mercoledì, 27 Gennaio, 2021
Il Cittadino

La metamorfosi collodiana

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«C’era una volta…. — Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori. — No, ragazzi, avete sbagliato». C’era una volta un virus.

Un virus letale, venuto da lontano, che si trasmette facilmente da persona a persona, che i medici non conoscevano e non sapevano come affrontare quando è comparso  nel lontano Oriente (probabilmente nell’autunno 2019) e quando è arrivato in Europa all’inizio del 2020 e, forse un mese più tardi, in America.

Il primo effetto strano del virus – che per il resto faceva in pieno il suo mestiere di contagiare, fare ammalare e in qualche caso (troppi) uccidere le persone che incontrava sul suo cammino – è stato quello da fare emergere dai loro laboratori, normalmente situati negli scantinati degli istituti sanitari e di ricerca, schiere di virologi, epidemiologici, infettivologi, fino al momento prima ignoti ai più.

Si tratta di quella pletora di scienziati che, dichiaratamente (lo dicevano loro stessi: «non si conosce il virus»), nulla sapevano della materia e che nel loro insieme si sono trasformati nel “Grillo Parlante”. Utile, quando al Governo, fosse stato utile ascoltarne i consigli.

Ho avuto un genitore, per i canone del tempo, molto anziano: devo dire incolpevolmente per lui, in quanto per le vicende del militare post laurea prima e della guerra poi (con lunga prigionia in India e rimpatrio solo nel 1947), gli consentirono di iniziare a vivere soltanto dopo i quarant’anni. Lui, medico laureatosi prima che la penicillina (scoperta nel 1928) venisse utilizzata come cura (in Italia praticamente dal dopo guerra; lui che l’aveva imparata dagli inglesi, fu tra i primi ad usarla in Calabria), mi raccontava della maniera errata con cui veniva curata la polmonite: facendo esattamente il contrario di ciò che andava fatto; spesso, col risultato di aggravarne le conseguenze, anche in maniera letale.

Così che, fin dal primo istante, mi ha lasciato perplesso questo – solo apparente – inchino del Governo al “Potere Sanitario” (articolo del 22 marzo 2020 in questa rubrica), che, in realtà non trattava “scientificamente” il problema.

Si trattava solo del primo accenno della metamorfosi del coronavirus, che oggi dopo le accuse del Ministro Azzolina ai sindacati di “strumentalizzazione” del contagio, appare del tutto evidente.

Il virus, un po’ come Pinocchio, rischia di essere l’unico innocente: Mastro Ciliegia (che potrebbe essere rappresentato dagli orientali) se ne è liberato passandolo a Mastro Geppetto (lo facciamo interpretare al Prof. Conte?), il quale, genitore incapace di gestirlo, si affida un po’ al Grillo Parlante (di cui si è già detto) ed un po’, senza mai dirlo, alla Fata dai capelli turchini (che, con tutto il rispetto per l’ingiusto calvario e l’esilio subìto, potrebbe essere la Prof. Ilaria Capua). Incontrando naturalmente per la strada cattive compagnie, come il Gatto e la Volpe (gli interpreti si devono ancora trovare, ma esistono già, come direbbe il Presidente Davigo) o Lucignolo (indubbiamente l’On. Salvini) che prospetta un suo “paese dei balocchi”.

Lascio alla fantasia di chi mi legge gli altri accostamenti.

È un fatto, però, che il virus si è trasformato: da veleno dell’organismo ad agente politico.

Fino ad oggi manipolato sulla base di dati chiaramente finalizzati ad uno scopo: «Governo parlaci chiaro. Dicci tutte le verità» era il titolo dell’articolo di fondo di  ieri, a firma di Domenico Turano, in questo giornale.

Non avendo il governo l’esclusiva della furbizia, il virus, trasformato da agente patogeno ad agente politico, è oggi manipolato dai sindacati: che, diciamolo chiaramente, non hanno la forza di convincere a tornare a lavorare la parte dei loro iscritti che negli ultimi sei mesi è stata a casa senza perdere un euro di stipendio, ed ai quali sindacati, in fondo, potrebbe tornare comodo dare la colpa, da parte del Governo, di una nuova chiusura: che, per salvaguardare gli italiani, magari faccia anche rimandare le elezioni.

Intanto, a questo punto del racconto, il virus, ormai politico (purtroppo solo la parte politica dello stesso), ha trovato rifugio con Geppetto-Conte, all’interno del pescecane.

Hic manebimus optime, come dicevano gli antichi.

Finché la vicenda non avrà qualche nuova evoluzione.

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