domenica, 19 Settembre, 2021
Editoriale

Robiglio: Piccola Industria con Draghi 

Una sola parola che esprima il suo stato d’animo di presidente di Piccola Industria. Carlo Robiglio la cerca per Draghi e la trova subito: “entusiasta”. Non è poco per un esponente degli industriali e di Confindustria che finora ha sottolineato criticamente molte mosse dell’ex premier Conte. La musica adesso è cambiata.
“Le parole di Draghi sono in totale sintonia con quello che diciamo da tempo”, sottolinea Robiglio, “I temi della formazione continua, dell’innovazione, del ruolo sociale dell’impresa sono nel nostro Dna, fanno parte del nostro patrimonio. E, dopo la pandemia, uno dei temi decisivi sarà il rafforzamento del capitale e la capacità di investimento”. Lo spirito di entusiasmo e le prossime sinergie sono apparse sulle colonne di Avvenire dove il presidente di Piccola Industria ha elencato i motivi di adesione e la possibilità di una convergenza su grandi temi strategici per il rilancio dell’economia del Paese. Le richieste delle imprese sono note, vanno dagli strumenti che facilitino il rafforzamento del patrimonio, l’accesso a strumenti finanziari diversi dal credito bancario, la quotazione in Borsa, e il favorire le aggregazioni e fusioni. “C’è una necessità assoluta di crescita dimensionale delle PMI e gli incentivi fiscali sono tra gli strumenti più efficaci”, sottolinea l’esponente di Confindustria. D’accordo su tutta la linea Draghi, il presidente Robiglio chiede lo stop dei sussidi a pioggia, tema per ora annunciato dal premier Draghi, e da esponenti della sua maggioranza, tra questi il neo ministro Daniele Franco e dal commissario europeo Gentiloni.
. “Siamo assolutamente d’accordo”, commenta il presidente della piccola industria, e aggiunge una stoccata contro i miliardi spesi per Alitalia, “Siamo totalmente contrari ai sussidi a pioggia, come alle difese corporative di determinati comparti. Così si irrigidisce il mercato e si finisce per frenare gli investimenti. Tempo fa fui criticato perché dissi che un Paese che butta nella fornace Alitalia il doppio di quanto investe nella scuola non ha futuro. Ne resto convinto, e non solo per Alitalia”. L’analisi di Robiglio è comunque nel merito, ponendo l’accento sulle diverse situazioni di impresa.
“Sono in difficoltà soprattutto le imprese che erano già in sofferenza prima del Covid. Non dimentichiamo che l’economia era già in forte trasformazione”, fa presente l’esponente di Confindustria, “Dunque il tema non è tanto quello dei settori ma dei fattori: chi innova e ha capacità di investire sul digitale, sulla formazione, sulla managerializzazione e sulla responsabilità sociale riuscirà a superare la crisi in maniera virtuosa. Le imprese che non sono pronte al cambiamento invece sono a rischio. La trasformazione non è solo digitale ma è innanzitutto un cambiamento mentale. Mi riferisco ad esempio all’apertura del capitale: alcuni imprenditori fanno ancora fatica a capire che è opportuno farlo, accettare nuovi soci, cedere governance. Invece si troveranno in difficoltà proprio andando in una direzione diversa”. Il nodo dei licenziamenti è affrontato da Robiglio con estrema cautela, ma osserva che si è prossimi a delle decisioni.
“E’ un tema difficile per tutti, a maggior ragione per chi fa impresa, che ha ben presente il valore delle persone all’interno di un’azienda. Però occorre affrontare questo discorso con pragmatismo”, propone, “Per le attività ferme per decreto, è corretto che prosegua il blocco dei licenziamenti, con l’accesso alla cassa Covid gratuita e il differimento degli oneri fiscali e contributivi. Per le imprese che invece hanno ripreso, pur con fatica, a guardare al futuro in una prospettiva di crescita, occorre dare la possibilità di riorganizzarsi e rafforzarsi con piani di investimento. Proprio per questo dobbiamo lavorare alla riforma degli ammortizzatori sociali e alle politiche attive, con l’obiettivo di tutelare le persone attraverso un percorso di formazione e anche di transizione verso altre opportunità lavorative. Non dobbiamo lasciare indietro nessuno”, spera il vice presidente di Confindustria e presidente della Piccola Industria, “ma un’ulteriore proroga generalizzata del blocco dei licenziamenti non è la soluzione perché sposta solo più avanti il problema e ingessa le scelte dell’imprenditore. Oggi, con una figura autorevole come quella del Presidente Draghi e con i fondi europei del Recovery fund, si sta aprendo una stagione di opportunità per il Paese”.
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