mercoledì, 16 Giugno, 2021
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Molea (Aics): “Ridare dignità allo sport di base”. Nel Pnrr nulla per professionisti della promozione sociale e sportiva

“Dalle ultime indagini emerge che il 6% delle associazioni sportive ha già definitivamente chiuso i battenti, il 2% chiuderà nel 2021, il 66% sarà in condizioni di riaprire solo parzialmente le attività e si troverà a dover far fronte a un’emorragia di iscritti”. Lo ha detto la sottosegretaria con delega allo Sport, Valentina Vezzali, in audizione davanti alle commissioni riunite Cultura di Camera e Senato, sulle linee programmatiche del Governo in materia di sport. Nel PNRR sono stati destinati 1 milione di euro allo sport di cui, però, 700 milioni destinati esclusivamente a interventi su palestre scolastiche, soprattutto nelle aree disagiate. Abbiamo chiesto un commento all’ onorevole Bruno Molea, presidente di uno dei maggiori enti di promozione sportivi, l’AICS, Associazione Italiana Cultura e Sport.

Presidente, come commenta le scelte del governo per quanto riguarda lo sport?
Condivido pienamente il bisogno di intervenire sull’edilizia scolastica, conosco bene la situazione di alcune realtà al sud. Ma è un po’ come costruire una autostrada senza avere le macchine, che l’hai costruita a fare? In questo momento sono a rischio chiusura migliaia di società sportive, quelle che dovrebbero far funzionare le palestre su cui si intende intervenire.

 Può darci qualche numero per aiutarci a capire la grandezza del problema?
L’Aics, che è una delle 4 maggiori associazioni di promozione sportiva in Italia, prima del Covid contava 1 milione e duecento tesserati e 12.600 società sportive associate. Oggi ne ha circa 10.500, ne ha già perse duemila. In tutto siamo 15 enti di promozione, possiamo ipotizzare 25.000 società che chiudono. In ogni caso, stiamo parlando di un mondo di circa 10.000 milioni di utenti e 100.000 società, che meritavano considerazione.

Numeri che oggettivamente impressionano. È un fallimento della politica in genere o di questo governo?
Chi sta governando non dimostra alcuna sensibilità verso il tema. Il precedente esecutivo, con tutti i suoi limiti, ha cercato di difendere lo sport, soprattutto quello di base, quello dei diversamente abili, insomma di farne emergere il valore sociale.

Pensate di fare qualcosa?
Lo abbiamo gridato ai quattro venti insieme alla sottosegretaria Vezzali. Delle due l’una, o si dice che lo sport non serve a nulla o se si dice che il valore dello sport è immenso dal punto di vista sociale allora lo si dimostri con fatti concreti. Migliaia di società sportive hanno problemi economici grandissimi, perché è da un anno che sono ferme, società che comunque nel territorio hanno fatto investimenti, hanno acceso mutui, si sono messi nelle condizioni di realizzare impianti sportivi per migliorare l’offerta ai cittadini e a loro non viene data nessuna risposta di ripartenza.

 Chiedete una distribuzione diversa delle risorse o un maggiore investimento?
Lo sport, per il ruolo che ricopre nella lotta alle discriminazioni e come forte elemento di coesione sociale, deve avere una sua considerazione a tutto tondo, fatta non solo di enunciamenti ma anche di azioni concrete. Meritava un suo riconoscimento esplicito come la scuola, insieme alla quale contribuisce nel processo formativo dei ragazzi che saranno i futuri adulti nel nostro paese. L’investimento nelle scuole andava fatto, ma se non hai più le società sportive che riempiono le 900 palestre, che te ne fai? Qualche ora di ginnastica?

Valore sociale ma anche sanitario, di prevenzione e cura delle malattie, soprattutto infantili…
Che lo sport sia uno strumento di prevenzione delle malattie e che, quindi, rappresenti un risparmio per la sanità è ormai noto a tutti, ma poi non si fa nulla per chi si fa carico di mettere in pratica le best practise.

Non siete neanche riusciti ad ottenere un aumento delle ore di educazione fisica nelle scuole e lo sport nelle materne?
Lasciamo perdere questo argomento che ci portiamo dietro addirittura dai tempi della riforma della scuola. Abbiamo da sempre chiesto che l’educazione fisica non fosse una materia residuale come l’ora di religione – senza assolutamente disprezzare l’ora di religione -, ma che diventasse veramente una materia, per tutti i benefici in termine di salute e di sviluppo per tutti i giovani che vanno a scuola. Ma se pensiamo che nella nostra costituzione la parola sport non esiste, questo dà la dimensione della scarsa considerazione in Italia nei confronti di una attività, quella del movimento sportivo, che, oltre a tutto, muove anche qualche punto di Pil.

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