sabato, 19 Settembre, 2020
Società

I bimbi spettatori di soprusi e violenze

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Sempre più drammatici e gravi i casi di violenza nei quali sono coinvolti i bambini. Un atlante dell’orrore quasi sempre consumato tra le pareti domestiche. I casi più diffusi e in costante aumento sono quelli di “violenza indiretta”, ossia bambini e bambine che assistono agli alterchi dei genitori, alle loro mamme vittime di pestaggi, ai lividi su volto e braccia, ai mobili rotti alle urla, a imprecazioni e turpiloqui. Secondo l’elaborazione fatta da Save The Children negli ultimi 5 anni in Italia 427 mila minori, hanno vissuto casi di violenza tra le mura domestiche e nella maggioranza sempre per mano dell’uomo.

Madri picchiate da mariti, compagni da partner violenti e quasi mai denunciati. Cosa più incredibile, che rendono queste storie più inquietanti, il fatto che gli adulti non hanno percezione e consapevolezza del danno che arrecano ai bimbi, che assistono impotenti a scene drammatiche e shoccanti. E in molti casi sono vittime loro stessi di abusi e violenze come le cronache segnalano ormai quotidianamente.

“Una piaga, quella della violenza assistita, ancora poco conosciuta“, scrive nel suo report Save The Children, “e per lo più sommersa, anche a causa della mancata consapevolezza, da parte degli adulti, della sua gravità e dell’ancora troppo scarso sostegno che viene garantito alle mamme, le quali in molti casi subiscono in silenzio, senza denunciare”. I dati raccolti dai volontari dell’associazione a tutela dell’infanzia, hanno il merito di portare in superficie un fenomeno sommerso e finora molto sottovalutato.

I bimbi quando trovano il coraggio raccontano o disegnano il clima di terrore che regna nelle loro case. Il luogo dove, invece, dovrebbero sentirsi più sicuri e protetti. Nel mirino delle violenze quasi sempre le madri dei bimbi.

“Tra le donne che, nella loro vita, hanno subito una qualche forma di violenza”, sottolinea nel suo rapporto Save The Children, “più di 1 su 10 ha temuto per la propria vita o quella dei propri figli e in quasi la metà dei casi i loro bambini hanno assistito in prima persona ai maltrattamenti”.

Secondo i dati raccolti nel 2018 le mamme vittime di violenza domestica in Italia, sono più di 1,4 milioni ma solo una piccola parte: il 7%, “è fortemente consapevole dei soprusi; tra queste più di 1 su 3 è stata vittima dei maltrattamenti anche durante la gravidanza”. “Per contro, oltre mezzo milione donne sono vittime silenti, che quasi mai denunciano o si rivolgono ai medici”, rivelano i volontari dell’Associazione, “e che nella metà dei casi non considerano la violenza subita come un reato, ma solo come ‘qualcosa di sbagliato’”. Le violenze non nascono solo in ambienti disagiati economicamente, anzi quasi la metà delle donne maltrattate vivono in contesti di ceto medio, sono diplomate, laureate e in molti casi hanno un ruolo di imprenditrici o di dirigente d’impresa.

Prendendo, infatti, in considerazione le oltre 455 mila madri che non vivono più con l’ex partner violento e che hanno dichiarato che i propri bambini hanno visto o subito la violenza, 7 su 10 sono separate o divorziate, 8 su 10 sono italiane, nel 42% dei casi hanno 30-49 anni di età, mentre più di 1 su 3 , ossia il 34% è dirigente, imprenditrice, libera professionista, quadro o impiegata, e quasi la metà il 46% ha conseguito il diploma superiore. La tensione, l’ansia, il senso di pericolo incombente viene trasmesso dalla madre al bimbo.

Per un bambino assistere ad un atto di violenza nei confronti della propria mamma è come subirlo direttamente. “Moltissimi bambini e adolescenti sono vittime di questa violenza silenziosa”, ha evidenziato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, durante la presentazione di un programma di emersione del fenomeno, “che non lascia su di loro segni fisici evidenti, ma che ha conseguenze devastanti: dai ritardi nello sviluppo fisico e cognitivo alla perdita di autostima, da ansia, sensi di colpa e depressione all’incapacità di socializzare con i propri coetanei. Un impatto gravissimo e a lungo termine che tuttavia, nel nostro Paese, è ancora sottovalutato”.

Per l’Associazione con la raccolta di dati e la segnalazione di migliaia di casi, diventa indispensabile mettere in campo un sistema di protezione diffuso capillarmente che non lasci mai da sole le donne ad affrontare il complesso e doloroso percorso di liberazione dalla violenza domestica. Nei casi dove ci sono bimbi le tutele devono essere “dirette e immediate” senza attendere la conclusione degli iter giudiziari. “Ề poi fondamentale”, sollecita Save The Children, “che tutti gli adulti che sono a contatto con i minori , a partire dalle scuole e dai servizi sanitari, assumano una responsabilità diretta per far emergere queste situazioni sommerse, attrezzandosi per riconoscere tempestivamente ogni segnale di disagio, senza trascurarlo o minimizzarlo”.

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