mercoledì, 5 Ottobre, 2022
Società

Calcio, donne alla riscossa

L’immagine, quella più innovativa, vincente, fresca e pulita è affidata alle “ragazze che vogliono giocare al calcio”, che hanno dimostrato in Nazionale gioco, lealtà, impegno, determinazione e successo. Con loro sono aumentate tesserate e spettatori e rappresentano un assist al gioco vero quello sofferto e combattuto, rispetto a quello che dai campi di calcio si è trasferito sempre più negli studi televisivi e sulle riviste scandalistiche e di moda.

Fuori dall’effetto Azzurre il mondo del calcio è sempre più un pianeta che la cui forza gravitazionale è fatta di materia oscura, denaro, Tv e riviste di gossip affidate alle fidanzate dei campioni capricciose e belloccie. Il vortice di interessi economici dei club, la discesa in campo di instancabili commentatori/commentatrici per ogni palato e gusto, riyalties televisive, stadi urlanti, schede Internet e tifoserie contrapposte e violente, di affari, e infine con il ritorno in campo della serie A inizia il gioco vero con tutto il suo immaginifico spettacolo.

Tutto si fa per quei 90 minuti di squadre in campo – show che si rinnova di volta in volta, una palpitante gara che tiene unito il pianeta del pallone -. Spenti i fari degli stadio c’è a seguire una settimana di interviste, approfondimenti millimetrici su tutto ciò che si è fatto e non fatto sul campo. Una forza quella del calcio che riesce a innescare passioni nazionali e locali che nessun altro spettacolo può vantare. I numeri dimostrano la potenza di un fenomeno illimitato. A leggere le 136 pagine della 9a edizione del ‘ReportCalcio’ si ha la conferma dell’impatto socio-economico del calcio italiano . Un giro di affari che supera i 3 miliardi di euro annuì. Ventotto milioni di tifosi, 4,6 milioni di praticanti, quasi 1,4 milioni di tesserati e circa 568 mila partite ufficiali disputate ogni anno (di cui il 64% di livello giovanile).

A dare nuova spinta e una immagine vincente, riferisce “ReportCalcio”, sono le calciatrici che piacciono al pubblico tanto da essere un richiamo di nuove tifoserie con la soddisfazione del botteghino . Negli ultimi 10 anni il calcio femminile si è imposto, e lo dimostrano anche le 7 mila tesserate in più. “Tra i trend più interessanti da analizzare figura sicuramente la forte crescita del movimento femminile”, si sottolinea nel ‘ReportCalcio’ 2019, “un tema reso ancora più attuale dall’ottimo risultato raggiunto dalla Nazionale femminile ai Campionati Mondiali 2019, a cui l’Italia non riusciva a qualificarsi da 20 anni; solo negli ultimi 10 anni, le calciatrici tesserate sono infatti aumentate del 39,3%, passando da meno di 19.000 a quasi 26.000.

E dopo la bella cavalcata dell’Italia di Milena Bertolini al Mondiale francese, una corsa terminata ai Quarti di finale con l’Olanda dopo aver tenuto incollati davanti alla Tv milioni di telespettatori, il numero di tesserate è destinato a crescere nei prossimi mesi”. Auspicio poi centrato. Il calcio genera inoltre da sempre una attrazione irresistibile per i bambini che vogliono fare sport e magari pensare ad un futuro di glorie e da campione. La proliferazione delle scuole calcio è l’aspetto più vero sella passione che significa esercizio, disciplina, impegno e talento. Le scuole calcio rivestono un ruolo strategico, non solo per la possibilità che vengano fuori dei campioni, – che poi è la speranza di ogni baby calciatore – ma per il giro di interessi e aspettative che riesce a innescare.

Ad essere coinvolti non sono solo i ragazzi ma in modo diretto e viscerale anche i genitori. In Italia ci sono 7 mila scuole calcio (per avere un paragono le scuole medie in Italia sono anch’esse 7 mila) destinate ai bimbi che accedono per la prima volta ad un’attività sportiva attiva. L’effetto campione però è per lo più illusorio: da una platea di 300 mila “pulcini” si arriva a 4-5 mila che possono sperare di indossare la maglia di una squadra di serie A. Di questi aspiranti protagonisti ne rimangono in corsa solo meno di 500, infine ad indossare una maglia della prima serie rimangono davvero in pochi, solo una quarantina di ragazzi che riescono ad avere i riflettori puntati su di loro.

Le scuole di calcio, naturalmente piacciono e continuano a crescere tanto che hanno convenzioni con strutture scolastiche ed uno staff qualificato che intrattiene costantemente rapporti con i genitori. Quello dei genitori è un capitolo controverso perché spesso sono loro a fare pressioni in ogni verso creando non pochi problemi. “La difficoltà maggiore è rappresentata dalla gestione dei genitori”, osservano i psicologi che seguono da vicino le scuole calcio cercando di ridurre tensioni e conflitti fuori e dentro i terreni di gioco.

Nei primi anni di inserimento e fino agli 8 o 9 anni di età, osservano i psicologi, non si riscontrano grosse difficoltà; attorno ai 10 anni comincia a crescere l’ansia e la convinzione di avere in casa un talento, “il fenomeno”. Tra gli 11 è i 12 anni si contano 150 mila associati. A 16 anni dei potenziali campioni ne rimangono convinti di proseguire la carriera meno della metà. Detto in altri versi dei 300 mila ragazzini sicuri di fare da grande il calciatore su ogni dieci, 3-4 ragazzi abbandonano scarpette e pallone, quando arrivano alla adolescenza. Il resto si distacca strada facendo. Più determinate invece le ragazze dopo i goal della nazionale femminile si è registrata una impennata del 35-40% di presenze in più di ragazzine nell’attività di base delle diverse società.

A favore il boom, secondo gli esperti del mondo giovanile del calcio, c’è anche un deciso lavoro federale che ha puntato molto sullo sviluppo dell’attività femminile. Sulla forte spinta voluta dall’Uefa, la Figc ha dato vita a numerose iniziative, che vanno dagli Open Day in diverse città, a Roma, ad esempio, ha richiamato oltre 200 bambine che si sono mostrate interessate al calci non mutuata da quello maschile. Ossia un percorso calcistico, agonistico e di preparazione diverso con tecniche innovative. Infine ci sono le agevolazioni economiche che, soprattutto a livello dilettanti, vengono attuate per dare un incentivo alla iscrizione di squadre ai campionati femminili.

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