lunedì, 12 Aprile, 2021
Società

Il rapporto. Inail, record di denunce da contagio e infortunio. All’Istituto presentate 104 mila domande. Il 68% arriva dal mondo sanitario.

Record di denunce di infortuni professionali da infezioni Covid-19. Agli uffici Inail sono state recapitate 104 mila 328 denunce, dati riferiti al 30 novembre scorso. In termini percentuali il 30% dell’intero complesso di infortuni registrati nell’anno 2020. Inoltre, dato più significativo, a sporgere denuncia di infortunio professionale è stato il 13% del totale dei contagiati, e secondo i calcoli oltre il 68% delle denunce arriva dal mondo della sanità. Questa ultima percentuale è stata resa nota dall’Istituto superiore di sanità (Iss). Secondo le statistiche Inail la seconda ondata dei contagi ha avuto un impatto più significativo della prima anche in ambito lavorativo. Nel bimestre ottobre-novembre, l’istituto di infortunistica, infatti, rileva il picco dei contagi con quasi 49mila denunce di infortunio (pari al 47% del totale) rispetto alle circa 46.500 registrate nel bimestre marzo-aprile.

C’è poi un aspetto significativo, e per certi versi su cui riflettere, è il fatto che l’Inail non registra i casi di contagio e i decessi dei sanitari non assicurati con Inail, come ,ad esempio, i medici di medicina generale, liberi professionisti, farmacisti, solo per citare alcune tipologie di lavoratori e professionisti.

“I casi mortali”, evidenzia una nota, “dall’inizio della pandemia sono 366, pari a circa un terzo del totale dei decessi denunciati all’Inail dall’inizio dell’anno, con un’incidenza dello 0,7% rispetto ai deceduti nazionali da Covid-19 comunicati dall’Iss alla stessa data”. Rispetto ai 332 decessi rilevati a fine ottobre segnalati all’Istituto i casi mortali sono 34 in più, di cui 20 nel solo mese di novembre. Interessante anche vedere l’andamento dei decessi, la metà (50,3%) è avvenuta ad aprile, il 33,1% a marzo, il 6,0% a maggio, il 5,5% a novembre, l’1,6% a luglio e a ottobre, l’1,4% a giugno e lo 0,3% ad agosto e settembre.

“Sul totale dei 366 decessi”, prosegue la nota, “il settore della sanità e assistenza sociale, quindi ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili; registra il 23,7% dei decessi codificati (pari a 87 decessi); seguito dalle attività del manifatturiero dagli addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare, con il 13,7%; dal trasporto e magazzinaggio con l’11,5%; dall’amministrazione pubblica, attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali, con il 10,3%; dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 9,9%, dalle costruzioni con il 7,6%; dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (dei consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) con il 4,6%; dalle attività finanziarie e assicurative con il 3,8%; da quelle dei servizi di alloggio e ristorazione, dalle altre attività dei servizi, pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere, e dalle attività inerenti il noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese, servizi di vigilanza, attività di pulizia, fornitura di personale, call center; tutte con il 3,4% ciascuna.

“Nel dettaglio”, si calcola nel rapporto, “le categorie più colpite dai decessi sono quelle dei tecnici della salute con il 58% sono infermieri, di cui circa la metà donne; con il 9,3% dei casi codificati e dei medici con il 6,5% un decesso su dieci è femminile. A seguire gli operatori socio-sanitari con il 5,1% (oltre la metà sono donne), il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliari, portantini, barellieri, tra questi il 27% sono donne) con il 3,1% e gli operatori socio-assistenziali (due su tre sono donne) con il 2,8%, gli specialisti nelle scienze della vita (tossicologi e farmacologi) con il 2,0%”.

Le restanti categorie professionali coinvolte riguardano gli impiegati amministrativi con l’11,8% (nove su dieci sono uomini), gli addetti all’autotrasporto con il 5,9% (tutti uomini), gli addetti alle vendite e i direttori e dirigenti amministrativi e sanitari con il 2,5% ciascuno, gli artigiani meccanici con il 2,2%, gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia e gli artigiani e operai specializzati nelle rifiniture e mantenimento delle strutture edili, tutti con il 2,0% ciascuno.

L’analisi territoriale dell’Inail, conferma che le denunce di infezione ricadono soprattutto nel Nord del Paese: il 50,3% nel Nord-Ovest (il 30,5% in Lombardia), il 21% nel Nord-Est, il 13,7% al Centro, l’11,1% al Sud e il 3,9% nelle Isole. Le province con il maggior numero di contagi sono Milano (11,9%), Torino (7,6%), Roma (4,2%), Napoli (3,9%), Brescia (3,2%), Genova (2,8%), Varese (2,7%) e Bergamo (2,6%). In termini relativi, però, sono le province meridionali a registrare i maggiori incrementi: Reggio Calabria, Caltanissetta, Caserta e Salerno vedono più che triplicare i casi denunciati rispetto alla rilevazione di fine ottobre.

Gli altri settori più colpiti sono i servizi di supporto alle imprese come la vigilanza, pulizia e call center; il manifatturiero tra cui gli addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare, le attività dei servizi di alloggio e ristorazione e il commercio.

Dall’analisi dei dati per mese emerge una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi di contagio per le professioni sanitarie nelle prime due fasi e una risalita nella terza. La categoria dei tecnici della salute, in particolare, è passata dal 39,3% del primo periodo, fino a maggio compreso, al 21,4% del trimestre giugno-agosto, per poi risalire al 38,6% nell’ultimo trimestre. I medici, scesi dal 10,2% della fase di “lockdown” al 3,7% in quella “post lockdown”, hanno fatto registrare il 9,0% nella “seconda ondata” dei contagi.

La maggioranza dei lavoratori contagiati sono donne (69,4%), con un’età media dall’inizio dell’epidemia di 46 anni per entrambi i sessi. Il 42,5% delle denunce riguarda la classe 50-64 anni, seguita dalle fasce 35-49 anni (36,8%), 18-34 anni (18,8%) e over 64 anni (1,9%). I decessi, invece, sono concentrati soprattutto tra gli uomini (84,2%) e nella fascia 50-64 anni, con il 71,6% del totale dei casi. Seguono le fasce over 64 anni (18,6%) e 35-49 anni (8,7%), con un’età media dei deceduti di 59 anni.

L’85,6% dei contagi denunciati riguarda lavoratori italiani. Il restante 14,4% sono stranieri (otto su 10 donne), concentrati soprattutto tra i lavoratori rumeni (pari al 20,2% dei contagiati stranieri), peruviani (15,0%), albanesi (7,8%) ed ecuadoregni (5,1%).

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