martedì, 15 Giugno, 2021
Attualità

Una nuova borghesia per la rinascita del Mezzogiorno

In attesa di capire quando arriveranno i fondi del Piano di rinascita Europeo, noi italiani, come sempre, procediamo in ordine sparso. Il Governo vorrebbe accentrare tutto in una Task Force. Le Regioni, però,  non ne vogliono sapere. Le opposizioni hanno incominciato a strillare perché non sono state coinvolte, mentre, nella maggioranza  sono più i mugugni  sulla sua composizione che non le osservazioni sul metodo e nel merito E invece è proprio su questi due aspetti che si dovrebbe concentrare il dibattitto pubblico, soprattutto per i progetti da realizzare nel Mezzogiorno.

Nel secondo dopoguerra, quando si realizzò il miracolo economico, nel Sud fu la Cassa del Mezzogiorno a compiere il prodigio, realizzato quando le Regioni non c’erano. Il potere era centralizzato per il semplice motivo che nel Mezzogiorno non esisteva una classe dirigente, vale a dire una borghesia degna di questo nome. La piccola borghesia impiegatizia, al Sud, non era una classe sociale, ma un ceto parassitario. Mentre al centro nord e nei paesi europei era la borghesia a guidare la rivoluzione industriale, nel Mezzogiorno, la cultura e la mentalità andavano in tutt’altra  direzione. Fu Gaetano Salvemini, nel 1911, a denunciare i tipici vizi meridionali della piccola borghesia intellettuale.

«Le sue caratteristiche psicologiche fondamentali – scriveva Salvemini – sono la vuotaggine, la vigliaccheria, il nessun senso di dignità […]. Avvezzi, fino dai primi anni, a sentir magnificare la “raccomandazione” come il solo mezzo per andare avanti nella scuola, nel tribunale, nella banca, nel municipio, a Roma, essi non vedono nella vita se non un gioco di protezioni, uno scontrarsi di influenze più o meno efficaci, un prevalere di simpatie o di antipatie capricciose. Per essi non esiste nessuna scala di valori morali obiettivi. Il merito consiste nell’avere un protettore potente».

La migliore borghesia intellettuale, nel secondo dopoguerra, abbandonò il Sud e si diresse a Roma, per accamparsi nella magistratura, nella pubblica amministrazione o  nelle grandi aziende del Nord, negli atenei più prestigiosi d’Europa, nelle grandi aziende e nelle banche del triangolo industriale. Ora il contesto sembra cambiato. Le nuove generazioni non vogliono più abbandonare la propria terra. Sta forse nascendo una borghesia legata alle  nuove professioni, per smentire luoghi comuni e stereotipi che hanno sempre condizionato l’immagine del Mezzogiorno. Un territorio percepito ancora oggi come l’ingranaggio più lento e aggrovigliato dell’Europa che verrà.

Questa, però, rimane sempre una rappresentazione parziale e deformata della realtà meridionale. In parte sarà vero. Ma non tutto è così. Basta una goccia d’inchiostro per sporcare un secchio d’acqua. Questo tempo della pandemia sarà per tutti un passaggio storico cruciale. Se non si salva il Mezzogiorno, per l’Italia sarà tutto più complicato. E se l’Italia precipita verso le piramidi, sarà molto più difficile per l’Europa tirare  su  verso le Alpi il nostro meraviglioso Bel Paese. 

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