sabato, 23 Ottobre, 2021
Società

Per Sarah Everard e le donne uccise due volte

Perché non si può morire a 33 anni, perché non si può uscire di casa un giorno e non tornarvici mai più, perché non si può avere paura delle persone che dovresti chiamare quando hai paura. Perché l’omertà e la paura ci porteranno all’autodistruzione.

Perché sono arrabbiata, perché vorrei urlare, urlare che mi dispiace per te Sarah, come mi dispiace per tutte le altre donne.

Perché ho paura ogni giorno della mia vita di diventare la prossima Sarah.

Perché si “non tutti gli uomini sono così”, ma finché ci sarà anche solo un uomo che fa del male ad una donna allora dovremmo combattere come se fossero tutti, dovete svegliarvi, aprire gli occhi e vedere lo schifo di mondo in cui purtroppo ci troviamo.

Perché vorrei essere stata con Sarah e averla aiutata, perché vorrei stringere la mano ad ogni donna del mondo, perché almeno una volta nella vita ha avuto paura di essere donna.

Perché non contano i vestiti che ci mettiamo, perché posso uscire in tuta ed essere comunque stuprata.

Perché non è giusto che Sarah debba aver provato tutto quel dolore.

Perché non è giusto, che un poliziotto, colui che dovrebbe proteggere, sia riuscito a fare qualcosa di così orribile e dovrà pagare, dovrà avere quello che si merita, ma non basterà mai, nessuna sentenza potrà riportare qui Sarah.

Perché non si può far finta di nulla.

Perché Sarah non è la prima e non sarà l’ultima, e non è giusto.

Perché si “non sarete tutti così” ma non lottare con noi, non aiutarci, non cambiare le cose, è come pulire un’arma del delitto dalle impronte dell’assassino.

A Sarah e a tutte le altre donne uccise due volte, prima dai loro aguzzini e poi dalla legge che li ha
coperti e dalla società che li ha giustificati.

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