mercoledì, 3 Marzo, 2021
Politica

Governo Conte: tre è meglio di due

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Il 10 dicembre La Discussione scriveva: “Se cade Conte 2, arriva Conte 3”. Il 14 gennaio, a caldo dopo la conferenza stampa di Renzi da tutti considerata una dichiarazione di guerra, il nostro giornale titolava: “La quiete dopo la tempesta: verso un Conte ter di fine legislatura?”.

Forse non ci eravamo sbagliati.

L’analisi politica non deve fare né previsioni meteorologiche né farsi prendere la mano da simpatie o antipatie ma deve esaminare, con freddezza e senza partigianeria, le pedine sulla scacchiera
Ad oggi, ma tutto può sempre cambiare in un Paese fantasioso come il nostro, l’arte del possibile vede solo due ipotesi. Scartato un governo istituzionale per l’indisponibilità di Giorgia Meloni e del Pd, messo in soffitta un governo tecnico che segnerebbe un’ennesima sconfitta della politica proprio ora che l’antipolitica cominciava a battere in ritirata, vista l’impossibilità di un governo della destra che avrebbe bisogno dei voti di Renzi, non rimangono che due soluzioni: o salta tutto e si va alle elezioni anticipate oppure l’attuale maggioranza in qualche modo trova un modo per andare avanti e lo può fare solo mantenendo Giuseppe Conte alla Presidenza del Consiglio. Spieghiamoci meglio.

Le elezioni anticipate possono desiderarle i vertici e gli stati maggiori dei partiti, sicuri di tornare in Parlamento. Ma i peones sia a destra che a sinistra le temono perché stavolta ci sono 230 deputati e 115 senatori che resteranno a casa, dopo il taglio dei parlamentari votato allegramente da tutti…. E nessuno ha voglia di rischiare, anche coloro che sono certi del successo del proprio partito . Però se la maionese impazzisce il voto diventa inevitabile. Zingaretti ne approfitterebbe per mettere fuori gioco l’ala renziana residua del Pd, Di Maio farebbe finalmente chiarezza tra i 5 Stelle scontando un dimezzamento dei voti, Conte avrebbe il vento in poppa per il suo partito, Salvini bloccherebbe la perdita di consenso che dalle elezioni europee lo ha fatto scendere dal 34% dal 23%, Meloni incasserebbe una grande “plusvalenza” passando dal 4% al 16% e Berlusconi approfitterebbe della risalita di Forza Italia che naviga intorno al 10% e potrebbe accarezzare il sogno del Quirinale. L’unico che uscirebbe con le ossa rotte dal voto anticipato è Matteo Renzi. E questo scenario da incubo induce qualcuno di Italia Viva a qualche ripensamento.
L’Europa che ci mette a disposizione 209 miliardi non vuole instabilità politica, né un vuoto che duri 4-5 mesi (tanti ne servono in media in Italia dallo scioglimento delle Camere alla formazione del nuovo governo). Un governo in carica ce l’abbiamo, perché Renzi ufficialmente ha ritirato solo le ministre ma non la fiducia, atto che dovrebbe formalizzare in Parlamento e non in una conferenza stampa.

Al momento il sostegno di singoli senatori finora esterni alla maggioranza non dà certezze di avere una maggioranza assoluta. A Conte non rimane altro che informare il Parlamento su quel che è successo e, tenendo conto che nessun partito di maggioranza ha chiesto né la sua testa né la fine di questa maggioranza, andare al Quirinale e rimettere nelle mani di Mattarella il mandato.

Toccherà al Presidente della Repubblica decidere. In base alla prassi, un Presidente del Consiglio dimissionario ma non sfiduciato è la prima scelta che ha il Capo dello Stato per sondare se si può formare un nuovo governo. Quindi Conte potrebbe essere immediatamente reincaricato da Mattarella per provare a formare una maggioranza politica e non raccogliticcia. Conte dovrebbe rifare l’intera squadra e questo gli consentirebbe di scegliere ministri, viceministri e sottosegretari in accordo con i diversi partiti e puntando ad elevarne la qualità. Insomma il boccino sarebbe di nuovo nelle sue mani. “Qui si parrà la tua nobilitade” potremmo dire a Conte, citando il sommo poeta. Sarà un’impresa non semplice, un vero battesimo del fuoco per un personaggio che prestato alla politica si è appassionato ad essa e vuol giocare un ruolo di primo piano. Se invece Conte decidesse di accontentarsi di avere una maggioranza relativa al Senato si infilerebbe in un tunnel rischioso che renderebbe faticoso andare avanti e di volta in volta “scommettere” sui pochi voti di scarto. Non glielo auguriamo. Speriamo che stavolta ascolti il nostro spassionato consiglio.

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