sabato, 17 Aprile, 2021
Politica

Se cade Conte 2, arriva Conte 3

Lo scoglio del MES era insidioso ma aggirabile; il vero iceberg su cui Conte rischia di infrangersi si chiama Renzi.

La riforma del MES non ha mai costituito un reale pericolo di naufragio per il Governo. Conte sapeva che il partito dei 5 Stelle non si sarebbe potuto spingere fino a bocciarlo sulla politica europea. Le dimissioni sarebbero state inevitabili, il Pd non avrebbe potuto continuare a collaborare con i 5 Stelle ritornati anti-europei. Le elezioni anticipate sarebbero divenute, tragicamente in piena pandemia, inevitabili, ipotesi che fa tremare le vene ai polsi a molti parlamentari.

Per mettere pace nella maggioranza Conte ha assicurato i 5 Stelle che non avrebbe chiesto i 37 miliardi messi a disposizione del MES per la Sanità. E Di Maio ha richiamato i suoi all’ordine.

Superata questa tempesta in un bicchier d’acqua ora Conte se la deve vedere con il ciclone Renzi.

Il leader d’Italia Viva non ha mai nutrito grande simpatia per l’ex avvocato del popolo. Nell’agosto del 2019 Renzi si attribuì il merito di aver convinto il PD ad allearsi con i nemici giurati 5 Stelle, ottenne due ministeri, votò la fiducia e uscì dal Pd e si mise a tirare le orecchie a Conte un giorno si e l’altro pure. Una politica delle mani libere con la prospettiva di indebolire quella che lui definiva una sua creatura, il Conte2, per puntare ad avere un peso maggiore nella coalizione. Renzi pensava di avere un potenziale 10% che nessun sondaggio gli ha mai attribuito e contava di attrarre scontenti sia del Pd che di Forza Italia. Non è andata così e l’asticella dei consensi non si mai staccata dal 3%, stessa percentuale di Azione di Calenda che, però, non è stato né Presidente del Consiglio né Segretario del Pd.

A febbraio è arrivato il virus e Renzi ha capito che non era il caso di mettere sulla graticola il Governo. Smorzati i toni si è mostrato conciliante verso Conte. Ma il ruolo di comprimario gli sta stretto. E così ha atteso che gli arrivasse la classica palla alta da schiacciare nel campo avversario. E questa palla gliel’ha offerta proprio Conte. La proposta di governance del Piano Nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) non è che piaccia proprio neanche al Pd ma Zingaretti non l’ha presa male. Renzi invece si. Nel triumvirato che guiderà il PNRR (Conte, Gualtieri, Patuanelli) non c’è nessun rappresentate di Italia Viva. Conte avrebbe potuto inserire il ministro Bellanova, anche se l’Agricoltura non è capitolo che rientri nell’orbita dei 209 miliardi del Recovery plan. Ma sarebbe stato un gesto di attenzione. Non l’ha fatto e Renzi non aspettava altro per riprendersi la scena. Come solo lui sa fare. Alla grande. E ora minaccia fuoco e fiamme. E non è detto che l’incendio non scoppi. Anzi. Renzi ha tutto l’interesse a far cadere il Conte2, ma non per andare ad elezioni anticipate ma per avviare un Conte3 su altre basi, trattando non da componente interna del Pd come fu a settembre 2019, ma da leader di una forza autonoma, Italia Viva. Chiederà di pesare di più. Il rimpasto non gli basta perché, Conte accetta solo che ogni partito possa cambiare i propri ministri ma senza scompaginare la distribuzione dei ministeri. In caso di rimpasto Renzi non sostituirebbe Teresa Bellanova e Elena Bonetti. Se, invece, andasse ad un Conte3 Renzi potrebbe chiedere un ministero di maggior peso, Giustizia o Pubblica Istruzione, in aggiunta a quello dell’Agricoltura. L’alzata di scudi di Renzi spiazza il Pd che non può concedere al suo ex il merito di aver fatto fare marcia indietro a Conte. Se il Presidente del Consiglio non prende un’iniziativa efficace verso Renzi la crisi di governo è tutt’altro che inevitabile. Non credo che Renzi si spingerà a far saltare la legge di Bilancio e far scattare un disastroso esercizio provvisorio. Ma, se nulla cambia, approvato il Bilancio il senatore di Scandicci farà il diavolo a quattro. Non è detto che un Conte 3 non convenga anche a Di Maio che potrebbe approfittare dell’occasione per riequilibrare i rapporti di forza in un partito ormai spaccato. Insomma Renzi lavora per un Conte 3, magari con tre vicepresidenti del Consiglio, lui, Di Maio e Zingaretti. Anno nuovo governo nuovo? chissà.

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