mercoledì, 4 Agosto, 2021
Economia

Galeries Lafayette provata dalla crisi, ritorno alla normalità nel 2024

Duramente colpito dalla crisi sanitaria, il gruppo Galeries Lafayette ha evidenziato le proprie difficoltà attraverso le parole del suo direttore generale, Nicolas Houzè. In un’intervista con JDD, il manager ha precisato che i department store del gruppo hanno perso il 50% delle vendite nel 2020 e che non prevede un ritorno ai livelli ante crisi prima del 2024. “L’anno scorso abbiamo perso quasi la metà del nostro giro d’affari, ossia 1,7 miliardi di euro. Non avevamo mai subito un simile colpo in 125 anni di storia”, ha dichiarato Houzè. Oggi Galeries Lafayette sta ancora patendo delle restrizioni sanitarie, a causa della chiusura di oltre 20.000 metri quadrati di punti vendita dalla fine di gennaio. Lo scrive FashionNetwork Italia.

Il manager definisce “ingiusta e ingiustificata” la chiusura del 30% dei negozi del gruppo, che generano il 70% del fatturato e impiegano 7.000 collaboratori. Anche se la crisi ha “accelerato la nostra svolta digitale, le vendite online, che rappresentano il 5% dei nostri ricavi globali, non compensano le chiusure”, ha spiegato Houzè, aggiungendo che tutto un ecosistema è in sofferenza, soprattutto i brand commercializzati nei department store del gruppo. Secondo il dirigente, “non è mai stato dimostrato che i nostri negozi fossero luoghi pericolosi. Sui 4.000 dipendenti che lavorano in Haussmann, abbiamo avuto 200 casi positivi, di cui solo il 10% sul posto di lavoro, dal 30 maggio”.
Tuttavia, Houzè si dice convinto che la clientela straniera, “che rappresenta il 60% del fatturato del flagship store Haussmann”, che attualmente non può viaggiare a causa della crisi sanitaria, “ritornerà”.

Di conseguenza, “questo implica che non possiamo ridurre il personale o fare scelte drastiche per rimodellare i nostri negozi”, dichiara. Su questo punto, il gruppo ha comunque avviato alla fine dello scorso anno un piano di riorganizzazione basato sulle dimissioni volontarie di circa 185 dipendenti, principalmente nella sede della società. Il gruppo ha ottenuto lo scorso anno un prestito garantito dallo Stato di 300 milioni di euro ed è attualmente in trattativa per la copertura dei suoi costi fissi, limitati a 10 milioni di euro, “il che rappresenta per noi solo l’equivalente di una settimana di inattività. L’idea non è quella di vivere grazie agli aiuti dello Stato, ma di ripartire”, conclude Houzè.

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