sabato, 18 Settembre, 2021
Politica

Di Maio segna la mutazione genetica dei 5S e insidia la leadership di Conte

Il populismo è davvero finito? Il giustizialismo sta cedendo il passo al garantismo? E il principale interprete di questi due fenomeni, il Movimento 5 Stelle, ha davvero maturato un cambiamento di vedute, convinto e non occasionale, su questi temi?

E perché questo sarebbe avvenuto?

La lettera di Di Maio al Foglio, con cui  ha chiesto scusa all’ex sindaco di Lodi Uggetti e ha abiurato l’utilizzo della gogna come  strumento di campagna elettorale è variamente interpretata.

C’è chi -maliziosamente-ci vede una mossa strumentale in relazione alle vicende giudiziarie che coinvolgono il figlio del leader maximo Grillo.

C’è chi la ritiene una mossa soprattutto a fini interni per segnare una leadership forte  dell’ex capo politico in contrapposizione a quella di Giuseppe Conte che stenta ad affermarsi come nuova guida dei 5Stelle, impaniato com’è nelle dispute con Casaleggio e nelle conseguenti difficoltà a farsi eleggere.

C’è chi la ritiene una normale evoluzione che non è solo dei 5 Stelle: si guadagnano consensi col giustizialismo, si va al Governo e poi si diventa garantisti, anche per convenienza personale-e non è questo il caso di Di Maio che non è coinvolto in alcuna vicenda giudiziaria.

Un cambiamento nel Dna dei 5 Stelle
C’è, infine, chi vede in questa mossa di Di Maio il segnale che comunque qualcosa di serio sta avvenendo nel Movimento per la terza volta al  Governo nel giro di 4 anni.

Una sorta di mutazione genetica che potrebbe portare all’ eclisse del populismo devastante degli ultimi 10 anni. In questo modo il Movimento si accrediterebbe sempre più come partito affidabile, equilibrato, a differenza di una Lega che rimane ancorata all’armamentario di stretto marchio salviniano, attento a solleticare la pancia dell’elettorato e a cavalcarne cinicamente tutti i turbamenti.

La Discussione ha sempre sostenuto che il merito di questa evoluzione dei 5 Stelle va ascritto in gran parte alla collaborazione con il Partito democratico e alla necessità di chiudere la pagina del disastroso matrimonio con la Lega, che in un anno aveva cannibalizzato i grillini, raddoppiando a loro danno i voti del Carroccio.

Gran parte della stampa ha ,invece, sostenuto che era il Pd che stava diventando sempre più populista e grillino, riprendendo argomenti polemici di Renzi e di Calenda. Le cose stanno diversamente.

Effetti del Governo Conte 2
Il Governo Conte 2 ha obbligato i 5 stelle ad abbandonare l’antieuropeismo che avevano condiviso con la Lega e a modificare posizioni oltranziste su temi dei diritti civili, come il soccorso e l’accoglienza agli immigrati, il contrasto alle discriminazioni. Il giustizialismo era rimasta l’ultima cittadella in cui, soprattutto per colpa di Bonafede, i 5 Stelle si erano barricati. Ma la valanga che sta travolgendo il Csm, le scandalose guerre tra fazioni di magistrati, i comportamenti discutibili di alcune toghe ed ex toghe considerate madonne pellegrine dai 5 Stelle, hanno indotto chi ha intelligenza politica a prendere le distanze da questo mondo in cui la giustizia sommaria si sostituisce  alla lotta politica. Di Maio sta imparando in fretta che essere leader significa  anche ammettere di aver sbagliato. Difficile che Salvini segua l’esempio di Di Maio. E che la componente minoritaria giustizialista che ancora si annida nel Pd decida finalmente di cambiare pelle.

Di Maio ha aperto un varco. Ora  tocca a lui  saperlo attraversare con la prossima riforma della prescrizione e dell’impianto della giustizia.

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