lunedì, 26 Luglio, 2021
Politica

Corsi e ricorsi storici

«La realtà è cambiata e anche l’intervento va modificato»

Intervista con il ministro Salverino De Vito sulla proposta del governo sulla nuova «Cassa»

da “La Discussione” del 17/09/1984

L’incontro tra governo e rappresentanti delle forze politiche ha stabilito alcuni criteri d’intervento sul Mezzogiorno: primo il commissario per gestire la fase interlocutoria e poi la definizione di un nuovo ente che andrà a gestire l’intervento straordinario per i prossimi 9 anni. Qual è il senso della proposta venuta fuori nell’incontro?

Come ho detto altre volte la bocciatura dell’ennesimo decreto di proroga della Cassa che si è avuto il 2 agosto è stato uno scossone salutare per la questione del Mezzogiorno. Infatti, ha obbligato forze politiche e Parlamento ad affrontare i problemi di gestione dell’intervento straordinario con una rapidità e una decisione che da tempo non si registra.

Il doppio intervento da una parte serve a far gestire provvisoriamente la continuazione dell’intervento allargando i poteri del liquidatore della Cassa. Dall’altro con il disegno di legge che riforma in maniera abbastanza significativa le strutture dell’intervento straordinario, non ci sarà più la Cassa per il Mezzogiorno (che aveva strumenti di progettazione e di gestione), ma ci sarà una struttura che avrà sostanzialmente il compito di finanziamento e di valutazione dei progetti presentati dagli enti pubblici, dagli enti locali e dai soggetti privati. La logica è quindi di corrispondere a obiettivi di interventi nel Mezzogiorno che devono essere modificati in ragione di una realtà che è profondamente diversa.

Un terzo elemento da tener presente è che questo nuovo impianto legislativo che era stato preceduto dalla legge 651, che prevede il piano triennale di sviluppo, mira a recuperare il rapporto tra stato centrale e sistema delle autonomie, in modo tale che non vi siano più rapporti di tipo conflittuale o rivendicativo da parte delle autonomie meridionali rispetto allo stato centrale.

Come si svilupperà l’intervento del governo una volta ridisegnato il ruolo della Cassa del Mezzogiorno?

La nuova struttura d’intervento resterà centrale e unitaria anche se nella formulazione dei programmi, delle proposte e dei progetti il ruolo prevalente sarà svolto dalle regioni. Questo sistema punta a realizzare una serie di interventi a sostegno dello sviluppo produttivo piuttosto che puntare sulla realizzazione di grandi infrastrutture di opere pubbliche. Con l’avvertimento però tutte le opere pubbliche che sono state avviate saranno completate ma che l’intervento nuovo, le risorse nuove, verranno destinate prevalentemente al sistema degli incentivi direttamente finalizzati ai settori produttivi. C’è ad esempio un fortissimo spazio nel settore agricolo soprattutto per quanto concerne il versante della commercializzazione e dell’integrazione con l’industria; c’è da inaugurare, se così si può dire, una politica del terziario, dei servizi reali all’impresa del Mezzogiorno che non ci sono e che rischiano di essere la nuova frontiera del trasferimento dal Nord al Sud. C’è, ancora, da sviluppare la piccola e media industria considerando che il livello d’industrializzazione del Mezzogiorno non è ancora equilibrato.

Quindi una maggiore attenzione ai settori dello sviluppo del terziario avanzato rispetto a quello industriale in senso stretto.

No, una continuazione nel programma triennale che prevede già lo sviluppo del processo di industrializzazione, che però come sappiamo tutti per avvenire ha bisogno di un forte e moderno sistema di servizi alle imprese. La mancanza di servizi alle imprese crea ancora una volta dipendenza di un sistema produttivo rispetto ad un altro. Dunque non c’è scissione tra sviluppo dell’industria e sviluppo del terziario. Non sono alternativi, la cosa che si può dire, con una certa tranquillità, è che certamente nei prossimi anni non vi saranno più grandissimi insediamenti industriali, come è avvenuto negli anni sessanta.

M.de S.

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