venerdì, 18 Ottobre 2019
Politica

L’Italia e la politica di globalizzazione alle porte del 2020

E ormai chiaro che ci troviamo catapultati nella terza Repubblica. Una situazione che non ha altri precedenti nella storia del nostro Paese. Tre, i nuovi giocatori e un quarto ripescato dall’oltretomba.

La verità è che ci avevamo creduto tutti nella Lega di Salvini. Purtroppo un po’ per la sua un’inesperienza, un po’ per la delirante vanità, siamo rimasti molto delusi. Ci aspettavamo un leader forte e carismatico ed invece abbiamo assistito ad una debacle di proporzioni sorprendenti, ad una rinascita inaspettata del Pd, ed a un Presidente del Consiglio che da uomo Pentastellato diviene super partes e Avvocato del Popolo.

Avanti, diciamolo pure senza tanti giri di parole: Matteo Salvini aveva pianificato nuove elezioni nei prossimi mesi, dopo le quali avrebbe preteso la “poltrona” da Presidente del Consiglio. Ma siamo alle soglie del 2020 non si può governare un Paese come l’Italia avendo creato una serie di screzi non più sanabili con i maggiori leaders europei, con il Presidente degli Stati Uniti, nonché col Presidente Russo e per finire con la Chiesa. Non si può pretendere di governare l’Italia riportando alla memoria ricordi della nostra storia che ancora oggi provocano tanto dolore. Non si può governare il nostro Paese nell’isolamento in un epoca di globalizzazione. Solo una politica anacronistica e avventata poteva pensare di governare un Paese, che rappresenta uno dei più importanti poli strategici militari e mercantili nel Mediterraneo, in stile Juan Domingo Peron riveduto e corretto (n.d.r. Presidente dell’Argentina tra il 1946 e il 1955).

l’Italia, oggi più che mai, ha bisogno di un equilibrio centrista, non importa se proveniente da destra o da sinistra, purché rispetti i solidi principi di “buon vicinato”, una politica internazionale di sempre più ampio respiro, una serie di riforme costituzionali. La globalizzazione non va subita, ma gestita. Purtroppo, I governi in Italia, fin ad ora, l’hanno subita. Servono solo regole specifiche che disciplinino, l’import/export, l’immigrazione e aiuti a quei popoli che sono vittime di criminali senza scrupoli i quali lucrano sul traffico di esseri umani.

Le politiche populiste non sono di grande aiuto per la gente comune. Tuttavia, i populisti hanno assestato un duro colpo all’establishment, che adesso dovrà prestare maggiore attenzione ai problemi dei cittadini. Nel complesso, la globalizzazione ha funzionato e bisogna preservarne gli aspetti migliori. La vita di una persona al giorno d’oggi è molto migliore rispetto a 70 anni fa. Tuttavia, in questo processo si sono persi molti lavoratori, quindi non si può più lasciare che l’economia sia governata “dalla mano invisibile del mercato”. Quanto all’immediato futuro, finora la crescita economica globale è positiva ma presto arriverà una recessione e vedremo se il populismo riuscirà a sopravvivere. Per questo motivo quand’anche in un’ottica populista alla Trump non si può rimanere isolati. Occorre riflettere sul fatto che anche gli Stati Uniti cercano il dialogo non solo con i Paesi alleati, ma anche con quelli che non condividono la politica americana.

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