sabato, 15 Maggio, 2021
Sanità

Con 90mila infermieri in campo senza esclusività, immunità di gregge entro tre mesi. Proposta Fnopi

Discesa in campo degli infermieri. Arriva, e appare una ottima idea per tempi rapidi e spesa contenuta, la proposta della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) al Governo e alle istituzioni, per far presto e bene. In sintesi gli infermieri potrebbero garantire da un mese e mezzo a tre mesi, vaccinare il 75% della popolazione. In base ai tempi scelti il costo sarà tra 150 e 400 milioni in tutto.

Sarà, tuttavia, necessario allentare il vincolo dell’esclusività attuale per gli infermieri dipendenti e immettere quindi, secondo modelli già disegnati, anche sul territorio e a domicilio quasi 90mila (se non di più) vaccinatori che oggi possono operare solo negli ospedali. “Risultato”, sottolinea la Federazione, “entro inizio estate si potrebbe raggiungere l’immunità di gruppo (o di gregge) necessaria per allentare vincoli e restrizioni. “Ma”, infatti c’è sempre un “ma”, “di infermieri ce ne sono pochi e quelli che lavorano nel Servizio sanitario nazionale ossia ‘i dipendenti’ non possono uscire dalle mura della loro azienda per operare sul territorio e a domicilio”.

Togliere il vincolo della esclusività agli infermieri dipendenti

Ecco quindi la proposta della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, che rappresenta i 454mila infermieri presenti in Italia. “Il vincolo dell’esclusività oggi costringe gli infermieri dipendenti”, spiega il Fnopi, “quelli visti ai letti dei malati nelle terapie intensive e primi vaccinatori e vaccinati negli ospedali per rendere questi Covid-free, a operare solo nella struttura da cui dipendono, mentre un allentamento della norma gli consentirebbe di operare anche sul territorio e a domicilio e, un domani, di assistere sul territorio chi ne ha bisogno”.

In pratica basterebbero per ottenere il risultato due ore di lavoro in più per ogni infermiere, compensato o in base a scelte regionali o con 500 euro al mese in più (per tre mesi) o ancora con una cifra di circa 10 euro a vaccinazione, pari a quella indicata come riferimento per altre categorie professionali.

Ma in questo momento paradossalmente, e per la prima volta, non è la spesa – comunque contenuta – il riferimento: è il risultato. “Che si tradurrebbe con la scelta meno dispendiosa per il Servizio sanitario nazionale”, calcola la Federazione, “per ottenere in tre mesi di vaccinazioni intensive dosi permettendo, la copertura di circa 45 milioni di italiani: il 75% della popolazione appunto”.

La Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, ha così articolato e sviluppato la proposta dal punto di vista tecnico e l’ha inviata alle istituzioni competenti che ora dovranno decidere (anche politicamente) il da farsi.

Integrare gli organici con almeno 35mila professionisti

Altre proposte della Federazione che avrebbero comunque un effetto a lungo termine e non solo sulla pandemia, sono poi quelle di integrare gli organici infermieristici oggi carenti di oltre 53mila unità, con almeno 30-35 milia professionisti che, se anche dedicati in questo momento alle vaccinazioni con risultati analoghi nei tempi e nei modi, potrebbero poi continuare ad assistere fragili, cronici, anziani e tutta la popolazione secondo i suoi bisogni di salute e prevenzione. Infine, è possibile anche l’utilizzo degli infermieri libero-professionisti (oltre 30mila disponibili), ma non con una premialità al ribasso come quella indicata nei bandi che hanno cercato finora, senza successo, vaccinatori.

Il modello eventualmente da tenere presente, secondo la Fnopi, è quello già usato dalla protezione Civile nella prima fase della pandemia per creare le task force di medici e infermieri inviati nelle Regioni più colpite: una retribuzione uguale per tutti (medici e infermieri, appunto, che svolgerebbero la stessa funzione) e obiettivi chiari e veloci da raggiungere per uscire al più presto dalla pandemia.

“La parola alla politica, quindi. La Fnopi è come sempre disponibile”, sottolinea in conclusione la Federazione, “ma in tempi brevi vista l’emergenza ha disegnare il nuovo modello assieme alle istituzioni e anche in raccordo con le altre professioni”.

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