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Droni su Mosca ed elezioni russe: la guerra entra nel cuore del potere

lunedì, 21 Settembre 2026
2 minuti di lettura

L’Ucraina ha lanciato una massiccia offensiva con droni contro Mosca, colpendo infrastrutture petrolifere e provocando vittime, mentre la Russia concludeva le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato. Un attacco che, per tempistica e obiettivi, si inserisce in una guerra sempre più caratterizzata dalla profondità strategica e dalla vulnerabilità delle infrastrutture.

L’offensiva in profondità

Secondo le autorità russe, oltre 1.600 droni sarebbero stati intercettati sul territorio nazionale, di cui circa 450 diretti verso Mosca. Un impianto della raffineria della capitale è stato danneggiato, mentre un edificio residenziale è stato colpito, provocando evacuazioni. Il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobiov, ha riferito di due vittime nell’area metropolitana. Il bilancio complessivo degli attacchi è stato successivamente indicato in tre morti.

L’azione ucraina conferma il progressivo ampliamento della guerra alle infrastrutture energetiche russe. Le raffinerie rappresentano obiettivi strategici non soltanto per il loro valore economico, ma anche per la capacità di sostenere la logistica militare e l’approvvigionamento di carburante. Gli attacchi ripetuti hanno già contribuito a difficoltà nella distribuzione dei prodotti petroliferi, con aumenti dei prezzi e carenze in diverse regioni della Federazione.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha inoltre rivendicato l’impiego di armamenti a lungo raggio di produzione nazionale, compresi missili da crociera e balistici, nell’ambito delle operazioni contro obiettivi situati in profondità nel territorio russo. L’affermazione si colloca nella strategia di Kiev volta a colpire le infrastrutture che alimentano lo sforzo bellico di Mosca.

Il voto russo e la continuità del potere

L’offensiva ha coinciso con l’ultimo giorno delle elezioni parlamentari russe. Il voto, il primo per la Duma dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022, si è svolto in un contesto di forte controllo politico e mediatico. Le forze di opposizione contrarie alla guerra sono state escluse o ostacolate, mentre i partiti ammessi alla competizione appartengono prevalentemente all’area politica compatibile con il Cremlino.

La vittoria di Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, era ampiamente prevista. Il risultato ufficiale ha confermato il predominio della formazione governativa, in un sistema nel quale la competizione elettorale non si svolge in condizioni paritarie. Le contestazioni riguardano anche il voto elettronico, le pressioni sui dipendenti pubblici e l’esclusione di candidati e forze politiche indipendenti.

Tuttavia in controtendenza il dato dell’affluenza alle urne che è più alto delle passate elezioni.

La coincidenza tra l’attacco e la consultazione elettorale ha assunto un evidente significato politico. Il sindaco di Mosca, Sergej Sobianin, ha sostenuto che l’offensiva fosse finalizzata a compromettere il voto, affermando che il tentativo sarebbe fallito. Kiev, dal canto suo, ha presentato l’operazione come una dimostrazione della capacità di raggiungere obiettivi strategici nel cuore della Russia.

La risposta russa e il fronte ucraino

Mentre i droni colpivano l’area di Mosca, le forze russe continuavano gli attacchi contro il territorio ucraino. Nella regione di Kiev sono state segnalate vittime civili, tra cui una donna e due bambini. Altri attacchi hanno interessato Odessa e le infrastrutture portuali sul Mar Nero.

Il conflitto si sviluppa così su più livelli: pressione militare sul fronte, attacchi alle infrastrutture energetiche, operazioni a lungo raggio e mobilitazione politica interna. L’impiego crescente di droni e missili contro obiettivi situati oltre la linea del fronte amplia la dimensione strategica della guerra, aumentando i rischi per le popolazioni civili e per le infrastrutture essenziali.

L’assenza di una soluzione diplomatica condivisa lascia spazio a una progressiva intensificazione delle operazioni. Le elezioni russe, svoltesi sotto la pressione della guerra, non hanno modificato l’assetto del potere, mentre gli attacchi in profondità dimostrano che il conflitto continua a investire direttamente i centri politici ed economici della Federazione Russa.

Il voto del M5S

In ultimo sul fronte interno, durante la due-giorni del Movimento 5 Stelle a Nova, la comunità ha approvato tutte le proposte sottoposte al voto. Su 159 quesiti complessivi, si sono espressi 45.340 partecipanti, per un totale di 6.068.826 voti. Tra i temi principali, l’invio di armi all’Ucraina e il riconoscimento dello Stato di Palestina. Con il 91,7% dei consensi, gli iscritti hanno dato mandato al leader del Movimento di sostenere, al tavolo di coalizione del centrosinistra, che «continuare a inviare armi» a Kiev «allontana la pace». Il riconoscimento dello Stato di Palestina ha invece ottenuto il 97,9% dei voti favorevoli.

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