domenica, 1 Agosto, 2021
Manica Larga

No Bitcoin? No party

Terrazza Bitcoin. In lista, la gente giusta. Elon Musk, quota 1 miliardo e mezzo di Bitcoin. Il rapper Jay-Z, senza Beyonce, accompagnato stavolta dal fondatore di Twitter, Jack Dorsey. Hanno in mente un progetto per lanciare la moneta virtuale in India e Africa. Poi, il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, che ovviamente al Bitcoin vuole fargli concorrenza diretta. Altri fan tipo Gwyneth Paltrow, Johnny Depp, Madonna e Lionel Messi. E la signora Maria, appena arrivata, borsetta e qualche spiccio. Aspetta Mario, sta lì tra poco. Un tipo sta parcheggiando la sua Bentley, bianca, nuova di zecca, adesso sale.

Il Bitcoin, e più in generale le monete elettroniche, somiglia sempre più, per eterogenesi dei fini, a un party. Non molti anni fa è stato il tempo del crowdfunding. Da sensazione giornalistica, si fece prima nicchia e poi strada nell’industria della finanza alternativa. Danae Ringelmann, cofondatrice di Indiegogo, una delle piattaforme di maggior successo al mondo, disse che la questione era come aggirare la cerchia ristretta degli investitori professionali nel mezzo del credit crunch affinché io, come imprenditore, grazie a Internet, potessi raccogliere soldi dalla collettività per i miei progetti. Una colletta digitale, in parole povere.

Nel tempo, il crowdfunding ha visto molti dei suoi pionieri prendere altre strade. Tipo chi ha considerato conclusa la propria esperienza nel settore lanciandosi in diretta YouTube sulle assicurazioni digitali. Chi ha fatto altre scelte di vita. E chi, appunto, ha virato sulle monete virtuali, definendole “la naturale evoluzione del crowdfunding”. Dice.

Parlando di denaro digitale, il Presidente della Consob, Paolo Savona, lo scorso dicembre lanciò un allarme: “Per ora la dimensione del fenomeno non è molto importante.” Tuttavia, “se guardiamo i grafici di questa attività di trasformazione, da maggio in poi, con la crisi sono balzati alle stelle”. Per questo le banche centrali “devono entrare nel sistema e fare veloce”, se “vogliamo combattere evasione fiscale e la creazione di volume di moneta”. Non a caso le banche centrali si stanno muovendo e, come riporta l’Economist, un quinto della popolazione mondiale avrà accesso a moneta elettronica creata da banche centrali entro il 2024.

Nel frattempo qualcuno prova a raffreddare gli animi, come ha fatto la Consob d’oltremanica, la FCA, sconsigliando l’investimento in cripto valute agli investitori retail, cioè il signor Mario e la signora Maria. Vero, c’è chi si è arricchito, ma c’è anche chi ha perso tutto in un attimo. Senza poi considerare l’altissimo impatto che creare costantemente nuova valuta digitale ha sull’ambiente, dall’elevato consumo di energia fino allo scarto tecnologico rappresentato dai computer esausti utilizzati allo scopo. Non il massimo per tempi in cui si cerca di ridisegnare un mondo più sostenibile e inclusivo.

Eppure, questa storia nata in piena zona recessione, oggi come oggi somiglia sempre più a una lotteria e chissà cosa diventerà. Insomma, come ci ricorda saggiamente il Financial Times, siamo di fronte a qualcosa di diverso da quello che era e da quello che sarà. Perciò, affrettarsi si, ma con giudizio. Ditelo a Mario.

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