mercoledì, 12 Maggio, 2021
Lavoro

Covid: Oltre 30 mila i liberi professionisti che lasciano la propria attività causa pandemia

Sono oltre 30 mila i liberi professionisti, in gran parte donne, che nei primi sei mesi del 2020 hanno dovuto lasciare la propria attività a causa della crisi legata al coronavirus. A questi si aggiungono circa 170 mila lavoratori indipendenti su una platea di oltre 1,5 milioni di lavoratori autonomi bloccati dal primo lockdown. È  quanto emerge dal “V
Rapporto sulle libere professioni in Italia 2020” dell’Osservatorio libere professioni di Confprofessioni.
Secondo lo studio, presentato nel corso di un incontro in diretta streaming, i settori più colpiti sono quelli legati a commercio, finanza e immobiliare, che hanno subito un calo per quasi il 14% nei primi tre mesi dell’anno. Significative contrazioni anche tra le professioni dell’area tecnica e amministrativa e per i professionisti-datori di lavoro. Nel Nord Italia, in particolare, è stata registrata una contrazione del 23,9% con una riduzione anche per il numero di liberi professionisti senza dipendenti, mentre nel Centro Italia si registra un calo al 28,3%.

Il Sud, invece, risulta in controtendenza con una variazione positiva per entrambe le componenti, crescono soprattutto il numero di datori di lavoro (+15,9%). Nel mese di aprile le Casse di previdenza professionali hanno accolto oltre 400 mila domande per l’indennità dei 600 euro mentre a maggio sono quasi 5 milioni le domande dei lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata pervenute all’Inps, con una percentuale di accoglimento che supera l’80%. Psicologi e geometri sono le categorie che hanno fatto maggior ricorso alle indennità, con oltre il 60% di domande presentate. Seguono gli avvocati, gli ingegneri, gli architetti e i veterinari con circa il 50%. Tra le ultime ci sono le professioni sanitarie e i notai. Nel 2019 i liberi professionisti rappresentavano oltre il 6% degli occupati in Italia, con poco più di 1,4 milioni di unità. Nello stesso anno sono stati contati quasi 300 mila professionisti in più rispetto al 2009.

“In dieci anni è crollata la parte di lavoro autonomo tradizionale, circa 700 mila persone in meno – ha spiegato Paolo Feltrin, coordinatore osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni -, e nello stesso tempo l’unica componente attiva è quella di liberi professionisti, che crescono di quasi 300 mila unità. Se non ci fosse stato questo apporto dei liberi professionisti la riduzione sarebbe stata di oltre 700 mila lavoratori indipendenti”. In base allo studio, più della metà dei liberi professionisti è residente al Nord del Paese, con una prevalenza delle professioni scientifiche e di quelle che operano nei servizi alle imprese. Tuttavia, secondo il rapporto, tra il 2011 e il 2019, al Sud è stata registrata una crescita delle attività veterinarie e scientifiche, dei servizi alle imprese e del commercio. Esistono, inoltre, differenze generazionali e di genere. Tra il 2011 e il 2019 i professionisti under 34 sono passati da 234 mila unità a 251 mila, mentre gli over 55 da 270 mila a 435 mila.

Per quanto riguarda il genere, vi è una prevalenza della componente maschile. Infatti, nel 2019 il 64% dei liberi professionisti erano uomini. Nonostante le donne rappresentassero soltanto il 36%, però, erano più giovani e con un livello di istruzione più alto. “L’impatto del Covid – 19 sul lavoro indipendente è stato pesantissimo”, ha affermato il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. “Nei primi sei mesi del 2020 – ha proseguito – l’intero comparto perde circa 170 mila lavoratori, di cui 30 mila sono liberi professionisti. Tale flessione va valutata tenendo d’occhio anche le dinamiche di lungo periodo. Per ragioni strutturali, nell’ultimo decennio il lavoro indipendente era già sotto pressione (-735 mila lavoratori circa), colpito da una silenziosa rivoluzione interna nei flussi di entrata e di uscita.
Nelle fasce di età più giovani mancano all’appello quasi 1 milione di persone: un crollo solo in parte compensato dalle fasce di età più anziane e dai nuovi ingressi dei laureati (+372 mila), che di norma si vanno a collocare tra i liberi professionisti”.

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