giovedì, 26 Maggio, 2022
Politica

Torna l’alleanza Pd-5s. Napoli roccaforte giallo-rossa? Un’ipotesi fuori dal comune

A Napoli si risperimenterà la coalizione Pd-5Stelle. 

Nonostante il fallimento del Conte 2, Di Maio e il sopraggiunto Letta hanno continuato a predicare la necessità di andare avanti ancora uniti.

Sarebbe stata un’alleanza vincente in tutte le più grandi città italiane. Roba da farsi venire l’acquolina in bocca. E invece nulla o quasi nulla di tutto ciò.

A Roma l’eventuale accordo è fallito prima ancora di nascere. La Raggi non aveva alcuna intenzione di fare le valigie, sarebbe stato un delitto, per lei, non poter raccogliere i frutti dei meravigliosi cinque anni trascorsi in Campidoglio.

A Milano poi pollice verso per l’uscente Sala, gli hanno persino innalzato contro le loro bandiere ai cortei di protesta. Ma lì, tutto sommato, checché ne pensi il mitico Buffagni, sono numericamente ininfluenti. La partita è a due, tra Sala e il centrodestra.

Anche a Torino i 5 Stelle non navigano nell’oro dei consensi. I sondaggi li danno al 10 per cento e sono così divisi che dovranno ricorrere alle primarie (comunarie, municiparie?) per scegliere il loro candidato.

A questo punto non restava che Napoli per riproporre l’alleanza: anche per mancanza di candidati credibili dei 5 Stelle. Tutti assieme appassionatamente, quindi a sostenere Gaetano Manfredi, ex rettore della Federico II ed ex ministro del Conte2. Compreso De Luca che ha sepolto l’ascia di guerra che aveva sempre brandito contro la capogruppo in consiglio regionale dei 5 Stelle, Valeria Ciarambino, con la quale per sei anni consecutivi si è scambiato una serie pesantissima di insulti. Anche loro si sono piegati alla ragion di Stato ed ora vanno d’amore e d’accordo. Al punto che De Luca ha persino accettato l’elezione della Ciarambino a vicepresidente del Consiglio regionale. Roba da non credersi.

Che speranze ha questa coalizione di portare a casa il risultato? In prima battuta la sfida non si presenta agevole. Sia perché il Pd è lacerato e dovrà cedere consensi oltre che a Bassolino, che non ha alcuna intenzione di farsi da parte, e a D’Angelo (un ex assessore di De Magistris), anche a favore della simpatica e giovane Alessandra Clemente, lanciata inclementemente nella mischia dall’inossidabile De Magistris.

Restano poi tanti dubbi sull’effettivo posizionamento dei grillini locali che nel segreto dell’urna potrebbero anche non assecondare il diktat di Conte. Insomma un percorso ad ostacoli.

Sul fronte opposto il pm Maresca non ha problemi e dovrebbe finire in testa a tutti al termine del primo round. Si deciderà quindi tutto al ballottaggio. I numeri attuali, se l’accordo dovesse funzionare, premierebbero Manfredi. Ma il responso dipenderà anche dai successivi apparentamenti degli sconfitti del primo turno (Bassolino, Clemente e D’Angelo) e dai renziani, che per ora non scoprono le loro carte. Certo sarebbe davvero clamoroso se l’accoppiata giallorossa dovesse fallire nell’unica grande città in cui è risorta dalle ceneri del governo Conte.

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