sabato, 16 Ottobre, 2021
Economia

Agricoltura. Burocrazia e ritardi bloccano 682 milioni di fondi UE

Sono 682 milioni di contributi comunitari europei per l’agricoltura che, se non verranno spesi entro il 31 dicembre 2020, andranno persi. A novembre iniziano i rendiconti di fine anno e così si scopre che in alcuni settori produttivi bisogna fare bene e velocemente conti e progetti per non essere fuori tempo massimo e rinunciare ai fondi. A conti fatti l’Italia ha speso poco più della metà, ossia il 51% del budget comunitario reso disponibile per l’agricoltura per il periodo 2014-2020 con il rischio concreto di far perdere alle imprese 682 milioni di contributi pubblici se non verranno spesi per fine anno. L’allarme con l’invito alle regioni di fare presto, è lanciato dalla Coldiretti sulla base dello stato di avanzamento dei Piani europei di Sviluppo Rurale 2014-2020 delle Regioni, al mese di ottobre 2020. Un problema che preoccupa la Confederazione perché di tempo ne è rimasto poco. “Una situazione drammatica”, sottolinea la Coldiretti. “in un momento di grave emergenza economica ed occupazionale dovuta alla pandemia Covid che, con le difficoltà delle esportazioni e la chiusura dei ristoranti, ha travolto a cascata le principali filiere agroalimentari”. Da nord a sud il problema è uguale per molte regioni e sono in ballo milioni di euro.

“Le risorse pubbliche a rischio disimpegno sono lungo tutta la Penisola in molte regioni e riguardano nell’ordine secondo l’analisi della Coldiretti”, scrive la Confederazione, “Puglia con 256,6 milioni di euro, Sicilia 140,4 milioni di euro, 3. Campania 72,6 milioni di euro, Basilicata (45,8 milioni di euro), Lombardia (44,6 milioni), Abruzzo (36 milioni di euro), Liguria (28 milioni), Marche (26,5 milioni) e Toscana (15 milioni)”. Il problema del mancato utilizzo è legato per lo più alla troppa burocrazia che impatta molto sui tempi.

“Tra le motivazioni del ritardo”, denuncia la Coldiretti, “c’è soprattutto l’eccesso di burocrazia; problemi informatici ricorsi al Tar e la strutturazione dei Bandi. Il risultato è il rischio concreto della perdita di importanti risorse per finalizzate tra l’altro all’ammodernamento delle imprese agricole, ai progetti di filiera, al biologico, alla difesa della biodiversità, alla forestazione e all’insediamento dei giovani agricoltori in un momento in cui cresce l’attrattività della campagna e si riducono le opportunità di lavoro nelle città”. Ora la situazione si complica sia per i tempi, sia perché la burocrazia non abbasserà la guardia, sia per la situazione complicata dalle misure di emergenza del Covid.

“Siamo di fronte ad un pericolo che l’Italia non si può permettere di fronte all’Unione Europea e soprattutto alle imprese che in molti casi stanno lottando per la loro sopravvivenza”, affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre una decisa inversione di tendenza per recuperare risorse preziose ma anche per non ripetere gli stessi errori per i progetti del Recovery fund”.

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