Il caro carburanti rischia di presentare agli italiani un conto da oltre 13,6 miliardi di euro nel 2026. A parità di consumi rispetto allo scorso anno, l’esborso aggiuntivo per famiglie e imprese supererebbe 1,1 miliardi al mese, con un incremento complessivo del 20,4%. È la stima dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che segnala un impatto degli aumenti ancora molto superiore alle risorse finora stanziate dal Governo per ridurre i prezzi alla pompa.
Benzina a 2 euro, diesel a 2,10
Nell’ultima settimana la benzina self service si è collocata attorno ai 2 euro al litro, mentre il diesel ha raggiunto quota 2,10 euro. Rispetto ai giorni precedenti l’inizio del conflitto nel Golfo Persico, la verde registra un rincaro del 19,3%, il gasolio del 21,5%. Su queste basi, la Cgia calcola per l’intero anno una spesa nazionale per i due carburanti pari a 80,575 miliardi, contro i 66,919 miliardi del 2025. La differenza ammonta a 13,657 miliardi, pari a circa 1,138 miliardi ogni mese. Le stime assumono per il 2026 gli stessi livelli di consumo dello scorso anno e prezzi medi annui di 1,950 euro al litro per la benzina e 2,050 euro per il gasolio. Si tratta di valori inferiori a quelli rilevati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica tra il 27 luglio e il 2 agosto, quando le medie hanno toccato rispettivamente 1,997 e 2,097 euro. I dati riguardano la rete stradale in modalità self service.
Il Mezzogiorno paga gli aumenti maggiori
La geografia dei rincari mostra differenze tra le regioni. In termini percentuali la Basilicata occupa il primo posto, con un aumento stimato del 21,6% e una maggiore spesa mensile di 9,8 milioni. Campania e Puglia seguono entrambe con il 21,3%: per la prima il conto aggiuntivo raggiunge 89 milioni al mese, per la seconda sfiora i 70 milioni. Molise e Trentino-Alto Adige si attestano rispettivamente al 21,2 e al 21,1%. In valori assoluti il peso maggiore ricade invece sulla Lombardia, dove la spesa passerebbe da 10,092 a 12,059 miliardi, con quasi 1,97 miliardi in più nell’arco dell’anno e 163,9 milioni al mese. Seguono Emilia-Romagna, con 1,333 miliardi aggiuntivi, Veneto con 1,273 miliardi e Lazio con 1,257 miliardi.
Nel complesso il Mezzogiorno sopporterebbe 4,474 miliardi di costi supplementari, pari al 21,1%, contro i 3,288 miliardi del Nord Est (+20,7%), i 3,124 miliardi del Nord Ovest (+19,6%) e i 2,770 miliardi del Centro (+20,1%).
Il taglio delle accise copre solo due mesi
Gli interventi adottati finora non riescono, secondo l’analisi, a neutralizzare l’aumento dei costi. Per benzina e gasolio sono stati stanziati oltre 2,35 miliardi attraverso il taglio delle accise. La Cgia osserva che, in termini puramente teorici, questa cifra equivale alla maggiore spesa prevista per appena due mesi sui dodici dell’anno. Nel calcolo non rientrano i 322 milioni di crediti d’imposta destinati all’autotrasporto né le risorse assegnate ai settori della pesca e dell’agricoltura.
Contro il caro energia già 7,3 miliardi
Il quadro si allarga all’intera emergenza energetica. Dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha mobilitato oltre 7,3 miliardi a favore di cittadini e aziende: 5 miliardi per contrastare l’aumento delle bollette di luce e gas e 2,3 miliardi per la riduzione delle accise sui carburanti. Secondo la Cgia questa somma coprirebbe poco più di un quarto dei 29 miliardi di maggiori costi stimati per carburanti, gas ed energia elettrica. Il Governo sembra inoltre pronto a destinare altri 7 miliardi entro l’autunno, prima dell’approvazione della Legge di bilancio 2027.
La partita della clausola di salvaguardia
Sul reperimento delle risorse si apre anche il confronto con Bruxelles. Dopo l’approvazione parlamentare della risoluzione del Governo, Roma punta all’attivazione della clausola di salvaguardia per escludere le spese per l’energia dai vincoli del Patto di Stabilità, sul modello previsto per la difesa. In caso di via libera il margine aggiuntivo arriverebbe a quasi 14,5 miliardi nell’arco di tre anni. Le risorse, tuttavia, non risulterebbero disponibili prima dell’autunno e richiederebbero un ulteriore incremento del debito pubblico.
Tagliare sprechi e inefficienze
L’Ufficio studi indica anche una strada alternativa al nuovo debito. Nel 2026 la spesa pubblica, al netto degli interessi, dovrebbe sfiorare il livello record di 1.090 miliardi. Una riduzione dell’1% libererebbe quasi 11 miliardi, risorse che potrebbero servire a contenere i prezzi di benzina, diesel, luce e gas. La Cgia esclude interventi sullo stato sociale e individua invece margini nei capitoli di bilancio nei quali sarebbe possibile eliminare sprechi e inefficienze. L’obiettivo indicato dall’associazione è evitare che il costo dell’emergenza energetica ricada sulle future generazioni attraverso un nuovo aumento del debito.





