martedì, 28 Settembre, 2021
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FIGC, Gravina pronto per un secondo mandato: “Il calcio ha ancora bisogno di riforme”

Gabriele Gravina ha la sua missione da portare avanti. “Sono un perfezionista e voglio chiudere il cerchio”, dice il numero 1 della Figc che, in un’intervista al Corriere della Sera, spiega qual è stata la molla che lo ha spinto a candidarsi per un secondo mandato da presidente federale. Intende concludere “il lavoro fatto finora, che non è finito”, assicurando che la sua è stata comunque “una decisione sofferta”, dal momento che intende “il ruolo in maniera totalizzante e per fare il presidente della Federazione devo rinunciare a molti lati della mia vita privata, affettiva e lavorativa. E’ stato così sino adesso e lo sarebbe anche se fossi rieletto. La mia dedizione alla causa è totale. Ho lasciato il mio ruolo di imprenditore quasi esclusivamente sulle spalle dei miei figli, Francesco e Leonardo e tutte le mie passioni”. Tra le tante soddisfazioni prese:
“L’entusiasmo ritrovato della gente per la maglia azzurra. La Nazionale, dopo un periodo buio, è di nuovo motivo di orgoglio”, mentre ora lo “elettrizza la sfida per il futuro, il 2-0 palla al centro”. In questi mesi ha avuto a che fare anche con il ministro Spadafora che, congedandosi, ha detto che non conosceva lo sport.
“Non sono rimasto sorpreso. Il nostro è un mondo molto complesso.
Le sfumature spesso sono decisive. E se non lo conosci sino in fondo diventa dura…”.

Così come non è stato facile prendere certe decisioni in tempi di pandemia. “Confesso di essere un accentratore, però di notte dormo poco e rifletto. E cambio idea quando le idee degli altri sono migliori delle mie”, dice Gravina che non lega il giudizio sul suo lavoro ai risultati del campo, basandosi su una considerazione. “Nel 2006 abbiamo vinto il Mondiale e l’unica preoccupazione è stata dove mettere la quarta stella sulla maglia. La vittoria è il risultato di un giorno. Un presidente deve capire come si fa a vincere”. Gravina alla guida della Figc, Mancini degli azzurri. “Grazie al suo lavoro, siamo entrati tra le prime 10 del mondo. Sta lavorando bene, il rapporto con lui è ottimo e la condivisione del percorso totale. Ha un contratto solido sino al Qatar e la strada è lunga: c’è un Europeo da giocare, ma anche le finali di Nations e le qualificazioni al Mondiale. Sotto certi aspetti non siamo in grado di competere con i club. Però abbiamo un valore aggiunto: la maglia azzurra che fa battere il cuore”. Si torna al lavoro da finire, al cerchio da chiudere, ai progetti come la riforma dei campionati. Per Gravina il problema non è “quante squadre si tagliano e in quale Lega.
Serve un intervento strutturale. Il tema non è la A a 20 o 18. Il principio vincolante deve essere la sostenibilità. Bisogna ridisegnare i principi della mutualità, studiare la flessibilità degli emolumenti e trovare nuove risorse. Il semiprofessionismo può aiutarci a risolvere il problema. E bisogna raffreddare il sistema delle retrocessioni: 3 su 4 che scendono in Lega Pro rischiano di sparire. E’ una rivoluzione necessaria”.

Tra gli obiettivi anche riportare i tifosi negli stadi. “C’è stato un incontro con il Cts per parlare dell’Europeo a Roma. E’ stato un vertice positivo. Non ci sono preclusioni, neppure per i tifosi delle altre nazioni. Stiamo anche discutendo di una parziale riapertura in campionato. Speriamo che la pandemia non ci giochi un brutto scherzo proprio ora. Sono ottimista, aspettiamo solo l’insediamento del nuovo governo”. Per lui la Superlega “non ha senso. Non risolve i problemi economici e ucciderebbe il valore delle competizioni nazionali. E io non lo posso permettere.
Capisco i sogni dei club, ma Uefa e soprattutto Fifa sono stati chiari”. Sui fondi che potrebbero entrare in serie A, Gravina, dopo aver sottolineato che “con il presidente Dal Pino c’è un ottimo dialogo”, lo considera “un argomento complesso: si ispirano alla pura finanza, ma al centro deve esserci sempre la valorizzazione del prodotto. Però dopo un anno di approfondimenti sarebbe un peccato mandare tutto all’aria”. Per il numero 1 della Figc il calcio si salva: “Rispettando i principi dell’economia di mercato e aumentando i controlli. La sostenibilità deve essere il nostro mantra. Certi stipendi tra i calciatori non sono più possibili. Il salary cap penalizzerebbe troppo i nostri club che non sarebbero più competitivi nelle coppe. Io ho previsto una specie di luxury tax stile Nba”.

Contrario ai limiti dei mandati per i presidenti federali, Gravina non dimentica il calcio di base, ma parla anche della candidatura del presidente della LND, Cosimo Sibilia, il suo sfidante. “Io e Cosimo abbiamo un diverso approccio culturale. Una cosa voglio aggiungere. I Dilettanti sono una componente fondamentale del calcio italiano e non ha senso parlare di opposizione. Anzi, proprio quella Lega è stata la più beneficiata dai contributi Covid della Figc. Per me un futuro alla Lega A? No. Se sarò rieletto, il mio percorso finisce qui”. Con Malagò “i rapporti sono buoni. Lo appoggeremo in maniera convinta. Credo che non ci sia partita nella corsa alla presidenza del Coni”. Sul calcio femminile ricorda che “il professionismo è già stato deliberato e il 16 presenteremo il piano di sviluppo per i prossimi 4 anni.
E’ un movimento in espansione per noi centrale. Purtroppo la pandemia ha complicato il percorso e bloccato la corsa al tesseramento”. Sulla lite Ibra – Lukaku dice: “Non parlerei di punizioni esemplari. E chi è pronto a scagliare la prima pietra deve fare un esame di coscienza. In ogni caso le decisioni spettano alla Procura federale”. Chiusura dedicata alle iniziative per ricordare Paolo Rossi. “Gli intitoleremo la sala del Consiglio federale che ho già mostrato alla moglie Federica. E l’accademia che nascerà al Salaria sport Village porterà il suo nome. Paolo è nei nostri cuori e per la prima partita che giocherà la Nazionale studieremo qualcosa di speciale”.

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