Pace, misericordia e memoria. Papa Leone XIV ha affidato all’Angelus di ieri in piazza San Pietro un appello a spezzare la logica del calcolo, a sospendere le rivalità e a non dimenticare le lezioni della storia. Nel cuore della riflessione il contrasto tra i criteri umani e quelli di Dio, che il Pontefice ha definito “infinitamente più grandi e, diciamo pure, più umani rispetto a quelli che noi uomini e donne, segnati dal peccato, possiamo concepire e realizzare”. Il Papa ha preso le mosse dal profeta Isaia e dal richiamo ai pensieri di Dio, diversi da quelli dell’uomo. Da qui l’invito ad abbandonare “le nostre vie distorte” e a tornare al Signore, “che è misericordia e perdono”. Il riferimento ha aperto la riflessione sulla parabola evangelica degli operai nella vigna, chiamati in ore diverse della giornata ma retribuiti allo stesso modo.
Prevost ha sottolineato un dettaglio del racconto: il padrone stabilisce che il pagamento parta dagli ultimi e arrivi ai primi. Una scelta che rende manifesta la sua bontà anche davanti a chi si sente in una posizione di vantaggio e misura il proprio valore sulla base del merito. La reazione negativa di chi aveva lavorato per tutta la giornata, ha osservato, avrebbe potuto essere evitata, ma nel racconto assume un significato preciso: la bontà di Dio “è per tutti, non solo per qualcuno”.
No alla legge del calcolo
Il Santo Padre ha posto l’accento sulla resistenza dell’uomo davanti a “una giustizia più generosa e a un amore più grande”. Dio, ha ricordato, “ha vie diverse e pensieri nuovi” anche per chi si considera primo, per chi ritiene di essersi conquistato ciò che possiede o di avere meritato ogni risultato raggiunto. Da questa prospettiva il Vescovo di Roma ha tratto il passaggio più netto sulla pace e sui rapporti tra le persone: “Tutti, invece, guadagniamo gioia, intelligenza e futuro quando la legge dell’amore interrompe quella del calcolo, l’esperienza della misericordia allarga quella del merito, il dono della pace sospende le rivalità e avvicina nella gratitudine”. Sua Santità ha così affidato alla piazza un invito a sostituire la logica del calcolo con quella dell’amore e a lasciare spazio a una pace capace di fermare le rivalità.
“È una grazia essere collaboratori di Dio, lavorare nella sua vigna, servire il suo Regno di giustizia e di pace”, ha aggiunto. Da qui l’esortazione a cercare il Signore “mentre si fa trovare” e a invocarlo “mentre è vicino”. Leone XIV ha ribadito che “non c’è spazio per l’invidia e la divisione là dove irrompe la novità di Dio” e ha indicato nell’abbandono delle “vie distorte” e dei “pensieri iniqui” il passaggio necessario per accogliere quella novità.
Memoria storica
Il riferimento conclusivo dell’Angelus è andato alla Vergine Maria, invocata perché aiuti a sperare in Dio e ad affidarsi alla sua misericordia, affinché le vie e i pensieri di Dio diventino anche quelli dell’uomo. Nel dopo Angelus il Papa ha poi allargato lo sguardo alla Somalia e al valore della memoria storica. Leone XIV ha espresso “grande preoccupazione” per la crisi umanitaria in alcune zone del Paese, resa ancora più grave dagli episodi di violenza e dai fenomeni climatici estremi, che pesano su condizioni di vita già precarie e colpiscono in particolare donne e bambini. Il Pontefice ha auspicato “un generoso coinvolgimento della comunità internazionale”, affinché alle popolazioni coinvolte non venga meno l’assistenza necessaria.
Nei saluti finali ha dato il benvenuto al Vescovo e ai fedeli della diocesi polacca di Toruń, in Italia per visitare i luoghi dei miracoli eucaristici, alle famiglie della diocesi slovacca di Spis, ai padri gesuiti che iniziano un nuovo percorso di studi a Roma e al gruppo della parrocchia romana della Sacra Famiglia di Nazareth, con la Polisportiva Centocelle e l’Oratorio ‘San Giuseppe Manyanet’.
Un ultimo richiamo ha riguardato la memoria della Seconda guerra mondiale. Prevost ha inviato la sua benedizione alla popolazione di Pescantina, nel Veronese, raccolta attorno al Monumento agli Ex Internati per rendere omaggio a quanti furono deportati e fatti prigionieri. Da quel ricordo ha ricavato un monito per il presente: “Non bisogna dimenticare, ma imparare dalla storia per non ricadere negli errori del passato”.





