Nel 2025 il credito al consumo concesso da banche e finanziarie alle famiglie italiane ha sfiorato i 178 miliardi di euro, esclusi i mutui per l’acquisto della casa. Rispetto a nove anni prima, l’incremento raggiunge il 62%, pari a circa 68 miliardi in più. I dati arrivano dall’Ufficio studi della Cgia e descrivono un aumento dell’indebitamento legato alle spese quotidiane e all’acquisto di beni. Il credito al consumo erogato dalle sole banche ammonta a 127 miliardi di euro. A questa cifra si aggiungono 447,5 miliardi di mutui immobiliari sottoscritti da 3,8 milioni di famiglie e altre forme residuali di prestito.
Nel corso del 2025, i mutui accesi per acquistare un immobile sono stati 382.389. La Lombardia occupa il primo posto con 93.994 contratti, davanti al Veneto con 39.753 e all’Emilia Romagna con 38.453.
Prestiti per imprevisti e beni durevoli
Secondo la Cgia due ragioni spiegano principalmente il maggiore ricorso al credito. Una parte delle famiglie cerca liquidità per coprire spese impreviste o arrivare alla fine del mese. Un’altra quota sceglie invece il prestito per acquistare beni durevoli, come automobili, televisori, mobili ed elettrodomestici. L’inflazione degli ultimi anni ha eroso il potere d’acquisto, mentre stipendi e pensioni sono rimasti sostanzialmente fermi e i prezzi di beni e servizi hanno registrato forti aumenti.
In questo quadro, molte famiglie, soprattutto appartenenti al ceto medio, ricorrono al credito per conservare il precedente tenore di vita. Il fenomeno contribuisce alla crescita del debito privato verso banche e società finanziarie.
Debiti a breve e rapporto con il reddito
I consumi delle famiglie rappresentano circa il 60% del Pil italiano. Per questo l’indebitamento a breve termine può assumere due significati differenti. Da un lato, un maggiore accesso al credito sostiene la spesa e favorisce l’attività economica. Dall’altro, una crescita dei debiti superiore a quella dei redditi può indicare difficoltà nel bilancio familiare.
L’elemento centrale resta quindi il rapporto tra le somme da restituire e il reddito effettivo. Un livello sostenibile limita i rischi, mentre il superamento di determinate soglie può aumentare la possibilità di insolvenza, con effetti sull’intera economia.
Taeg al 10,38% nel luglio 2026
Negli ultimi anni il costo del credito al consumo ha registrato una progressione marcata. Il Taeg medio partiva dal 7,64% nel 2021 e arrivava al 10,16% nel 2023. Nei due anni successivi il valore si è mantenuto attorno al 10%, mentre a luglio 2026 ha raggiunto il 10,38%.
Tra la fine del 2025 e luglio 2026, il TAEG relativo all’acquisto della casa non ha subito variazioni, mentre quello applicato al credito al consumo è aumentato di 41 punti base.
Alla base del rialzo, secondo l’analisi, figurano le fiammate inflazionistiche nell’Eurozona e la risposta della Bce attraverso l’aumento del tasso sui rifinanziamenti, indicato al 2,65%. Un Taeg più elevato rende il finanziamento più oneroso, sia per gli interessi sia per le spese accessorie, con rate più pesanti e una somma finale da restituire più alta.
Umbria prima per debito al consumo
Tra le regioni l’Umbria presenta nel 2025 la maggiore esposizione a breve delle famiglie verso banche e finanziarie: 7.514 euro per nucleo, con un aumento del 5,1% rispetto all’anno precedente. La Toscana registra 7.399 euro, in crescita del 5,6%, mentre la Sicilia arriva a 7.383 euro, con un incremento del 4,5%.
Nella parte finale della graduatoria compaiono il Friuli Venezia Giulia con 5.845 euro e un +4,9%, la Basilicata con 5.536 euro e un +3,7%, e il Trentino Alto Adige con 3.824 euro e un +5,7%.
La media nazionale si attesta a 6.657 euro per famiglia, il 4,9% in più rispetto al 2024.
Siracusa in testa tra le province
A livello provinciale Siracusa mostra l’esposizione a breve più elevata: 8.437 euro per famiglia, con una variazione del 4% rispetto al 2024. Massa-Carrara totalizza 8.373 euro, con un aumento del 5,8%, mentre Lodi raggiunge 8.280 euro e segna un +6,5%. Pistoia arriva a 8.168 euro.
Proprio Pistoia, insieme a Ravenna, registra la variazione annuale più alta del Paese, pari al 7,1%.
Sul fronte opposto, Trento presenta un’esposizione di 4.524 euro, con un +5,9%; Sondrio si ferma a 4.400 euro, con un +6,1%; Bolzano chiude con 3.106 euro e un incremento del 5,3%.





