lunedì, 28 Settembre, 2020
Politica

Il nodo della scuola

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Fra supposizioni, previsioni e pessimismi la scuola sta per riaprire i battenti per docenti ed alunni, sia pure con date differenziate, in alcune regioni, rispetto a quella del 14 prossimo decisa dal governo.

Tuttavia e senza indulgere a previsioni fosche, sembra non aver funzionato finora con la puntualità necessaria la strategia delle forniture strumentali, banchi monoposto e aule capaci di corrispondere ai criteri del distanziamento, disponibilità infine del numero dei docenti necessario.

Complice di questa situazione abbastanza confusa il federalismo maccheronico che consente alle Regioni scorrerie in spazi che dovrebbero essere esclusivi dello Stato, la frammentazione delle rappresentanze sindacali sia dei docenti, sia del personale ausiliario e la vocazione agitatoria di organizzazioni studentesche pronte a dichiarare proteste e scioperi.

Speriamo che questa fase abbastanza confusa termini presto, risolvendo anche i dubbi su chi debba misurare la temperatura ai ragazzi, perché il vero problema, oltre quelli provocati dal virus, è quello degli effetti di una lunga trascuratezza sulle condizioni della scuola e del progressivo svilimento delle funzioni e del prestigio dei docenti, oltre che dell’accantonamento del principio del valore del merito sommato alla svalutazione di ogni iniziativa e concetto capace di rappresentare e di esprimere, principi e valori, come il rispetto della persona, l’esercizio della solidarietà, l’amore per la propria patria e l’orgoglio di sentirsi europei, eredi e testimoni di una grande storia.

Il tristissimo episodio di Willy, il ragazzo di Colleferro ucciso da un gruppo di prepotenti e rissosi, ripropone il fallimento di una generazione di genitori e di docenti che, per tanta parte, non è stata capace di infondere nei propri figli doveri e principi.

Oggi, il risultato di questa lunga trascuratezza e di un’influenza nefasta di molti media è la fuga di non pochi giovanissimi verso l’abisso della droga, o il rifugio in una cultura narcisistica della forza come sinonimo di potere.

Lo testimonia anche un dato banale: nelle grandi città sono gli extracomunitari a cedere sui mezzi pubblici il posto agli anziani, mentre tanti nostri adolescenti ostentano indifferenza se non prepotenza.

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