martedì, 3 Agosto, 2021
Esteri

L’America è tornata, la diplomazia pure

Nonostante gli effetti del sofferto passaggio di consegne tra Donald Trump ed il nuovo Presidente degli Stati Uniti Joe Biden siano ancora tangibili, l’America punta lo sguardo verso il futuro e si prepara ad affrontare i quattro anni della nuova amministrazione. Lo fa attraverso le parole del nuovo inquilino della Casa Bianca che giovedì scorso, nel suo primo discorso pubblico in tema di politica estera, ha illustrato i punti fondamentali del suo programma. “America is back. Diplomacy is back”, queste sono state le prime parole utilizzate dal nuovo Presidente degli Stati Uniti per descrivere la sua visione di politica estera. Biden è ben consapevole di non poter contare solo sulle proprie forze per affrontare le sfide presenti e future e per questo chiama a rapporto i propri alleati nei confronti dei quali intende mettersi alla guida riassegnando all’America quel ruolo di leader mondiale che con Trump si era indebolito per dare spazio ad un isolazionismo del quale nessuno sentirà la mancanza. Diplomazia multilaterale e valori democratici sono i due pilastri su cui si fonda la visione di politica estera statunitense nel periodo 2020-2024. La necessità di “riabilitare i muscoli atrofizzati di un’alleanza democratica”, così ha dichiarato Biden, indeboliti dai rapporti che Trump ha mantenuto con i partner europei risulta essere fondamentale per elevare la postura degli Stati Uniti sia a livello interno che internazionale.

Tra i vari dossier sui quali il Presidente USA si è soffermato appaiono di particolare interesse quelli relativi a Russia e Cina, ma non solo.

Nonostante permanga la volontà di lavorare con Mosca per estendere di ulteriori cinque anni il trattato New Start, volto alla riduzione delle scorte nucleari, Biden ha assunto una posizione ferma e determinata nei confronti della Russia dichiarando di non restare indifferente rispetto ad eventuali sue aggressioni. A tale scopo il Presidente USA ha già richiesto all’intelligence quattro report su altrettanti casi che la coinvolgono, ed in particolare: sull’attacco cyber portato contro SolarWind attribuito al gruppo hacker ATP29; sul caso Navalny in relazione al quale Biden ha chiesto il suo rilascio condannando, inoltre, i tentativi di Mosca di sopprimere la libertà di espressione; sui presunti pagamenti ai talebani per eliminare truppe statunitensi; sulle supposte interferenze nelle elezioni del 2020. Al fine di procedere immediatamente con i fatti Washington ha deciso di schierare alcuni suoi bombardieri B-1 in Norvegia a presidio della zona Artica, ritenuta di rilevanza strategica sia per Mosca e Pechino che per gli Stati Uniti.

La Cina rappresenta l’ulteriore e scottante dossier presente nell’agenda del Presidente. L’ascesa di Pechino quale potenza mondiale in campo economico e tecnologico, nonché l’autoritarismo e la negazione di ogni forma di democrazia, ha indotto Biden a definire la Cina come principale competitor degli Stati Uniti e a dichiarare di difendere la prosperità, la sicurezza e i valori democratici sottoposti dalle minacce portate dal gigante asiatico. I conflitti oggi sono molto diversi dal passato; si combattono in modo ibrido utilizzando tutti gli strumenti di potere a disposizione di uno Stato sovrano, dall’economia alla politica, dalla diplomazia alla legge, dalla tecnologia allo strumento militare fino alla comunicazione. Biden è consapevole di tutto ciò e forse anche per questo ha dichiarato di essere pronto a lavorare con Pechino se sarà nell’interesse del suo Paese. Nel frattempo, però, ha anche incaricato il nuovo Segretario alla Difesa Lloyd Austin di procedere ad una Global Posture Review per allineare lo strumento militare alla politica estera e alle esigenze della sicurezza nazionale in stretta collaborazione con il Segretario di Stato Antony Blinken.

Infine l’Iran. Nella recente intervista rilasciata alla CBS, il neo eletto Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di non revocare le sanzioni applicate se prima Teheran non fermerà la produzione dell’Uranio. Un’importante presa di posizione anche sullo spinoso dossier mediorientale che vede, inoltre, la fine del supporto alle operazioni offensive in Yemen anche attraverso la cessazione della vendita di armi all’Arabia Saudita che comunque continuerà a supportare contro gli attacchi portati sul suo territorio dagli Stati armati dall’Iran.

Nel corso dell’ultimo anno il mondo è cambiato profondamente. La pandemia ha stravolto le abitudini e i programmi dell’intero pianeta facendo emergere differenze e similitudini tra i vari Paesi rimaste nascoste fino a questo momento.

Dopo quattro anni di amministrazione Trump una parte degli Stati Uniti sente ora la necessità di riprendere la leadership di un mondo diverso. L’alleanza tra le democrazie occidentali deve rappresentare il pilastro su cui fondare una visione condivisa di futuro per il bene, la sicurezza e la prosperità delle future generazioni. Le sfide di oggi non permettono un approccio individuale. “We can’t do it alone” ha dichiarato Biden. Adesso occorre verificare se i leader europei abbiano colto la chiamata del Presidente Americano e se siano disposti a fornire una riscontro adeguato.

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