mercoledì, 3 Marzo, 2021
Società

Lavoro, Attivagiovani: risultati positivi e opportunità concrete per i neet

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E’ un bilancio positivo quello tratteggiato dall’assessore regionale al Lavoro e formazione, Alessia Rosolen, sui primi tre anni di applicazione della LR 7/2017 ed in particolare sui risultati raggiunti con AttivaGiovani, la misura introdotta per avviare ad un nuovo progetto di vita i giovani che non studiano e non lavorano. “AttivaGiovani si è dimostrato uno strumento adatto a far entrare i giovani nella società e a far comprendere loro che ci sono attività che possono offrire soddisfazione e opportunità per uscire dall’isolamento ed entrare in un contesto più ampio”, ha detto Rosolen, intervenendo alla seduta del Comitato per la legislazione, il controllo e la valutazione chiamato appunto ad esaminare il rapporto triennale sulla legge 7/2017 “Disposizioni per il sostegno all’occupabilità dei giovani – AttivaGiovani, per il sostegno all’assunzione con contratti di lavoro subordinato di prestatori di lavoro accessorio e misure sperimentali di accompagnamento intensivo alla ricollocazione”.

La misura si rivolge ai giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, residenti o domiciliati in regione, che nei dodici mesi precedenti all’intervento non hanno svolto attività di lavoro subordinato per più di trenta giorni complessivi e non hanno usufruito di percorsi formativi finalizzati al rilascio di un titolo di studio. Per la realizzazione degli interventi sono stati stanziati 4,5 milioni di euro (di cui 3 milioni da fondi europei FSE e 1,5 milioni da fondi regionali) nel triennio 2017-2019. “Il prossimo avviso avrà una dotazione di 1,8 milioni di euro per un arco temporale di 18 mesi”, ha spiegato Rosolen, specificando che saranno introdotti alcuni correttivi che terranno conto proprio dell’esperienza maturata. Un’esperienza che finora ha portato ad iscriversi ad AttivaGiovani 536 persone nei tre anni, di cui 340 hanno terminato il percorso. Nella maggioranza dei casi i partecipanti possedevano la licenza media, ma hanno avuto accesso anche diplomati e giovani in possesso di una qualifica professionale. Al termine dei percorsi AttivaGiovani, il 44 per cento dei partecipanti è risultato essere occupato (150 giovani su 340), mentre solo il 22 per cento di chi non ha completato il percorso ha poi trovato comunque un’occupazione.

Il lavoro a tempo determinato è stato lo sbocco più rilevante (55,8 per cento), seguito dal lavoro intermittente (11 per cento) e dall’apprendistato (10,1 per cento). Infine, relativamente alla composizione delle assunzioni per settore di attività economica, il maggior numero è stato registrato nei servizi di alloggio e nella ristorazione. Un dato interessante dell’indagine riguarda il forte impegno progettuale dimostrato dall’Uti Giuliana (i bandi individuavano nelle Unioni territoriali i soggetti a cui assegnare i finanziamenti) tanto che quasi un terzo dei beneficiari è risultato residente a Trieste, mentre i restanti due terzi sono distribuiti in 102 Comuni della regione. “Questa peculiarità – ha spiegato Rosolen – è dovuta soprattutto alla forte strutturazione di modelli di rete già esistenti sul territorio e già impegnati in questo specifico compito, come è ad esempio il sistema dei ricreatori triestini, che più di altri si è dimostrato capace di inserirsi in questi percorsi a supporto dell’occupabilità giovanile”. L’altro dato interessante riguarda l’efficacia di alcuni percorsi non prettamente professionalizzanti ma legati piuttosto ad una formazione in ambito culturale (ad esempio percorsi teatrali o di simulazione di ruoli) e gli atelier creativi, all’interno dei quali i giovani hanno potuto far emergere più facilmente le proprie abilità’.

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