lunedì, 1 Marzo, 2021
Salute

Diabete Tipo 2: la chiave potrebbe essere la chirurgia metabolica

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Una ricerca della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e del King’s College di Londra dimostra che a 10 anni dalla chirurgia bariatrica, oltre un terzo dei pazienti è ancora in remissione dal diabete (cioè non ha bisogno di ricorrere a farmaci), ha sviluppato meno complicanze legate al diabete e vive globalmente meglio. Questo trial clinico randomizzato, pubblicato oggi su Lancet e finanziato dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, rende disponibili per la prima volta in assoluto i dati sulle ricadute metaboliche della chirurgia bariatrica a 10 anni; finora erano infatti disponibili solo quelli di follow-up a 5 anni.

Per valutare come stanno le persone con diabete di tipo 2 sottoposte a chirurgia metabolica a distanza di 10 anni dall’intervento, rispetto a quelle trattate con i farmaci, i ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e del King’s College di Londra (senior author il professor Francesco Rubino, direttore della Chirurgia Metabolica e Bariatrica) hanno seguito per 10 anni 60 soggetti obesi (BMI ” 44) di eta’ media con diabete di tipo 2 esordito da almeno 5 anni, sottoposti a chirurgica bariatrica (bypass gastrico Roux-en-Y, RYGB- o diversione bilio-pancreatica, DBP), confrontandoli con un gruppo di pazienti sottoposto a terapia medica. Tra i soggetti sottoposti a intervento chirurgico, il 37,5% (il 50% di quelli DBP
e il 25% di quelli RYGB) è risultato ancora in remissione dal diabete dopo 10 anni (contro il 5,5% del gruppo terapia medica).

I soggetti sottoposti a intervento avevano inoltre un minor numero di complicanze cardiovascolari, neurologiche e renali correlate al diabete, rispetto a quelli sottoposti a terapia medica; per contro, nel gruppo BPD si e’ registrato un maggior numero di eventi avversi gravi rispetto ai pazienti trattati con farmaci o sottoposti a RYGB. “La chirurgia metabolica – afferma il primo autore dello studio, la professoressa Geltrude Mingrone, direttore UOC Patologie dell’Obesità del Policlinico Universitario A.
Gemelli IRCCS e professore associato di Medicina Interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma – è dunque più efficace della terapia medica nel controllo del diabete e delle sue complicanze a lungo termine ed è un’opzione terapeutica che andrebbe sempre tenuta in considerazione nei pazienti affetti da obesità e diabete di tipo 2 scarsamente controllato”.

“Questi risultati – prosegue Mingrone – dimostrano che il diabete di tipo 2 è una patologia potenzialmente ‘curabile’. E’ dunque auspicabile che medici e autorità sanitarie rendano disponibile anche l’offerta della chirurgia metabolica alle persone con obesità e diabete di tipo 2, tra le varie possibilità di trattamento di queste condizioni”.
Al momento tuttavia, meno dell’1% dei candidati alla chirurgia dell’obesità riesce ad accedere all’intervento nella maggior parte dei Paesi; questa possibilità di trattamento ha inoltre risentito più di altri interventi chirurgici in elezione durante la pandemia di COVID-19.

Un misterioso fattore metabolico è alla base della remissione del diabete.
Le ricadute metaboliche (cioè sulla ‘cura’ del diabete di tipo 2) della chirurgia dell’obesità sono solo in parte legate alla perdita di peso; determinante sembra essere piuttosto la tipologia dell’intervento effettuato.
“In particolare – spiega Mingrone – più lungo è il bypass del tratto intestinale superiore, migliore e’ il risultato in termini di remissione del diabete e sull’insulino-resistenza. Di recente abbiamo pubblicato altri due studi su Gut e su Cell Metabolism nei quali abbiamo dimostrato che, a parità di calo ponderale, la DBP
dava un netto miglioramento della sensibilità insulinica. Nello studio di Gut abbiamo dimostrato, su modello animale, che l’infusione di glucosio direttamente nel digiuno (un tratto dell’intestino tenue) determina insulino-resistenza in tutto il corpo; questo significa che questo tratto di intestino produce ormoni che determinano insulino-resistenza e aumento di peso”.

“Dati preliminari – sottolinea infine – suggeriscono che la somministrazione di anticorpi mirati contro questi ormoni, potrebbe simulare i risultati della chirurgia metabolica sia in termini di controllo del diabete e che di calo ponderale. E’ un’ipotesi affascinante e rivoluzionaria alla quale stiamo adesso lavorando”.

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