domenica, 16 Maggio, 2021
Società

Da Charles Dickens un Canto di Natale per l’Italia

Buon giorno miei cari lettori e buona vigilia di Natale a tutti voi. 

Sono Ebenezer Scrooge, socio in affari di Jacob Marley: come molti di voi, sono stato sempre tutto preso dai miei interessi e priorità nel mondo dell’economia, delle relazioni e del dare-avere. Ma quest’anno i conti non sono tornati: e a voi?  

Mi presento meglio: sono nato dalla mente fervida e la penna scorrevole di Charles Dickens il 19 dicembre 1843; sono un personaggio che ha attirato la simpatia e l’antipatia di grandi e piccini; ho però preso consapevolezza della mia vita, ad età avanzata, solo la vigilia di Natale di quello stesso anno. 

Il racconto lo conoscete già: ero un gelido uomo di affari; “Un vecchio peccatore ferace, rapace, vorace, tenace, pugnace ed esigente! Duro e affilato come una pietra focaia dalla quale nessun acciaio aveva mai scoccato una scintilla di generosità; chiuso e sigillato e solitario come un’ostrica” (Traduzione di Beatrice Masini, Ed. Rizzoli, 2020). 

Le dinamiche del mondo di allora non sono dissimili da quelle di oggi, a Londra come a Roma, o in qualsiasi altra città, centro di interessi e di potere, d’Italia e d’Europa, in cui “Ignoranza” e “Bisogno” potevano e possono toccarsi per mano lungo le vie di città segnate da povertà di spirito. 

Ricordate! Il mio amichevole socio, Jacob Marley, era venuto meno ben sette anni prima: anche la sua una vita consumata dietro intrighi, affari e libri contabili; però, nelle sue nuove sembianze, mi ha fatto visita nella notte di quella Vigilia di Natale del 1843 contribuendo, con un inusuale dono, a farmi vedere con occhi nuovi la mia vita.

Mi preannunciò, come sapete, la visita di tre Spiriti: quello del passato, quello del presente e, infine, quello del futuro.

Questa Vigilia, cari lettori, ho ritenuto di ricambiare con voi la cortesia fattami da Jacob, poiché non è una Vigilia come le altre: la Pandemia ha, infatti, cambiato le vostre abitudini e sicurezze del passato; vi ha reso incerto il presente ed ancor meno decifrabile il futuro. Soprattutto a voi, cari amici e lettori italiani, che tanto amate le storie del mio creatore, Charles Dickens. 

Che dire del vostro passato: così glorioso che le pagine dei giornali non basterebbero a narrarle! Ricco di storia, tradizioni, cultura; un patrimonio artistico senza eguali, invidiato da tutto il mondo: ma senza il turismo, come condividerlo? Avete primeggiato per secoli nelle arti e nelle scienze e non c’è ambito in cui non vi siete distinti per genio, visione e umanità: ma senza relazioni, come valorizzalo?

Il vostro presente: così dubbioso ed incerto, segnato da una latente confusione sul senso di marcia e direzione, senza guida e prospettiva, perennemente divisi tra est e ovest, nord e sud, tra buoni e cattivi, tra progressisti e conformisti, tra innovatori e conservatori; così perennemente esposti ad una tensione divisiva, senza tolleranza, pacificazione, sintesi e ricerca di unità. Eppure l’Ara Pacis di Augusto è lì, inerme, sul lungotevere romano, incapace di curare le ferite del tempo presente mentre proseguono anche a Natale le guerriglie tra coloro che, come me, si attanagliano nelle dinamiche del mondo e nei giochi di potere, in attesa di decidere a quale sorte e uomini affidare la pentola magica ai piedi dell’arcobaleno europeo per la ricostruzione del domani.  

Sì: il domani; quale domani? Il vostro domani; non più il mio. Ancora avvolto nelle nebbie. Si diceva, un tempo, che il futuro è roseo, radioso, luminoso; che la speranza è l’ultima a morire; ma in una società in cui, nonostante il Canto di Natale di Dickens, la Fede cristiana e il Natale sono considerati, anche da chi guida un paese, solo momenti di festività a rilevanza sociale è ancora possibile avere tale speranza? 

La Natività celebra una vita che nasce nonostante tutto ed è, da oltre 2000 anni, carica di potenza creatrice e rinnovatrice.

Anche Augusto aveva capito, prima dell’Ara Pacis, che per governare serviva (e serve!) ancorare l’arte del governo ed il potere a qualcosa di più profondo e radicato: ad una potenza creatrice, ad una dimensione interiore e spirituale per rinnovare il mondo e renderlo nuovo. 

Dopo la Pandemia certamente vi aspetterà un nuovo mondo: il tempo davanti è tutto vostro; ma saper festeggiare il Natale come si deve, per come è, per quello che è, fa la differenza. Tutta lì la matrice rinnovatrice del vostro futuro, la sequenza dei codici di proiezione delle vostre più intime e migliori aspettative verso l’anno che verrà: nella capacità di saper festeggiare il Natale, nella sua essenza più autentica. Saper essere generativi e non come il vecchio me, Ebenezer Scrooge. 

Anche io, Ebenezer Scrooge, dalla penna del mio creatore, Charles Dickens, ho infine appreso la differenza, cambiando la mia vita, per “festeggiare il Natale come si deve, se un essere vivente conosce questa scienza. Che si possa dire lo stesso di noi, di ognuno di noi! E così, come aveva detto Mini Tim, che Dio ci benedica tutti quanti!” 

E voi, miei cari e amati lettori, darete il senso che merita a questo Natale? 

Sponsor

Articoli correlati

Infrastrutture, con Webuild sono già a lavoro 7mila imprese su 18 mega progetti

Redazione

Webuild: “Sostenere rilancio economico ed occupazionale del settore infrastrutture”

Redazione

Natale, si litiga pure sulla messa di mezzanotte e i ministri fanno i “teologi”

Americo Mascarucci

Lascia un commento