mercoledì, 2 Dicembre, 2020
Politica

Voglio fare il sindaco di Roma!

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Chi non ambirebbe a fare il Sindaco di Roma, la Capitale d’Italia, anche per una sola giornata, come ebbe il privilegio il famoso attore, regista, comico, sceneggiatore, compositore, cantante e doppiatore italiano Alberto Sordi, il 15 giugno del 2000, in occasione del suo 80esimo compleanno, con indosso la fascia tricolore?

Quel giorno, alla presenza del Sindaco titolare Francesco Rutelli – che ebbe la geniale idea verso questo personaggio di indiscusse doti umane ed artistiche esportate in tutto il mondo – e del Presidente del Consiglio dei Ministri pro-tempore, nella sua prima ed unica uscita pubblica, sul palco, a Villa Gordiani, Alberto Sordi disse: 

“Questo giovane Francesco Rutelli, sindaco di Roma, a cui tutti vogliamo bene, ha voluto farmi questo regalo, investirmi d’autorità come sindaco per una giornata; parola d’onore, non lo farò più; io ho sempre vissuto da subordinato prestatore d’opera; faccio l’attore cinematografico e servo voi; voi siete la mia famiglia”. Una persona scrupolosa ed intellettualmente onesta che sente il peso della responsabilità e, in particolare, quella di sindaco di Roma, della città più complessa del pianeta, soprannominata “Caput mundi”.

Ma Alberto Sordi, nella sua veste di sindaco di Roma per un giorno, ne approfitta e, come un vulcano in eruzione, parlando a braccio, sfiora aspetti delicati ed interessanti, dispensando consigli alla popolazione presente, molto preziosi, specie per gli amministratori, esaltando le impareggiabili ed ineguagliabili bellezze della Città eterna, con queste testuali parole:

 “Mi fa molto piacere vedere questo comprensorio della Villa Gordiani, perché Roma è ovunque, il centro storico, ma anche le periferie; noi stiamo vivendo in una città che hanno sempre considerato una città come un’altra; Roma non è una città come un’altra, Roma è Roma.” 

“Questa mattina sono andato ad inaugurare la Torre delle Milizie che hanno restaurato; andateci, anche quello è un segno, ma ovunque voi vi muovete per Roma ed anche qui, a Villa Gordiani avete degli elementi”. “…rendiamoci conto noi dove stiamo vivendo, quello che i nostri avi ci hanno ridato e dato, quasi intatto, tutto quello che noi vediamo qui, è un tesoro che noi possediamo, è una grande ricchezza; cerchiamo di custodirla, cerchiamo di sentirsi a casa con delle cose che da tutte le parti del mondo si segnano e vengono a vedere….”pensate, incrementando un turismo, anche il problema disoccupazione….ma a livello nazionale, perché è tutta l’Italia bella, anche la provincia, i piccoli paesi; però il 90% dei tesori sono custoditi qui, a Roma…e Roma potrebbe vivere di turismo.” ….”Perciò cerchiamo di non inquinare l’aria, riprendiamo l’abitudine di passeggiare, di camminare a piedi, come si viveva una volta, in modo umano; oggi, purtroppo, è anche un po’ disumano…”

È l’uomo che ha sempre evidenziato le anomale verità con vena ironica e con la facile e spontanea battuta; metodi efficaci per comunicare, per raggiungere mente e cuore della gente comune; molto efficaci  per farsi ascoltare e ricordarne il contenuto. Ed Il sindaco per un giorno, Alberto Sordi, ha proseguito con un accorato appello, quasi come una vera implorazione, dicendo: ….”abbiamo avuto l’automobile e ci siamo resi autonomi andando tutti in automobile, ma l’inquinamento dell’aria è una cosa seria, non dobbiamo respirare l’aria inquinata perché noi andiamo in automobile.”…” il Colosseo è un imperante monumento e sta cadendo a pezzi perché sei milioni di automobili vi girano attorno.”

Nelle poche ore a disposizione il sindaco di Roma, Alberto Sordi, ha tracciato le linea guida dell’agenda politica con i temi da affrontare in via prioritaria: ambiente, turismo e lavoro.

Sono passati oltre vent’anni da quel dì famoso e sotto i nostri occhi si vedono solamente  peggioramenti. Domande e perplessità, quindi, sorgono spontanee e cioè: quale l’interesse sottostante, oltre all’amor di Patria, a questa spinta di coraggio da parte di chi, in chiare lettere, dice pubblicamente: “Voglio fare il sindaco di Roma”? Tutti, però, abbiamo il dovere di fargli presente che fare il sindaco di Roma, Città metropolitana, Capitale d’Italia, non è un impegno qualsiasi e neanche possiamo limitarci solamente a far rilevare e contestare a parole a coloro che in questi vent’anni già passati, delle direttive ed indicazioni sul fronte dell’inquinamento, del turismo  e dell’occupazione   del  sindaco di Roma per un giorno, poco o nulla è stato realizzato.

Eppure dopo Francesco Rutelli, romano, sindaco dal 1993 al 2000, preceduto da un commissario straordinario, nell’ultimo ventennio, altri sindaci sono passati dal Campidoglio: Walter Veltroni, pure lui romano,  dal 2001 al 2008, preceduto da un commissario straordinario, Gianni Alemanno dal 2008 al 2013, preceduto da un commissario straordinario, Ignazio Marino dal giugno 2013 a fine ottobre 2015, dimissionato presso il notaio, dalla sua stessa Giunta comunale. Ne subentra, per la prima volta, una donna, una giovane donna, ora 42enne, eletta con il 67,2% dei consensi del suo Movimento 5 Stelle e col 35% di quello cittadino; è l’Avvocatessa Virginia Raggi, prima donna sindaco della Capitale, dal 22 giugno del 2016, dopo circa un anno in mano al Commissario Straordinario. E, per saperne di più, della sindaca Rsggi, basta dare uno sguardo al suo curriculum culturale e professionale in materie giuridiche con conoscenze oltre i confini nazionali, anche con riferimento ad  alcune lingue straniere.

E se il prossimo giugno 2021, il mandato della sindaca Raggi volgerà  a termine, già da qualche mese si fanno ipotesi su nomi di possibili candidati, un vero “frate indovino”, alla ricerca della persona giusta per una Città metropolitana speciale, la Capitale d’Italia dal 1871; in precedenza era Firenze (1865/1871) e prima ancora Torino (1861/1865).

Si fanno nomi e poi subito dopo si smentiscono, anche attraverso gli stessi potenziali candidati  chiamati in causa, forse per scaramanzia o per depistaggio. La verità è che tanti vorrebbero ambire a salire in cima a quest’altro Colle più importante di Roma, il Campidoglio, rappresentato dal simbolo della “Lupa  capitolina” con i gemelli Romolo e Remo come la loro leggendaria storia ci tramanda. 

In realtà nessuno  si vuole candidare pubblicamente a fare il sindaco di Roma ma, in cuor proprio, ognuno vi ambirebbe e non di certo per un solo giorno come Alberto Sordi, benché comunque sia stato più che sufficiente per dare prova di non essere solamente un uomo di spettacolo. Fare il sindaco di Roma, si sa, non è una impresa facile. Non a caso, stranamente, ogni mandato da sindaco è stato preceduto e seguito da un periodo di gestione assolto da un Commissario straordinario, normalmente con aumento di poteri ed azioni  in deroga.

Non è facile elencare le qualità minime necessarie per assolvere il compito di Sindaco di Roma Capitale, con quasi tre milioni di abitanti (esattamente 2.833.655 al 30.04.2020), con annessa la Città del Vaticano e con tutte le altre numerose sedi Istituzionali centrali, quali la Presidenza della Repubblica, il Parlamento, il Governo, la Corte Costituzionale, gli Organi ausiliari ( Corte dei conti, Consiglio di Stato ed il CNEL), gli Uffici Giudiziari di vertice, le Sedi diplomatiche, religiose e gli alti  vertici delle Forze Armate e di Polizia, tra cui il Prefetto, il Questore e la Polizia municipale, quest’ultima  alle sue dirette dipendenze.

Il sindaco di Roma non può non essere una persona colta, poliglotta, di carattere mite, con elevate capacità di analisi e di sintesi, dotato di semplice autorevolezza, di elevate capacità decisionali, in grado a relazionarsi ed a confrontarsi con i vertici degli Organismi summenzionati, dei numerosi enti, delle municipalizzate, degli operatori Sanitari, Ospedalieri pubblici e privati, aeroportuali e forze  sindacali.

Occorre che sia una persona che sappia unire e non dividere e che sappia scegliere le priorità delle problematiche che affliggono il vasto e frastagliato territorio, ripartito in quindici Municipi, con una viabilità tortuosa e fortemente compromessa da problemi di manutenzione disturbata dalle radici di alberi di alto fusto e dal loro fogliame, la cui caduta improvvisa ha procurato spesso,  danni materiali ed anche vittime umane, oltre che da uno sviluppo abitativo molto disarmonico e disastrato, specie in periferia e sul versante della raccolta dei rifiuti solidi urbani, dello smistamento e del successivo smaltimento, il tutto aggravato da quel tasso di incuria, negligenze, scorrettezze ed atti vandalici.

Il prossimo sindaco della Capitale d’Italia, se proprio non venisse dall’altro capo del mondo, come è avvenuto per l’attuale Sommo Pontefice, Papà Francesco, per le cui qualità, fermezze, carattere ed autorevolezza, sarebbe auspicabile, facciamolo venire dall’Italia del sud  o da quella del  nord,  purché non sia chiacchierone o salottiero, ma neanche burbero, presuntuoso sapientone od irascibile. Scegliamone uno che sappia dirigere, che sappia amministrare, che sappia rispettare e farsi rispettare, che sappia sopratutto interloquire non solo con le 15 municipalità, ma con tutte quelle Autorità che incarnano gli Organi dello Stato e che insistono sulla Capitale e con le autorità diplomatiche; un sindaco che non entri in conflitto con le Autorità di idee diverse politicamente in altri livelli istituzionali, coi quali bisogna, invece,  proficuamente progettare e raggiungere obiettivi comuni, quali Regione o Stato centrale. 

Allora cerchiamola questa figura nella società civile, magari che sia una persona delle Istituzioni  che conosca, meglio delle proprie tasche, la macchina amministrativa, l’organizzazione dello Stato, le tecniche della buona amministrazione e le problematiche che orbitano attorno a questa complessa struttura di Città metropolitana, Capitale d’Italia.

Non è decoroso selezionare il sindaco di Roma in TV, come se fosse una selezione della prova del cuoco o del concorso di ballando con le stelle, senza nulla togliere a questi due rispettabili, educativi, istruttivi, simpatici e dignitosi  programmi televisivi.

È bene ricordare la precisazione di Alberto Sordi del 15 giugno del 2000, nella sua veste di sindaco della Città per un giorno, pubblicamente, con la fascia tricolore, e cioè che: “Roma non è una città come un’altra, Roma è Roma”. E, pertanto, ci si augura  che il sindaco di Roma  non possa  essere come un sindaco di altre Città metropolitane e, se proprio non si trova di meglio, teniamoci pure, per altro mandato, una figura femminile, l’attuale sindaco Raggi che, comunque, ha dimostrato di avere ottimi rapporti di buon vicinato, non solo col Vaticano.

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