mercoledì, 16 Giugno, 2021
Attualità

Crisi e conflitti della magistratura: se la toga si guarda allo specchio

Il malessere  esploso all’interno della magistratura e che ha coinvolto il suo organo di autogoverno impone una riflessione severa non più rinviabile.
In gioco c’è la fiducia dei cittadini nell’amministrazione della Giustizia .Essa può essere mortalmente ferita dalla perdita di credibilità di coloro che hanno il compito di applicare le leggi.

L’indipendenza dell’ordine giudiziario è un valore da preservare per mantenere l‘equilibrio dei poteri ed evitare quello che si chiama “uso politico della giustizia”. Ma l’autonomia di cui devono godere le toghe non può trasformarsi in una specie di mondo parallelo in cui i magistrati  creano una sorta di  “autodichìa” svincolata dalla valutazione delle conseguenze che certi comportamenti possono avere sulla vita democratica.

 

NON SOLO POLITICIZZAZIONE

Della politicizzazione di alcune frange, minoritarie, della magistratura si è scritto tanto. La colpa di questa politicizzazione non è solo della politica che vuole sconfinare ma anche di alcuni magistrati che cercano di usare la politica per finalità che nulla hanno a che vedere con il corretto esercizio delle loro funzioni.
Ma non c’è solo questo. Esiste anche il problema delle correnti che spesso diventano piccole cittadelle di potere che si combattono tra loro con spirito corporativo gestendo nomine e carriere in modo discutibile.
Accanto ai magistrati eroi della lotta al terrorismo e alle mafie, esistono tanti altri che nel silenzio e fuori dai clamori dei media svolgono il loro lavoro con dedizione e serietà .Ma poi c’è una zona grigia dedita a lotte intestine, con rapporti poco lineari con la politica, che si sente autorizzata da non si sa quale principio, norma o consuetudine a comportarsi con disinvoltura e in maniera  autoreferenziale. Non ci riferiamo a comportamenti contra legem o meritevoli di procedimenti disciplinari. Quello che non va è il malcostume di alcuni magistrati che si sentono sciolti dall’obbligo di rispettare l’etica della responsabilità che va oltre la legalità. Il fatto di essere indipendenti, di sentirsi protetti  dall”ombrello dell’autogoverno o della propria corrente non può autorizzare nessuna toga a non valutare  l’impatto che certi comportamenti possono avere sui cittadini e sull’immagine complessiva dello Stato. Una magistratura litigiosa, ripiegata su stessa, narcisista non è quella che la nostra Costituzione ha disegnato

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