Una competizione rimasta silenziosa per decenni sta esplodendo con forza: la Cina avanza rapidamente nella tecnologia spaziale, mentre gli Stati Uniti intensificano la retorica su una futura battaglia per il controllo del cosmo. Negli ultimi cinque anni Pechino ha lanciato Tiangong, una stazione orbitale moderna che sfida la datata ISS, e ha raccolto campioni dal lato nascosto della Luna, un’impresa mai riuscita a nessun altro Paese. Ma è il progetto cinese di costruire un insediamento permanente sulla Luna entro il 2040 ad aver acceso l’allarme a Washington.
I legislatori di Capitol Hill parlano apertamente di una nuova corsa allo spazio, e la NASA ha accelerato i piani per un avamposto lunare americano. La segretezza che avvolge il programma aerospaziale cinese rende difficile stabilire chi sia davvero in vantaggio, ma alcuni segnali indicano che il 2026 potrebbe essere un anno decisivo. Il Polo Sud lunare è diventato il punto focale della rivalità. Gli scienziati ritengono che l’area ospiti ghiaccio d’acqua, risorsa cruciale per produrre carburante, aria respirabile e acqua potabile: elementi indispensabili per una base extraterrestre. Sia gli Stati Uniti che la Cina prevedono di inviare sonde robotiche nella regione entro fine anno, aprendo la strada alle missioni umane.
Gli USA puntano sul settore privato: la NASA finanzia il lander Griffin, sviluppato da Astrobotic, che dovrebbe raggiungere il Polo Sud nel 2026 dopo due tentativi falliti di altre aziende. La Cina risponde con la missione Chang’e‑7, pronta al lancio: un’operazione complessa che utilizzerà quattro veicoli robotici — orbiter, lander, rover e un “hopper” mobile — per perforare e analizzare direttamente il ghiaccio lunare, anticipando gli Stati Uniti di almeno un anno. La competizione ricorda la Guerra Fredda, quando gli allunaggi della NASA servivano a dimostrare la superiorità tecnologica del capitalismo occidentale.





