sabato, 24 Agosto 2019
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Sanità, no al centralismo statale

“In un paese che vuole l’autonomia differenziata, che anche al Sud accoglie la battaglia e la sfida per il Regionalismo, non capisco perché non si possa riconoscere una discrezionalità regionale in tema sanitario”. La professoressa Clelia Gorga, avvocato, docente a contratto di Principi Costituzionali all’Università telematica Pegaso, autrice del volume “L’autodichia delle Camere bella giurisprudenza costituzionale”, è contro il centralismo statale in ambito sanitario.

Clelia Gorga
Clelia Gorga

Quale è il suo giudizio complessivo sul Sistema Sanitario Nazionale?
 “Il servizio sanitario nazionale, pur nelle sue difficoltà e nella complessa gestione soprattutto economica, assolve ad un ruolo essenziale per una democrazia moderna. Garantire a tutti, indipendentemente dal reddito il diritto alle cure è un compito del servizio sanitario nazionale. Ciò che la politica deve garantire, ciò che deve fare è impedire che le differenze sostanziali tra le parti del paese, pensiamo a nord e sud, diventino limitative o peggio ostative per i diritti intangibili delle persone”.

Cosa pensa delle nomine dei dg delle Asl gestite dalla politica regionale?
“La gestione della sanità a livello regionale sta dando i suoi frutti. Si pensi alla Regione Campania, che era in grave deficit e oggi ha raggiunto il pareggio di bilancio per cui ci si chiede come mai oggi sia ancora commissariata alla luce anche del fatto che sta dimostrando di avere da un lato gli anticorpi per combattere fenomeni quali lassismo e incapacità. Dall’altro, però, vi è una nuova sensazione, quella di una classe dirigente che vuole governare e non può essere commissariata per decenni. Insomma a fronte di questi risultati non si capisce perché la gestione non possa essere direttamente in capo alla Regione”.

 È favorevole o contrario ad un ritorno ad un sistema centralizzato, limitando le prerogative delle Regioni?
“Era quello che dicevo prima: in un paese che vuole l’autonomia differenziata, che anche al Sud accoglie la battaglia e la sfida per il Regionalismo, non capisco perché non si possa riconoscere una discrezionalità regionale in tema sanitario. La centralizzazione, negli anni, ha prodotto guasti e problemi. La gestione regionale, giusto per citare qualche numero, ha fatto sì che nell’ultimo tavolo al ministero sia stato riconosciuto come la Campania abbia superato la soglia dei 160 punti nella griglia dei livelli essenziali di assistenza per il 2018”.

La cosiddetta malasanità dipende solo da errori dei medici?
“Purtroppo l’errore umano è un fatto da considerare sempre. Il dramma è che quando parliamo di medici quell’errore umano può costare una vita. Ecco perché, e parlo anche e soprattutto da avvocato, l’errore medico è uno dei più complessi da giudicare. Non va sottovalutato del resto anche il contesto in cui il medico si trova ad operare. Numerose sentenze hanno riconosciuto che i medici che operano in realtà difficili, complesse con turni lunghi e con situazioni di stress evidenti, corrono il rischio di commettere qualche errore in più. Ecco perché nel contesto generale va considerato anche questo aspetto”.

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