sabato, 24 Luglio, 2021
Sanità

Pandemia, tamponi e quarantene mandano in crisi la salute mentale degli italiani

Isolamento forzato, mobilità ridotte, quarantene, limitazione dei contatti sociali. Sono questi soltanto alcuni degli aspetti che, nell’ultimo anno, gli italiani hanno imparato bene a conoscere e a rispettare. Ma non tutti a sopportare.

A quasi un anno dall’inizio dell’emergenza Covid-19 iniziano ad emergere le profonde ferite che lo sconvolgimento della crisi pandemica ha procurato nella popolazione, senza distinzione di età, sesso o regione di appartenenza. A farne le spese soprattutto quella fascia di popolazione più esposta e particolarmente fragile, come bambini e anziani. È soltanto di qualche settimana fa l’allarme lanciato dal reparto di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma: dal mese di ottobre ad oggi, in coincidenza con la seconda ondata pandemica, i tentativi di suicidio e autolesionismo sono aumentati del 30%, nel 90% giovanissimi tra i 12 e i 18 anni che hanno cercato di togliersi la vita.

La crudeltà dei dati dimostra ampiamente come si ci può ammalare di Covid anche solo mentalmente e, al di là delle diverse ricerche in corso su questo tema, i segni premonitori degli effetti del virus sulla salute mentale degli italiani sono già presenti: come evidenziato dall’AIFA (l’agenzia nazionale del farmaco) rabbia, frustrazione e incertezza del momento hanno fatto decollare del 35% le vendite di ansiolitici e ipnotici, mentre superano del 28% quelli di antidepressivi.

Stiamo vivendo una situazione che – più che mai – si accanisce sugli anelli più deboli del nostro tessuto sociale. Oltre ai bambini e agli anziani, già citati, penso alle coppie, che prima della pandemia attraversavano già una fase critica ma riuscivano a sopravvivere ed ora, non agevolate dalla forzata convivenza in isolamento tra le mura domestiche, stanno letteralmente esplodendo; alle lavoratrici ed ai lavoratori che risentono delle incertezze occupazionali, in special modo nell’ambito dei settori più colpiti; agli adolescenti, nei quali i problemi creati dal covid si sono integrati alla delicatissima fase evolutiva rappresentata dall’adolescenza, creando una miscela pericolosa che sta causando loro: depressione, autolesionismo, un incremento di ragazzi – cosiddetti hikikomori – che si ritirano a vita isolata nella loro casa, spesso nella loro stanza, rifiutando ogni tipo di rapporto interpersonale anche all’interno del loro nucleo familiare” spiega a La Discussione la dott.ssa Loretta Cavazzini, psicologa, psicoterapeuta, psicologa forense e psicodiagnosta, che precisa: “Per i ragazzi oggi, alle normali pressioni tipiche della tappa evolutiva rappresentata dall’adolescenza, si sono aggiunte ed embricate le obbligate deprivazioni che la pandemia ha imposto a tutti, spesso vissute dai nostri giovani come insormontabili. Tali deprivazioni, a seconda delle fasce d’età, hanno un peso specifico diverso da sostenere ma, certo è che, più il tempo di esposizione si protrae, più la situazione vissuta rischia di lasciare danni, organici e psicologici, che potranno cronicizzarsi e quindi tradursi in danni permanenti”.

 “Tutti, con differenti intensità e modalità espressive, abbiamo pesantemente risentito e continuiamo a risentire della pandemia. Ci siamo trovati, ognuno nel proprio ambito, assolutamente impreparati, a fronteggiarla, in quanto situazione nuova e complicata da comprendere anche per gli addetti ai lavori, ma non dobbiamo gettare la spugna. Molto si può ancora fare e deve essere fatto per una riduzione del danno che è ancora possibile. Quasi tutti noi psicoterapeuti, che in questo ambito godiamo di un osservatorio privilegiato sulle persone, prevedendo i rischi che avrebbero corso in molti, ai primi esordi del coronavirus, abbiamo cercato, inizialmente con qualche difficoltà, di non sospendere il nostro contributo professionale, neanche per un momento, sia per le persone che già seguivamo, sia rendendoci disponibili anche alle nuove istanze che si vedevano arrivare. Abbiamo trasformato rapidamente, anche seguendo le indicazioni del nostro ordine professionale, le sedute presenziali in studio in sedute online che, a parte i pazienti/clienti più giovani e tecnologicamente più agili e preparati, hanno inizialmente suscitato qualche resistenza, attualmente totalmente superata, grazie anche agli ottimi risultati ottenuti ed alla sempre crescente consapevolezza dell’opportunità di mettere in atto la massima prudenza ove possibile”.

 In aumento quindi anche visite psichiatriche e sedute psicologiche, segno inequivocabile di come la recente pandemia stia fiaccando e prostrando anche gli animi più resistenti.

L’isolamento dei ragazzi dal gruppo dei pari, favorito anche dalla didattica a distanza che, seppure indispensabile per motivi sanitari, ha creato forti disagi, per adolescenti e ragazzi; la crisi economica, la cassa integrazione e la disoccupazione per un cospicuo numero di adulti attivi; la paura della malattia, della morte e la solitudine di molti nostri anziani, alcuni dei quali ormai rimasti soli in casa e molto tempo a disposizione…, rappresentano solo piccoli esempi che hanno incrementato la richiesta d’aiuto e favorito purtroppo anche frequenti ricadute. I dati a nostra disposizione non necessitano commenti, ma, non ci arrendiamo, con serietà, professionalità e spirito di servizio, supereremo anche questo!”, ha sottolineato la dott.ssa Cavazzini.

Il contatto diretto con la malattia, in molti casi del lutto, ma anche l’allarme sociale provocato dalla situazione sanitaria ha lasciato tracce indelebili su molti italiani: aumento del consumo di alcol (il 42% degli intervistati dalla Fondazione Veronesi ha dichiarato di aver bevuto di più dall’inizio del lockdown), crisi matrimoniali (con un aumento delle separazioni nel 2020 rispetto al precedente anno del 60%), ansia per la perdita del posto di lavoro (444 mila occupati in meno a causa della crisi, registra l’Istat) o il riadattamento alle nuove modalità produttive legate allo smart working (che ha interessato circa 8 milioni di italiani “agili”).

In questo quadro composito emerge l’urgenza di inserire, tra i temi all’ordine del giorno dell’agenda politica, anche la tenuta psicosociale del Paese. Sempre più in ginocchio, non solo economicamente ma anche mentalmente.

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