giovedì, 24 Settembre, 2020
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Ritorno a Scuola: le emergenze vanno superate, servono 20 miliardi e riforme. Sulla riapertura troppe incertezze va riattivata la medicina scolastica

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Conto alla rovescia tra tensioni, proposte, chiarimenti e buone intenzioni, per la riapertura delle scuole. Il clima non è dei migliori non tanto per le polemiche tra ministero e sindacati ma per il fatto che i ritardi delle riforme scolastiche hanno messo in evidenza una situazione che era già di grave precarietà. A mettere in luce problemi e soluzioni è Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc-Cgil, che sottolinea come non basta affrontare l’emergenza. “Il sistema dell’istruzione e della ricerca ha bisogno di un investimento di 20 miliardi di euro, anche per mettere in campo le due grandi riforme: rendere obbligatorio il segmento 3-6 e portare l’obbligo scolastico a 18 anni”, osserva il sindacalista in una intervista al sito della Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil.

“La situazione non è delle migliori. Ma del resto lo sapevamo: i problemi che si troverà davanti la scuola tra poche settimane li segnaliamo da mesi, in tutte le iniziative che abbiamo messo in campo in queste settimane, tra cui voglio ricordare almeno lo sciopero dell’8 giugno”, racconta Sinopoli a Stefano Iucci, “Sono gli stessi nodi segnalati anche dalle tante manifestazioni di priorità alla scuola. Ci dicevano: la Cgil non vuole che la scuola riparta, ma in realtà ovviamente non è così”. La scuola prima della emergenza Covid era già persa tra i rivoli di riforme non fatte, assediata da problemi così diversi: la crisi demografica con sempre meno alunni e studenti, le incertezze delle riforme per l’accesso all’insegnamento, l’edilizia scolastica, la mancata innovazione.

“Basti pensare al tema degli organici, alle tante cattedre ancora scoperte che producono supplenze. Avevamo”, osserva il segretario generale della Flc- Cgil, “chiesto un immissione in ruolo per titoli dei precari storici con la valutazione alla fine dell’anno scolastico, cioè un vero concorso straordinario. La ministra come sappiamo ha detto di no e ha riproposto una copia del concorso ordinario da svolgersi a novembre. Così i tempi si dilatano e tutto in piena emergenza covid”. I tentennamenti del Governo nel prevedere iniziative univoche.

“Ritardi nell’individuazione delle risorse per l’inizio dell’anno scolastico e ritardi nell’avvio di un confronto sulla ripartenza”, osserva Francesco Sinopoli, “Sapere quali spazi e quanto organico si ha a disposizione determina quante classi, quanti studenti potranno stare in presenza nelle scuole. Ma a oggi, per esempio, i dirigenti scolastici non sanno ancora su quanti docenti o personale Ata potranno contare a settembre. Difficile organizzarsi in questo modo, basti pensare ai collaboratori scolastici di cui si avrà bisogno per presidiare entrate e uscite e per le sanificazioni degli ambienti. Una situazione generale che rischia anche di acuire i pesanti squilibri territoriali che già esistono: la disponibilità di spazi non è la stessa in tutte le regioni”. Neppure i soldi messi a disposizione dal Governo: un miliardo per l’assunzione di 50 mila insegnati sembra poter bastare per ridare forza al sistema scolastico.

“Il 50 per cento delle assunzioni”, calcola Sinopoli, “verranno fatte in base alle richieste degli uffici scolastici regionali e stiamo verificando che in alcune realtà – Lombardia o Emilia Romagna, ad esempio – sono sottostimate. Sulle cifre, poi, va detto che non basta, non sono sufficienti per riportare tutti a scuola in sicurezza. Inoltre, noi non chiediamo risorse solo per la ripartenza. In autunno le nostre iniziative saranno centrate sulla necessità di grandi investimenti per tutto il sistema della ricerca e dell’istruzione. Occorrono 20 miliardi, la stessa cifra richiesta dal ministero della Salute, anche per far partire le due grandi riforme di cui abbiamo bisogno: rendere obbligatorio il segmento 3-6 e portare l’obbligo scolastico a 18 anni”. Infine nella lunga e puntuale ricognizione dei problemi c’è quello più impellente e delicato: la tutela della salute e le norme anti Covid, per Francesco Sinopoli bisogna essere cauti e vanno valutate le situazioni che sono diverse. “Il protocollo è certamente importante, ma non è un passe partout per riaprire le scuole.

Tuttavia è vero”, conclude il segretario generale della Flc-Cgil, “nel protocollo ci sono cose importanti, che noi chiedevamo da tempo, come ad esempio il recupero di una sorta di medicina scolastica, una cosa molto importante. Soprattutto, abbiamo apprezzato i due impegni contenuti nella parte finale: quello per la riduzione dell’affollamento delle classi e per il superamento dei vincoli che impediscono la copertura con supplenti delle assenze di un solo giorno, molto importante per evitare lo smembramento delle classi che sarebbe molto problematico in questa fase di emergenza sanitaria  Ora però queste novità devono essere tutte effettivamente tradotte con un provvedimento di legge ad hoc”.

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