un arco geografico che dal Golfo Persico raggiunge il Mar Rosso, passando per l’Iraq e la penisola arabica. Gli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita, le minacce di Donald Trump all’Iran e le nuove misure di sicurezza adottate dagli Stati Uniti delineano uno scenario di crescente instabilità, mentre resta incerto lo spazio per una soluzione diplomatica.
Allarme a Gerusalemme, Trump valuta le opzioni contro Teheran
L’ambasciata statunitense a Gerusalemme ha invitato i cittadini americani presenti in Israele a mantenere un livello di vigilanza più elevato, mettendoli in guardia da possibili cancellazioni dei voli, chiusure dello spazio aereo e disagi nei viaggi. L’avviso è stato diffuso dopo gli attacchi degli Houthi contro obiettivi in Arabia Saudita, nel quadro di un conflitto regionale che coinvolge direttamente gli interessi americani.
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha inoltre avvertito del potenziale rischio di una “rapida escalation” in Medio Oriente. L’allarme riflette la possibilità che le operazioni contro obiettivi sauditi, la guerra tra Washington e Teheran e le attività dei gruppi armati sostenuti dall’Iran producano nuove dinamiche di coinvolgimento regionale.
Donald Trump, intervistato da Fox News, ha dichiarato di trovarsi in una “fase decisionale” riguardo all’Iran. Il presidente americano ha indicato tre opzioni: “annientare l’Iran, lasciarlo andare in rovina economicamente o raggiungere un accordo”. Ha inoltre affermato di essere aperto a un incontro con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, dopo che Teheran ha trasmesso una serie di richieste per porre fine al conflitto.
In un’altra dichiarazione, Trump ha riferito che gli Stati Uniti sono “in costante comunicazione con gli Houthi” e che il movimento yemenita avrebbe accettato di non combattere contro le forze americane. La coesistenza tra queste aperture e le minacce rivolte all’Iran evidenzia la complessità della strategia statunitense, sospesa tra pressione militare, deterrenza e possibilità negoziale.
Riad sotto attacco, il fronte yemenita si intensifica
L’episodio più significativo riguarda l’Arabia Saudita. Gli Houthi hanno rivendicato attacchi con missili e droni contro “siti sensibili” nella capitale Riad e contro installazioni petrolifere di Aramco a Yanbu, importante centro industriale e portuale sul Mar Rosso.
La coalizione guidata da Riad ha confermato l’intercettazione di un missile balistico diretto verso la capitale e ha riferito di aver neutralizzato altri attacchi contro Bisha, Taif, Farasan e Yanbu. Nella zona dell’aeroporto internazionale King Khalid sono state osservate fiamme e una grande colonna di fumo nero. Secondo le autorità saudite, non sono state registrate vittime né danni, mentre le rivendicazioni houthi sulle installazioni energetiche restano da verificare.
La minaccia Houthi non riguarda soltanto il territorio saudita, ma anche la sicurezza delle infrastrutture energetiche e delle rotte commerciali. Gli Houthi hanno infatti intensificato la pressione sul traffico marittimo nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb.
Erbil, esplosione nei pressi dell’aeroporto
Un’esplosione è stata inoltre avvertita nei pressi dell’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove sono presenti forze della coalizione internazionale a guida statunitense impegnata contro i jihadisti. La notizia, riferita da giornalisti dell’Afp, non è stata ancora accompagnata da una conferma sulla causa dell’esplosione.
L’Iraq rimane uno dei principali spazi di vulnerabilità del conflitto regionale, considerata la presenza di forze americane e di gruppi armati legati a Teheran. Un’eventuale estensione degli attacchi contro strutture militari o infrastrutture strategiche potrebbe ampliare ulteriormente il teatro delle operazioni.
Pressioni diplomatiche e instabilità regionale
Sul piano diplomatico, l’Iran ha chiuso il Centro di Lingua Francese di Teheran, collegato all’ambasciata francese, accusandolo di attività illegali. La magistratura iraniana non ha fornito ulteriori dettagli sulle contestazioni.
Intanto Egitto, Giordania, Qatar e Kuwait hanno condannato gli attacchi contro Riad, definendoli una minaccia alla sicurezza regionale e una violazione del diritto internazionale. Anche la Lega Musulmana Mondiale ha espresso una condanna.
In Siria, l’aumento dei prezzi dei carburanti ha alimentato nuove proteste contro il governo di Damasco, in un Paese segnato da una grave crisi economica e sociale.
Il quadro complessivo resta caratterizzato dalla sovrapposizione di più fronti: il confronto tra Stati Uniti e Iran, la guerra nello Yemen, la sicurezza delle infrastrutture energetiche saudite e la vulnerabilità delle rotte marittime. Le dichiarazioni di Trump lasciano aperte tanto l’ipotesi di un’ulteriore offensiva quanto quella di un accordo. Nel frattempo, l’allerta diplomatica americana segnala che il rischio di un allargamento del conflitto non può essere trascurato.





