sabato, 17 Aprile, 2021
Attualità

PNRR e spese militari, l’ira dei pacifisti contro le “bombe verdi”

“Non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari”. È la voce di Papa Francesco contro il ritorno al riarmo delle Nazioni. Un appello che richiama l’attenzione sugli investimenti nel settore bellico .A rilanciare questo tema c’è una presa di posizione della Rete Italiana Pace e Disarmo, che intravvede nella riscrittura dei progetti del Recovery Fund un sostegno non indifferente all’industria bellica italiana. Secondo i pacifisti, dietro l’idea di “innovazione” in chiave “sostenibile” si cela qualcosa di diverso dall’uso civile. L’indizio di nuovi sostegni economici salterebbe fuori dalle relazioni definite e votate dalle Commissioni competenti di Camera e Senato, . Per la Rete Italiana Pace e Disarmo una parte dei fondi del Recovery, avrebbe avuto il via libera per investimenti militari, “promuovendo l’attività di ricerca e di sviluppo delle nuove tecnologie e dei materiali. Anche in favore degli obiettivi che favoriscano la transizione ecologica”.  Quello che più impensierisce la Rid è la bozza stilata in Senato, dove si annuncia che è utile “promuovere una visione organica del settore della Difesa, in grado di dialogare con la filiera industriale coinvolta, in un’ottica di collaborazione con la realtà industriali nazionali, think tank e centri di ricerca”.  Che i progetti ci siano non è un mistero, alcune ipotesi e indicazioni erano state rese note a settembre 2020 dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero della Difesa. Fra i progetti quello relativo agli “elicotteri di di nuova generazione FVL”. Il sospetto dei pacifisti che nel passaggio tra il Governo Conte e quello Draghi sia accaduto qualcosa.

FONDI EUROPEI PER NUOVE ARMI?

Una parte dei fondi del Recovery Plan verrebbe destinata per rinnovare la capacità e i sistemi d‘arma a disposizione dello strumento militare. Un tentativo di greenwashing, di lavaggio verde, dell’industria delle armi che la Rete Italiana Pace e Disarmo stigmatizza e rigetta”, si legge nel comunicato,

Ad aprire a questa possibilità è stato il Parlamento, a quanto risulta dalle Relazioni definite e votate in questi giorni dalle Commissioni competenti. Nel testo licenziato dalla Camera si raccomanda, riferiscono i pacifisti, di “incrementare, considerata la centralità del quadrante mediterraneo, la capacità militare dando piena attuazione ai programmi di specifico interesse volti a sostenere l’ammodernamento e il rinnovamento dello strumento militare, promuovendo l’attività di ricerca e di sviluppo delle nuove tecnologie e dei materiali, anche in favore degli obiettivi che favoriscano la transizione ecologica, contribuendo al necessario sostegno dello strategico settore industriale e al mantenimento di adeguati livelli occupazionali nel comparto”.

Viene inoltre ipotizzata la realizzazione di cosiddetti “distretti militari intelligenti” per attrarre interessi e investimenti.

“Diversamente dalle bozze implementate dal precedente Governo Conte”, sottolinea ancora la Rete Italiana Pace e Disarmo, “in cui l’ambito militare veniva coinvolto nel PNRR solo per aspetti secondari come l’efficienza energetica degli immobili della Difesa e il rafforzamento della sanità militare, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza potrebbe quindi destinare all’acquisizione di nuove armi i fondi europei per la rinascita dell’Italia dopo la pandemia. Un comparto che, è bene ricordarlo, già riceverà almeno il 18% quasi 27 miliardi di euro dei Fondi pluriennali di investimento attivi dal 2017 al 2034”

“Anche se green le bombe sono sempre strumenti di morte”, polemizza la nota della Rete Italiana Pace e Disarmo, “non portano sviluppo, non producono utili, non garantiscono futuro. La Rete italiana Pace e disarmo denuncia la manovra dell’industria bellica per mettere le mani sui una parte dei fondi europei destinati alla Next Generation”. Nel documento si rimarca anche come sono rimaste “lnascoltate le associazioni pacifiste”.

Nel corso della discussione di queste settimane sono stati auditi rappresentanti dell’industria militare (Aiad, Anpam, Leonardo spa) mentre non sono state prese in considerazione le 12 Proposte di pace e disarmo per il PNRR elaborate dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e inviate a tutte le Commissioni competenti”. I pacifisti non intendono tornare indietro e chiedono al Governo che le proposte della società civile fondate sulla costruzione della convivenza e della difesa civile non violenta, “siano ascoltate, valutate e rese parte integrante del nuovo Piano che, sollecitano, l’esecutivo dovrà elaborare, spostando dunque i fondi dalla difesa militare”.

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