mercoledì, 4 Agosto, 2021
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Confcommercio e Fipe: “I Comuni diano più spazi esterni ai locali”

Il coro di proteste contro il “coprifuoco” alle 22 continua. La decisione del Governo agita il mondo del commercio e dei locali pubblici Tra le tensioni emerge anche una possibile intesa tra la Federazione italiana pubblici esercizi e i Comuni, con un appello all’Anci di dare possibilità a tutti gli esercizi di poter concedere il maggior numero di spazi esterni in modo da dare a tutti la possibilità di riavviare l’attività. Una iniziativa che la Fipe farà nelle prossime ore e, se accolta: “Sarebbe un bel segnale di unità e di voglia di uscire dal pantano tutti insieme”, sostiene la Federazione dei locali.

A tenere banco tuttavia è sempre la possibilità di protrarre l’orario di chiusura e proporre al Governo di rivedere la decisione di blocco.

“Scelta scientificamente e socialmente incomprensibile”, attacca il presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani, “incoerente rispetto alle finalità che si propone, perché comprime gli orari e favorisce comportamenti disordinati e opposti”. Quanto ai ristori, gli imprenditori sottolineano di essere “esasperati dal ritardo nel comunicare nel dettaglio le misure compensative più volte annunciate. Le chiusure devono essere accompagnate da sostegni equi, come peraltro suggerito dalla stessa Banca d’Italia nelle audizioni parlamentari. I dichiarati giusti propositi di attivare ristori perequativi, progressivi, selettivi e proporzionati ai danni devono trovare riscontro immediato nei provvedimenti di politica economica del governo.

Chi è stato maggiormente penalizzato deve essere maggiormente sostenuto”. Stoppani ricorda poi che “alle condizioni del decreto legge sulle riaperture oltre la metà dei pubblici esercizi italiani non può di fatto farlo”. “se il 15 maggio il Governo ha preso l’impegno di vaccinare tutti gli over 70 di questo Paese, riteniamo giusto che prenda anche l’impegno a riaprire le attività all’interno a pranzo e a cena applicando i rigorosi protocolli già approvati”. Il grido disperazione della Federazione è nei numeri: “l’elemento fondante dell’identità ed attrattività dell’Italia sta morendo. Abbiamo già pagato con oltre 22mila imprese chiuse nel 2020, la perdita di 250mila posti di lavoro e ingentissimi danni economici”. Disappunto si registra anche nell’intervento del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.

“Le aperture per le sole attività all’aperto rischiano di penalizzare almeno la metà delle imprese che non possono usufruire di questa possibilità”, calcola Sangalli, “Per i pubblici esercizi della montagna, poi, è una doppia penalizzazione considerate le condizioni climatiche”. “Chiediamo” aggiunge Sangalli, “due ulteriori accorgimenti: favorire una sensibilizzazione nei confronti delle amministrazioni locali nel permettere di utilizzare nuovi spazi pubblici, così da  maggiore vivibilità delle nostre città e territori; anticipare prima possibile le aperture anche all’interno, con distanziamento e protocolli di sicurezza”.

Il 46,6% dei bar e dei ristoranti italiani non ha infatti spazi all’aperto, una percentuale peraltro che nei centri storici, soggetti  a regole molto più stringenti, aumenta considerevolmente. “Se questo è il momento del coraggio”, scandisce Fipe, “che lo sia davvero. I sindaci mettano a disposizione spazi extra per le attività economiche che devono poter apparecchiare in strada ed evitare così di subire, oltre al danno del lockdown, la beffa di vedere i clienti seduti nei locali vicini”. Nelle prossime ore”, annuncia la Federazione, “chiederemo all’Associazione nazionale dei Comuni italiani di collaborare con noi per spingere i sindaci a concedere il maggior numero di spazi esterni extra, in via del tutto eccezionale e provvisoria, agli esercizi che in questo momento ne sono sprovvisti”.

 

 

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