giovedì, 22 Ottobre, 2020
Politica

Legge elettorale: quando il sarto sbaglia l’abito

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Ci sono regole del gioco democratico che andrebbero scritte in Costituzione, per evitare che esse possano subire stravolgimenti dettati dalla convenienza del momento di una parte politica a danno di un’altra.

La legge elettorale è tra queste. Essa ha il compito, fondamentale in una democrazia rappresentativa, di tradurre i voti espressi dai cittadini in seggi parlamentari.

Quindi dovrebbe essere sottratta alla tentazione di adattarla agli interessi di un partito o di una coalizione. A giudicare da quello che è successo negli ultimi 27 anni in Italia introdurre in Costituzione la legge elettorale dovrebbe essere una priorità assoluta.

Dal 1948 a 1993 in Italia è stata in vigore un sistema proporzionale, salvo l’eccezione della legge cosiddetta truffa del 1953, che fu abrogata l’anno dopo.

Alla fine della Prima Repubblica fu approvato il Mattarellum, un sistema misto 75% maggioritario e 25% proporzionale. Fu utilizzato nel 1994, nel 1996 e nel 2001. Doveva servire, tra l’altro, a ridurre la frammentazione dei partiti considerata il motivo principale dell’instabilità politica dei governi. In realtà i partiti si moltiplicarono e i governi furono resi fragili da formazioni minori, come Rifondazione comunista che si sfilò dalla coalizione reggeva il Governo Prodi1, una maggioranza formata da Pds, Ppi, Rinnovamento Italiano, Verdi, Unione democratica, Sinistra Repubblicana, Patto Segni, Alleanza democratica, Comunisti unitari, Socialisti italiani, La rete.

Con un colpo di mano il centro destra nel 2005, un anno prima delle elezioni, si scrisse una legge su misura, la Legge Calderoli, meglio nota come Porcellum dalla definizione di “porcata” che le diede il suo stesso primo firmatario. Era un sistema proporzionale con premio di maggioranza e soglie di sbarramento per liste e coalizioni. Doveva consegnare il Paese saldamente nelle mani del centro-destra e invece vinse per pochi voti il centro sinistra guidato nuovamente da Prodi che cadde dopo un anno perché due dei tre senatori dell’Udeur non gli votarono la fiducia.

Il Porcellum sopravvisse anche a tre referendum abrogativi nel 2009 ma non alla mannaia della Corte Costituzionale che dichiarò contrario alla Carta il premio di maggioranza e trasformò la legge in un sistema proporzionale puro, con soglia di sbarramento, il Consultellum, utilizzato nelle elezioni politiche fino all’entrata in vigore, nel 2016, dell’Italicum, che riguardava solo la Camera dei deputati perchè legato alla riforma costituzionale voluta da Renzi, ma bocciata dal referendum. La Corte Costituzionale dichiarò illegittimo il ballottaggio tra le coalizioni e la possibilità per i capilista bloccati, eletti in più collegi, di scegliere per quale optare. L’Italicum non è mai stato applicato.

Dopo varie proposte (Democratellum dei 5 Stelle, Verdinellum dal cognome di Denis Verdini, Speranzellum dal cognome di Roberto Speranza, Grechellum, di Orlando e Orfini) si arriva al Rosatellum, il sistema con cui abbiamo votato nel 2018.

In 26 anni gli italiani hanno votato con 4 sistemi elettorali diversi: un record mondiale. E non è finita qui perché, anche a seguito del Si al referendum sul taglio dei parlamentari è alle viste una nuova legge elettorale che dovrebbe eliminare le storture del Rosatellum e correggere le distorsioni alla rappresentanza, effetto della riduzione dei parlamentari.

Può una democrazia funzionare bene se cambia elegge elettorale ad ogni stormir di fronda? E può essere considerata sana una democrazia in cui le leggi elettorali vengono approvate dalla sola maggioranza di Governo facendo sorgere il sospetto che si tratti di un abito su misura confezionato per assicurare a chi comanda oggi la vittoria anche nelle prossime elezioni?

Gli italiani non seguono con grande interesse le tematiche elettorali anche perché sono molto tecniche. Eppure si tratta del modo con cui sarà usato il loro voto per assegnare seggi….

Due sono gli errori alla base di queste leggi elettorali che non ottengono mai il risultato che si propongono: non sono approvate a larga maggioranza e non aggrediscono con la medicina giusta il problema della caducità dei governi. Per evitare continue crisi di governo ed alta instabilità serve introdurre in Costituzione il meccanismo della sfiducia costruttiva, secondo il modello che in Germania ha consentito la migliore stabilità dell’Esecutivo: la maggioranza che manda casa un governo si costituisce in nuova maggioranza, se non lo fa si va ad elezioni.

Basta introdurre questa regola costituzionale e in Italia i Governi potranno essere più longevi.

Inutile ricorrere a sartorie elettorali che fanno abiti che nascono sdruciti e spesso adatti per il fisico di chi non li ha voluti.

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