mercoledì, 28 Ottobre, 2020
Politica

Divorzio Lega-Le Pen in Europa: perché Salvini dice addio al sovranismo

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La Lega cambia pelle? Torna alle origini? L’indiscrezione lanciata nei giorni scorsi dal quotidiano La Stampa, non sarebbe affatto una boutade, ma starebbe diventando una prospettiva sempre più concreta indipendentemente dalle smentite delle ultime ore. Il divorzio fra Matteo Salvini e Marine Le Pen sarebbe ormai consumato con l’uscita dei 29 europarlamentari leghisti dal gruppo sovranista “Identità e Democrazia”. Operazione che dovrebbe andare in porto nelle prossime settimane e che al momento sarebbe frenata dall’opposizione degli euroscettici.

La strada maestra sarebbe quella di non aderire ad altri gruppi, ma la meta finale, come si dà per scontato da più parti, è il Partito Popolare europeo. Approdo al momento quasi impossibile come anche lo stesso Salvini è sembrato confermare smentendo di volervi entrare, ma non è detto che, come avvenuto a suo tempo a Silvio Berlusconi che sul principio vide sbarrate le porte del Ppe a Forza Italia per entrarci in seguito, non possano maturare le condizioni perché anche Salvini, come già l’ungherese Orban, possa confluire nello stesso gruppo di Angela Merkel.

Per ora l’obiettivo della Lega, una volta consumato lo strappo con Le Pen, sarebbe quello di smarcarsi dall’estrema destra e superare, o quantomeno mitigare, l’antieuropeismo degli ultimi anni che avrebbe portato il Carroccio all’isolamento in Europa. Operazione che vedrebbe nelle vesti di grande regista il numero due del partito Giancarlo Giorgetti che non ha mai nascosto la sua avversione per le posizioni euroscettiche degli ultimi anni.

Ma l’accelerazione sarebbe arrivata soprattutto con le ultime elezioni regionali e con il fallimento dell’operazione “sfondamento al Sud”. Appare evidente, alla luce dello straordinario risultato personale di Luca Zaia in Veneto, come il serbatoio di voti del Carroccio resti circoscritto nel Settentrione dove le posizioni sovraniste di Salvini non sono state mai accolte molto favorevolmente.

Il fatto poi che Zaia abbia ottenuto con la sua lista percentuali quasi bulgare e di gran lunga superiori ai voti della Lega, ha messo in allarme lo stato maggiore che teme una scissione da parte del Veneto, dove il rieletto governatore è subito tornato a battere sul tasto dell’autonomia regionale.

Al Sud la Lega continua a registrare invece numeri modesti e per di più non è riuscita a mettere in piedi una classe dirigente adeguata. Il divorzio da Marine Le Pen secondo i bene informati, sarebbe il boccone amaro che Salvini dovrà ingoiare per restare in sella e mantenere il partito unito intorno alla sua leadership. Con Giorgetti nelle vesti di grande mediatore.

C’è poi chi dice che la rottura con l’estrema destra sarebbe stata suggerita a Salvini proprio da Orban e da Silvio Berlusconi decisi a lavorare per portare il Carroccio all’interno del Ppe. Il tutto con l’obiettivo di convincere l’Europa ad accettare un centrodestra a guida Salvini, al momento visto come il fumo negli occhi dalle parti del Ppe. Un’operazione di sdoganamento che si sarebbe resa inevitabile per superare la diffidenza che le cancellerie europee nutrono di fronte all’eventualità di una futura vittoria del centrodestra in Italia e di un governo con il leader leghista alla guida.

Insomma, il primo passo starebbe per essere compiuto e ora resta soltanto da capire come reagirà l’ala antieuropeista del Carrioccio, che proprio Salvini in questi anni ha creato, coltivato e a lungo privilegiato per aumentare il consenso del partito a livello nazionale e per rottamare quella “Lega Nord” che le elezioni regionali hanno invece dimostrato essere più viva di prima.

(Lo_Speciale)

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