domenica, 25 Luglio, 2021
Attualità

La guerra Israele-Hamas. Le ragioni di un conflitto e la necessità di una svolta di pace

Da anni il Mediterraneo, l’antico mare nostrum, è diventato una delle aree più segnate da guerre, instabilità politica, dammi sociali, isterismi pseudo religiosi coniugati con sogni di restaurazione imperiale.

Questa condizione malata condiziona anche il nostro presente e potrebbe compromettere il nostro futuro, tenendo anche conto di come nei contrasti e nelle esasperazioni ideologiche e dialettiche si inserisca l’influenza delle grandi potenze, ivi compresa la Cina che sta estendendo la sua influenza nel medio Oriente, in Africa e nello stesso bacino Mediterraneo.

Quel che sta accadendo tra Israele e l’Enclave Palestinese di Gaza, controllata da un movimento ritenuto terroristico dalla stessa Unione Europea, è, a guardare nei fatti, conseguenza prima della debolezza dell’UE, ma anche del desiderio latente degli Stati Uniti di liberarsi dalle funzioni di gendarme mondiale. Ma, soprattutto, giocano un ruolo decisivo l’instabilità politica di Israele, la fragilità delle autorità palestinese, quella guidata da Abu Mazen e le aspirazioni alla restaurazione dell’egemonia turca da parte di Erdogan.

Infatti, a considerare gli avvenimenti, la radicalizzazione di un conflitto latente da decenni consente al Primo Ministro israeliano di guadagnare tempo e consensi rispetto a una condizione minoritaria del suo Parlamento, come favorisce il Palestinese Abu Mazen che rinvia da anni elezioni politiche e infine avvantaggia gli estremisti di Hamas che mirano a rafforzare il radicalismo islamico e il loro potere sulla striscia di Gaza.

Debolezza dell’Europa, impegno del Papa

Paradossalmente i bombardamenti israeliani, i razzi scagliati da Hamas, i tumulti nelle etnie palestinesi, sono conseguenza di una più generale crisi di leadership e della ennesima conferma dell’incapacità dell’Europa di imporsi come interlocutore autorevole e rispettato di paesi e popoli ben conosciuti e legati da secoli alla sua storia e alle sue vicende.

Ancora una volta, in questo vuoto e in queste debolezze spicca l’impegno del Papa e della diplomazia vaticana a lavorare perché cessino gli scontri armati e si restaurino orizzonti pacifici.

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